Quattordici grandi associazioni ecologiste di livello nazionale, il 10 luglio hanno scritto a ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) perché nella redazione del suo rapporto annuale sul consumo di suolo italiano escluda il fotovoltaico a terra dalle attività che consumano suolo.

Per fotovoltaico a terra si intende un impianto istallato in aree idonee, su un terreno non agricolo, per lo più abbandonato, incolto, chiaramente non boschivo, da distinguersi dall’agrivoltaico da applicare in sinergia con le produzioni agricole (serre e similari).

Per maggiori informazioni sui conteggi di ISPRA, relativamente al fotovoltaico a terra, si rimanda al rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – edizione 2022” alla pagina 204.

Secondo ISPRA i nuovi impianti fotovoltaici installati a terra rilevati nel 2021 riportano un totale di 70 ettari di impegno di suolo corrispondenti a una potenza di circa 37 MW, un dato distante dai 242 ettari rilevati nel 2020 e dai 246 rilevati nel 2019. Nel  2021 si è registrata quindi una decisa flessione nell’entrata in servizio di nuovi impianti.

La lettera

Gentilissimi, ci dispiace leggere nel vostro report “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – edizione 2022” che considerate il fotovoltaico a terra una forma di consumo di suolo, al pari della cementificazione e della desertificazione.

Il fotovoltaico a terra non produce alcuna impermeabilizzazione del suolo, né alcun impoverimento di nutrienti, humus, biodiversità.

Non prevede l’impiego di cemento, non ha alcun impatto chimico né pregiudica – anche alla luce delle nuove opportunità garantite dall’agrivoltaico avanzato – l’utilizzo agricolo, anzi, è acclarato che consente il risparmio idrico e protegge gli insetti impollinatori dall’eccessiva insolazione.

Occupa senz’altro territorio, ma non lo consuma, al contrario lo preserva, in diversi casi, da usi ben peggiori.

Non ci sembra renda giustizia a un’analisi obiettiva della realtà sommare algebricamente territorio realmente impermeabilizzato dal cemento usato per parcheggi, immobili, strade e impianti industriali, che spesso lo inquinano anche, insieme a territorio che ospita strutture di produzione dell’energia che non lo impermeabilizzano, non lo inquinano e non lo depauperano biologicamente, oltre a essere fondamentali per la salvezza climatica e per l’approvvigionamento energetico di noi tutti.

Le associazioni aggiungono

Notiamo anche che un passaggio del vostro documento suggerisce che (per raggiungere gli obiettivi di transizione energtica ndr) si possa fare a meno del fotovoltaico a terra, in quanto basterebbe coprire tutti i tetti e le aree già impermeabilizzate, per soddisfare il fabbisogno da energia rinnovabile.

Anche questo punto non risponde al vero, infatti, se si considera il fabbisogno non solo elettrico, ma la necessità, entro il 2050, di de-carbonizzare tutto il fabbisogno energetico del Paese, la domanda di rinnovabili è ben maggiore di quella elettrica e l’impiego della sola superficie dei tetti non è certamente sufficiente.

Nel vostro rapporto si parla della possibilità di raggiungere dai 70 ai 92 GW di nuova potenza fotovoltaica, utilizzando le coperture: è una stima che pensiamo possa essere realistica, anche se diversa da quella del vigente PNIEC (Piano Nazionale Italiano Energia Clima), (per quanto se ne sa della bozza che il governo italiano starebbe per inviare alla commissione europea, ndr), ma in ogni caso la necessità di nuovo fotovoltaico per la de-carbonizzazione completa del sistema energetico (non solo elettrico) italiano al 2050 è più che tripla, rispetto a questa cifra.

E concludono con un auspicio

Siamo certi che in futuro vorrete tenere conto di tali nostre considerazioni nei vostri report.

Specificatamente, in vista del Vostro nuovo Report che uscirà a Settembre prossimo sulla medesima materia, anche per valutare nuovi studi e dati emersi in corso d’anno, ci rendiamo fin da subito disponibili a costruire occasioni di confronto costruttivo.

I firmatari della lettera

Cittadini per l’Italia Rinnovabile, Ecofuturo, Ecolobby, Gruppo Nazionale Scientifico di Extinction Rebellion, Coordinamento Free, Associazione Giga, Greenpeace Italia, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente Italia, Rinascimento Green, R’innova Palermo, VAS (Verdi Ambiente e Società), WWF Italia.

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