Caro Giorgio,

ho letto con attenzione le tue parole, che hanno acceso nei giorni scorsi un dibattito “furioso” in città, e ne comprendo il tono, che nasce da un coinvolgimento autentico e da aspettative che senti tradite. Ma proprio per questo credo valga la pena provare ad allargare lo sguardo, uscire dalla lente della delusione e osservare questi anni amministrativi in tutta la loro complessità.

La Giunta guidata da Damiano Tommasi – in carica dall’estate 2022 – non è stata certamente perfetta e sarebbe difficile sostenerlo. Eppure, fermarsi alle sole criticità rischia di restituire un’immagine incompleta, come se si raccontasse una città a metà.

Viabilità e dintorni

Se guardiamo ai fatti, Verona ha vissuto una stagione di interventi che, nel loro insieme, segnano una discontinuità importante rispetto al recente passato. A cominciare dai lavori del sottopasso di via Città di Nîmes, programmati per Italia ’90 e per oltre trent’anni sospesi tra annunci e rinvii, sono finalmente diventati realtà, contribuendo a risolvere uno degli snodi più congestionati di Verona.

Il cantiere del filobus, eredità ingombrante delle amministrazioni precedenti, è stato affrontato senza sottrarsi alle difficoltà e sta cambiando il volto di numerosi quartieri, mentre la sistemazione totale di Via XX Settembre, attesa da decenni, ha ridisegnato e sistemato una volta per tutte uno degli assi più importanti della città, provando a dare anche una risposta all’annosa necessità di riqualificazione di Veronetta.

Poi non possiamo dimenticare i lavori sul cavalcavia di Viale Piave (non più rimandabili) e la sistemazione generale di Viale delle Nazioni a Verona Sud. Inoltre è stato fatto un lavoro diffuso e meno visibile ma costante di asfaltature, manutenzioni e interventi puntuali che raramente conquistano i titoli, ma incidono nella quotidianità di tante persone, soprattutto quelle che vivono nei quartieri meno centrali della città.

Sul piano della mobilità e degli spazi urbani, le piste ciclabili e l’apprezzabile revisione della ZTL in centro storico hanno acceso discussioni anche dure. Ma insieme alle polemiche è emersa una direzione chiara: provare a ripensare Verona in chiave più sostenibile e vivibile. La creazione di nuove piazze, come Bra’ Molinari o quella, minuscola ma significativa, intitolata a Giorgio Gaber a San Bernardino, ha restituito spazi alla socialità, sottraendoli alla logica esclusiva della sosta per le auto. Una svolta a suo modo epocale. A questo si aggiungono le iniziative culturali (perché quando si parla di mobilità si parla anche e soprattutto di cultura… in molti casi da cambiare) legate alla Settimana Europea della Mobilità o alle cosiddette “domeniche ecologiche della sostenibilità” nei quartieri (la prossima è fra poco, domenica 12 aprile in Borgo Venezia).

Sul tema degli studentati, poi, si possono capire le tue perplessità, ma è difficile dimenticare le proteste, con tanto di “tendine canadesi”, degli universitari di tutta Italia (fra cui, ovviamente, anche quelli dell’ateneo veronese) contro gli affitti ormai fuori scala e inaffrontabili da parte di molte famiglie di qualche tempo fa. Forse l’offerta ora proposta potrà sembrare eccessiva, ma la scelta appare coerente con quel bisogno esploso con forza. Inoltre si deve anche prevedere un progressivo aumento degli iscritti della nostra Università, sempre più fiore all’occhiello della città.

Cultura e partecipazione

Anche sul fronte culturale si è intervenuti su questioni rimaste irrisolte per anni. Il Cortile di Giulietta, simbolo tanto potente quanto problematico, ha trovato una gestione più ordinata, riducendo gli ingorghi cronici di via Cappello nei lunghi mesi di afflusso turistico. La riapertura degli Scavi Scaligeri e quella di Palazzo Forti hanno restituito alla città luoghi importanti per mostre fotografiche e d’arte che mancavano da tanti anni.

Negli ultimi giorni sono stati, inoltre, annunciati investimenti importanti su Castelvecchio e il suo museo, che verrà sistemato e in parte allargato, così come anche al Museo di Storia Naturale. Perché avere un’offerta che guardi ai turisti, sì, ma anche e soprattutto ai cittadini veronesi non è un semplice “plus” da considerare marginale, ma una necessità vitale per molti abitanti.

