Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente. Questo è un fatto. Ma può una democrazia giustificare l’occupazione violenta di terre abitate da altri popoli, invocando una promessa divina? Gli Stati Uniti si proclamano la più grande democrazia al mondo. Anche questo è vero. Ma che democrazia è quella che impone il proprio dominio politico, economico e culturale con la forza militare?

Interessi economici e fanatismo religioso

“Gott mit uns” era inciso sui cinturoni delle SS. “In God we trust” appare sulle banconote da un dollaro. Religione e potere, Dio e denaro: un binomio nel cui nome avventurieri senza scrupoli hanno commesso atrocità. Fanatismo religioso e interessi economici si intrecciano spesso in modo blasfemo.

Il 7 ottobre 2023, Hamas ha compiuto un attacco terribile, uccidendo 1.200 persone e rapendone 250. La risposta israeliana è stata devastante. A due anni di distanza, oltre 60.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini, sono stati uccisi. Gaza è ridotta in macerie. Ospedali, acquedotti, scuole e università sono distrutti. Non è una guerra, ma una carneficina punitiva contro civili inermi.

Israele, inoltre, non ha esitato a colpire leader palestinesi rifugiati in Paesi terzi. I recenti attacchi missilistici su Doha, in Qatar, contro negoziatori di una possibile tregua, mettono in dubbio le intenzioni di pace di Israele. Tutto ciò avviene con il sostegno degli Stati Uniti, che deplorano, a parole, ma continuano a fornire armi. Anche alcuni Paesi europei, inclusa l’Italia, riforniscono Israele di armamenti.

Il ruolo degli USA su Gaza e l’Ucraina

Sul fronte ucraino, il presidente americano Donald Trump definisce il conflitto una questione che non riguarda gli Stati Uniti, ignorando che l’espansionismo della NATO verso est ne è all’origine. Ora chiede all’Europa di sostenere da sola l’Ucraina contro la Russia. Ma i popoli europei, salvo alcune eccezioni come baltici e polacchi, sono contrari a questa prospettiva. Gli Stati Uniti, dopo aver contribuito al problema, sembrano voler lasciare l’Europa con il cerino in mano.

Gli equilibri geopolitici globali stanno però cambiando rapidamente. Al recente discorso di Netanyahu all’ONU, la platea era semivuota. Molti Paesi dell’Est e del Sud del mondo hanno abbandonato la sala, esprimendo dissenso verso Israele e Stati Uniti. Mai come oggi gran parte del mondo si dissocia dalle politiche americane. L’Europa rischia di rimanere isolata, stretta in un abbraccio sempre più scomodo con Washington.

Una nuova politica internazionale dell’Europa

L’Europa è a un bivio. Può continuare a seguire la politica statunitense, lasciandosi trascinare in conflitti lontani dai suoi interessi. Oppure può emanciparsi dal vassallaggio americano, cercando un’autonomia politica nelle relazioni internazionali. L’Unione Europea, frammentata e burocratica, balbetta parole contraddittorie, ma i singoli Stati, a partire dall’Italia, potrebbero invece svincolarsi dall’influenza americana. Un nuovo dialogo con i Paesi arabi e del Sud globale è possibile.

I fragili vascelli della Flotilla, che stanno navigando verso Gaza, stanno a dimostrare come il coraggio disarmato può mettere con le spalle al muro la violenza senza ragione delle armi. La Flotilla, con il sostegno popolare nelle piazze europee, se non fermerà Netanyahu, almeno costringerà i governi europei ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla tragedia palestinese.

La forza dell’Europa non risiede negli armamenti, che le mancano, ma nella sua cultura democratica, che si fonda su valori laici ed universali di uguaglianza, diritti umani e sociali.

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