Custodire le api non è solo questione di sensibilità, ma di sguardo al futuro. Le socie del Soroptimist international club di Verona, in occasione del centenario dell’organizzazione mondiale, hanno messo in pratica il progetto nazionale “L’oasi delle api” donando il 20 maggio, giornata internazionale delle api, un’arnia in grado di ospitare fino a 60mila insetti impollinatori. Destinataria Daniela Begnini, titolare dell’apicoltura “Molini perduti” a Pastrengo e Donna dei mieli, riconoscimento nato all’interno dell’associazione Ami (Ambasciatori dei mieli) per valorizzare la professionalità delle apicoltrici.

Soroptimist International quest’anno festeggia cento anni di vita e il legame con le tematiche ambientali si ricollega proprio a un secolo fa, quando le fondatrici del primo club californiano si riunirono per salvare la foresta di sequoie secolari, che rischiava l’abbattimento. Il sostegno da parte dell’opinione pubblica anche allora fu fondamentale per il salvataggio di gran parte dell’area, che esiste tuttora.

Api mellifere a rischio

Il progetto “L’oasi delle api” è stato voluto per dare un segnale e sensibilizzare le persone alla tutela di questo preziosissimo insetto, molto sensibile agli agenti inquinanti presenti nei terreni agricoli e soggetta a frequenti morie anche per l’attacco di parassiti e di insetti predatori introdotti recentemente nel nostro territorio, come la vespa velutina, detta anche calabrone asiatico, e avvistata in Veneto nel 2015. 

«I continui sbalzi di temperatura e le gelate hanno bruciato moltissime fioriture – afferma l’apicoltrice Begnini – riducendo la biodiversità e privando i nostri insetti di fonti di sostentamento. A oggi l’ape mellifera non è in grado di sopravvivere da sola, dev’essere accudita, nutrita e curata da un apicoltore».

Una maggiore collaborazione con le attività agricole aiuterebbe inoltre il ripopolamento: non trattare le colture durante la fioritura, ad esempio, o quando c’è vento e nelle ore di sole, periodo in cui le api vanno a bottinare. Ma anche utilizzare fiori melliferi e piante aromatiche sui balconi e nei giardini è un aiuto in più di facile realizzazione.

Servono più fioriture selvatiche

Il problema sta quindi anche nella scarsità di fioriture selvatiche, frutto della monocoltura che non permette agli imenotteri di alimentarsi in modo adeguato. Il progetto di Soroptimist L’oasi delle api mira ad ampliare la flora mellifera, a partire anche dalle città, in modo da creare un ambiente accogliente per tutti gli insetti impollinatori.

L’arnia destinata dal Soroptimist club di Verona all’apicoltrice di Pastrengo

Che siano selvatiche o domestiche, le api provvedono al 70 per cento dell’impollinazione, necessaria per la produzione di frutta e verdura. Uno studio europeo del 2018 riporta che il 40 per cento delle api del continente siano a rischio di estinzione, pericolo dovuto anche alla cementificazione, all’uso dei pesticidi e al cambiamento climatico.

Il progetto coinvolge anche le amministrazioni locali per identificare una zona in cui poter istituire un’area incontaminata dove piantumare specie di piante e fiori produttori di nettare graditi dalle api. Le arnie sono destinate sia alla produzione di miele e propoli, sia all’accoglienza di api selvatiche. Viene quindi individuato l’apicoltore di zona che ne diventa custode e il percorso ha una finalità anche didattica, pensata per le scuole primarie e secondarie.

Non solo api

La giornata internazionale delle api è un’iniziativa recente, nata nel 2017 ma sta già raccogliendo un vasto interesse a livello mediatico. Va detto che non solo le specie mellifere sono al centro della sensibilizzazione, ma anche gli altri insetti in grado di impollinare, come le farfalle, le mosche, i coleotteri, altri imenotteri apoidei (se ne contato più di 20mila). E pure i rettili, i pipistrelli e gli uccelli fanno parte di questo importantissimo processo.

In Italia le specie diverse di apoidei sarebbero circa un migliaio. Secondo una classificazione stabilita per il comportamento si tratta di api solitarie, comunitarie, quasi sociali, semi sociali, sociali, tutte accomunate da un corpicino coperto di peli, un apparato boccale adatto a prelevare il nettare, un pungiglione usato solo per difesa.

Un numero che segnala quanto la flora italiana sia ricca, se si pensa che molte specie si sono co-evolute con le piante che vanno a impollinare. Addirittura per alcune piante occorrono alcuni insetti e non altri (alcuni apoidei sono così specializzati che riescono a nutrirsi solo grazie a uno specifico tipo di pianta). Ciò significa che se questi insetti sparissero nell’arco di pochissimo si perderebbero anche le varietà botanica ad essi correlate. Una fragilità che ricade in generale soprattutto sugli apoidei selvatici, che generalmente non si spostano molto rispetto al nido. Perciò se il loro habitat viene intaccato non hanno possibilità di sopravvivenza.

Nota la definizione dell’ape di Plinio Il Vecchio, nella sua Naturalis Historia. Insetto né domestico né selvatico, per il naturalista latino è «una creatura capace di contrarre rapporti con l’uomo senza perdere la propria libertà, o comunque restando sempre in condizioni di riprendersela.» Sarebbe davvero bello riuscire a fare in modo che tutto ciò non mutasse profondamente.

Leggi anche –> In pericolo gli insetti della vita

©RIPRODUZIONE RISERVATA