In quest’ottica sono nate nuove rassegne e si è lavorato sul decentramento: il ritorno di alcuni uffici anagrafe nei quartieri, le iniziative culturali diffuse, eventi come il “Festival Verona Èuropa” e Otto passi con Dante”, solo per citarne alcuni, mentre il ritorno annunciato del festival cinematografico “Schermi d’Amore” nel 2027 colma un’assenza che dura da molto tempo, nonostante qualche timido recente tentativo di riportarlo in vita.

Nel frattempo è stato varato anche il nuovo regolamento sugli artisti di strada, che finalmente avvicina Verona a tantissime città d’Italia e d’Europa. Progetti e idee ben lontani da certi “convegni” ospitati a Verona nemmeno troppo tempo fa.

Quella che è mancata fino ad ora è stato la classica “grande mostra” attira-folle, alla Goldin per intenderci, ma ragionandoci bene siamo sicuri che sia proprio quello di cui ha bisogno la nostra città? Di certo non si può dire che a Verona manchino i turisti e la bellissima mostra interattiva a Castelvecchio sugli ottant’anni della Resistenza a Verona ha aggiunto un tassello importante, forse passato un po’ troppo in sordina, alla proposta storico-culturale del nostro capoluogo. Più dell’ennesima mostra, vista e stravista ovunque, sui Macchiaioli o gli Impressionisti, tanto per fare un esempio ricorrente.

Forse quello che davvero manca in città – e ci permettiamo di suggerirlo ancora una volta – è un museo permanente dedicato all’arte veronese, che restituisca valore a quel gruppo di artisti che hanno vissuto e lavorato in riva all’Adige fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Non sappiamo quanto sia un progetto fattibile, ma sarebbe interessante un progetto che vada in questa direzione.

Ci preme sottolineare la possibilità ormai da alcuni anni di seguire la “prima” della stagione lirica areniana su maxischermi dislocati in tutte le circoscrizioni, permettendo anche a chi vive lontano dal centro storico di vivere, almeno in parte, una delle serate veronesi più “speciali” dell’anno. Tutte iniziative che raccontano di una città che prova a redistribuire opportunità e partecipazione anche a chi di solito ne è escluso.

Piccole cose, diranno i detrattori, che non servono a migliorare più di tanto la vita dei cittadini. Al contrario noi riteniamo che vivere in una città che propone esperienze culturali diverse e diversificate, fra musica, arte, cinema ed eventi di varia natura, può rendere la vita quotidiana assolutamente molto più interessante e piacevole. E vale per tutti: giovani, meno giovani, anziani.

E poi c’è il nodo della partecipazione, che tu giudichi finta e fallimentare, e che per me merita una riflessione a parte. Nei primi mesi di mandato, e poi con continuità fino ad oggi, l’amministrazione ha promosso incontri nei quartieri, momenti di confronto diretto con i cittadini. Si può discutere quanto questi abbiano inciso davvero sulle decisioni finali. Si può dire che non si tratti di vera partecipazione ma di mero ascolto, come sostieni tu, però liquidarli come semplici esercizi di facciata rischia di essere a mio avviso ingeneroso.

Perché un dato resta: prima non accadeva. Non con questa frequenza, non con questa esposizione. E anche se la decisione finale spetta, giustamente, alla giunta, non è detto che da quei confronti non sia filtrato qualcosa. Anche solo in termini di orientamento, di sensibilità, di attenzione. È un cambio di metodo che, da solo, non basta, ma che rappresenta comunque un passo.

I nodi “critici”

Naturalmente non tutto funziona alla perfezione. La gestione della nettezza urbana continua a mostrare limiti evidenti e va risolta, così come vanno risolti alcuni nodi legati al tema della solidarierà sociale e della sicurezza . Personalmente mi aveva amareggiato la vicenda dell’edificio di Via Villa, con uno sgombero effettuato senza le dovute “alternative” per le persone coinvolte. Poi è stata trovata una soluzione temporanea, ma il dato rimane.

