L’urbanistica a Verona sta facendo litigare la maggioranza. Provando a sintetizzare, la maggior parte delle forze politiche che sostengono il sindaco Tommasi è favorevole alla realizzazione di una serie di opere che invece trovano l’opposizione della componente di sinistra e ambientalista, soprattutto per la contrarietà di questa componente verso il consumo di suolo.

Gli ultimi due progetti sui quali è emerso questo dissidio sono il nuovo studentato a Ponte Crencano e l’impianto sportivo per il surf a Cà Bertacchina, con affaccio su via Gardesane. Ma qual è il contenuto, quali sono i benefici attesi e quali le implicazioni ambientali di questi interventi?

Il progetto studentato

Il progetto di studentato risponde ad un’oggettiva e importante esigenza della nostra Università e dei suoi studenti. Tutti, infatti, riconoscono la carenza di posti letto per i giovani provenienti da altre città che desiderano studiare a Verona: giovani il cui numero è in aumento, grazie alla crescente attrattività dei corsi di studio dell’Università. L’area sulla quale lo studentato verrà realizzato è privata e – grazie anche ad un parziale finanziamento del PNRR – il Comune non avrà esborsi. Per diversi anni, dovrebbero essere 15, gli studenti potranno usufruire di questi posti letto a un prezzo ragionevole.

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La localizzazione è ottimale per gli studenti di Medicina che frequenteranno l’Ospedale di Borgo Trento, ma anche gli altri saranno agevolmente collegati al centro e ad altre sedi universitarie grazie alla Filovia ed alla pista ciclabile Parona-Ponte Garibaldi, in fase di realizzazione.

Tutti i permessi e i pareri previsti dalle procedure edilizie sono stati ottenuti, dal che si desume che i paventati rischi idraulici siano sotto controllo.

L’area oggi è verde, ma inaccessibile dagli abitanti del quartiere, che invece in futuro potranno accedere alla parte che rimarrà non costruita. Nessun progetto, ovviamente, presenta solo vantaggi (o solo svantaggi), ma – comparando gli uni e gli altri – a me pare evidente, in questo caso, la prevalenza dei benefici per la città, come sottolineato anche, fra gli altri, dalla nota docente della nostra Università, la professoressa Olivia Guaraldo.

L’onda surf

La valutazione rischi-benefici a me pare ben diversa per il progetto della piscina con onda surf in via Gardesane. La sua realizzazione presupponeva che il Comune ne dichiarasse il “pubblico interesse”: cosa avvenuta con la Delibera di Giunta 15 luglio 2025 n. 713. Eppure, proprio l’esame di questa Delibera consente a mio avviso di dubitare dell’esistenza di questo “pubblico interesse”, considerato che gli svantaggi per la città superano largamente i benefici. Il consumo di suolo sarà importante, se si considerano le dimensioni della “piscina con onda”, i 600 posti auto previsti, il ristorante e le altre strutture ad uso dei frequentanti. Una previsione di 600 auto contemporaneamente presenti lascia poi pensare che l’impatto negativo sul traffico (ovviamente concentrato nelle giornate di bel tempo) sarà notevole.

Certo, l’acqua della piscina sarà riciclata. Tuttavia, come è noto, anche per effetto dell’evaporazione, il consumo di acqua sarà comunque rilevante, come lo sarà il consumo energetico: su questi aspetti, la Delibera di Giunta auspica che in sede di progettazione di dettaglio si riduca l’impatto ambientale al minimo possibile, ma, per il momento, non sono disponibili dati quantitativi. L’elemento indicato anche pubblicamente come più rilevante per sostenere l’interesse pubblico del progetto è l’impegno del privato ad acquistare e trasferire al Comune alcune aree all’interno del Parco della Spianà.

Ma come è declinato questo impegno nella Delibera? La ditta “manifesta la propria disponibilità ad acquistare da terzi, fino ad una spesa massima di euro due milioni, per poi cederla gratuitamente al Comune, un’area in loc. Spianà, così da determinare un accorpamento delle attuali proprietà comunali in tale contesto”.

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Fra utilità collettiva e impatto ambientale

Nella Delibera non si accenna a perizie di parte pubblica circa il valore di queste aree, né ad intese preliminari con gli attuali proprietari. Le aree in questione, per quanto si sa, potrebbero anche valere molto meno di due milioni, e in questo caso la ditta onorerebbe egualmente il proprio impegno trasferendole, in quanto l’obbligo è quello di affrontare una “spesa massima” di due milioni.

Oppure due milioni potrebbero non essere sufficienti per l’acquisto di tutte le aree che il Comune intende acquisire alla Spianà (anche perché l’attuale proprietario potrebbe ora essere tentato, alla luce della Delibera, di alzare il prezzo); in questo caso, pertanto, il Comune si troverebbe con il cerino in mano. Insomma, a me non pare proprio che l’interesse pubblico richiamato nella Delibera sussista, tanto per le caratteristiche del progetto ed il suo impatto, quanto per le rilevanti incertezze circa il progettato trasferimento di terreni alla Spianà.

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