La vicenda della Marangona – su cui tu stesso hai scritto da queste colonne – ha lasciato insoddisfatti molti cittadini. Progetti come il surf-park alla Bertacchina hanno sollevato, a essere generosi, più di una perplessità, così come certe “deroghe” che potrebbero aprire il campo ad altre, ben più ampie. Situazioni che sono state giustamente criticate da più parti, anche da noi e su cui tu hai puntato un faro.

Il presidente di VeronaPolis Giorgio Massignan – Foto dal suo profilo Facebook

Il tema del verde, nei giorni scorsi al centro del dibattito per la questione di Via Preare, tocca corde profonde. Ma immaginare che certe scelte vengano prese con leggerezza forse semplifica troppo. Se la Consulta del Verde, che coinvolge anche realtà associative come VeronaPolis da te presieduta, ha espresso un parere unanime, è probabile che dietro ci sia stata una valutazione articolata. Le proteste sono legittime sempre in democrazia, ma non esauriscono il quadro.

Anche perché se c’è un’amministrazione che si è impegnata in questo settore, aprendo nuovi parchi cittadini e investendo centinaia di migliaia di euro nella piantumazione di nuovi alberi per tentare di dare un po’ di respiro alle varie comunità, soprattutto quelle più periferiche e spesso più assillate da smog e traffico, è stata proprio quella attuale e anche questo aspetto non va dimenticato.

Va considerato che quel doloroso sacrificio dei tigli porterà alla creazione di una pista ciclabile che, col tempo, potrebbe contribuire a ridurre il traffico automobilistico in un’area fortemente inquinata. Secondo le promesse, sarà realizzato un “corridoio verde” per compensare questa perdita, con l’obiettivo di creare uno spazio utile e valorizzante per i cittadini. Si toglie da una parte, a malincuore, per restituire qualcosa di prezioso dall’altra.

Una città che si è messa in moto

In fondo, come sai benissimo essendo tu stato assessore in passato, governare una città significa muoversi continuamente tra tensioni diverse, tra aspettative e vincoli, tra visione e compromesso. Fra cultura e urbanistica, fra sicurezza e trasporti pubblici, fra esigenze di una comunità e quelle di un’altra. Non si può piacere a tutti, e questo lo riconosci anche tu. Ma proprio per questo credo sia utile evitare letture nette, definitive.

La sensazione, per molte persone, è che alla fine dei conti Verona in questi anni abbia conosciuto a suo modo una “svolta” importante. Non perfetta, certo, ma nemmeno trascurabile. Una trasformazione che forse si potrà valutare davvero solo nel lungo periodo.

Poteva essere fatto meglio? Sicuramente sì, come ogni cosa di questo mondo. Ma accanto agli errori e alle criticità da te sottolineati, mi pare ci sia anche molto altro. E quel “molto altro” merita di essere riconosciuto in egual misura agli errori, se non altro per restituire alla discussione pubblica, che tu democraticamente invochi, tutta la sua profondità.

Manca ancora un anno (e qualche mese) alla fine di quest’esperienza e molte altre cose potranno essere fatte, così come ci potrebbe essere spazio per altre discussioni dure, per carità. Com’è giusto che sia i cittadini veronesi alle prossime elezioni comunali tireranno, come di consueto, le proprie somme e decideranno se confermare o passare ad altro, esattamente come fecero nel 2022, quando venne in qualche modo “bocciata” (anche grazie alle diatribe interne nel centrodestra, va sottolineato) l’esperienza-Sboarina.

Tu nel frattempo porti avanti le tue battaglie, con passione e amore per la nostra città, da pensatore libero, senza pregiudizi. Non credo che, come sostiene qualcuno, tu debba limitarti per non andare contro a chi hai votato e favorire così l’opposizione. Hai sollevato alcuni problemi, dal tuo punto di vista di urbanista, ed è giusto così, ma oltre all’urbanistica ci sono anche altri elementi che possono incidere.

Dici che Damiano Tommasi e la sua Giunta ti hanno deluso e le tue parole appaiono sincere e anche dispiaciute. Penso, però, che allo stesso tempo in molti non si aspettassero che in pochi anni a Verona, dopo tanta immobilità, avvenisse tutto questo (e tanto altro che ho sicuramente dimenticato). E come me quei molti, storicamente meno “rumorosi” di quelli che protestano, non sono affatto delusi.

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