Tre i romanzi finalisti della venticinquesima edizione del premio internazionale Scrivere per Amore: L’invenzione di noi due (Einaudi) di Matteo Bussola, Mio Signore (Marsilio) di Barbara Alberti, e Gelosia (La nave di Teseo) di Camilla Baresani. A vincere, è stato il libro di Barbara Alberti, che ha seguito in collegamento da Roma tutta la premiazione tenutasi in Sala Maffeiana. A coordinare la serata, Marco Ongaro, direttore artistico del Premio, e Elisabetta Gallina, con la presentazione di Giovanna Tamassia, presidente del Premio e del Club di Giulietta.

Due le donne in finale, quindi (de L’invenzione di noi due avevamo già dialogato in questa intervista con l’autore, ndr). Abbiamo raggiunto telefonicamente l’altra scrittrice in concorso, Camilla Baresani, poco prima dell’assegnazione del premio per approfondire i contenuti del suo libro.

La consegna a distanza del premio Scrivere per amore alla
vincitrice Barbara Alberti. A sinistra, Marco Ongaro, direttore artistico,
e a destra Giovanna Tamassia, presidente del premio
e del Club di Giulietta

Nativa di Brescia, Baresani arriva alla scrittura dopo aver lavorato nel settore turistico, esordiendo nel 2000 con Il plagio per Mondadori. Grande la passione per cibo e vino, di cui ha scritto per diverse testate italiane. Con Gelosia, a tutti gli effetti un romanzo d’amore, costruisce un intreccio per sondare la complessità di questo sentimento.

Sono tanti i punti di vista: l’amore di un uomo verso due donne, l’amore per il lavoro, per i figli, per la propria terra il cui legame resta, nonostante tutte le vicende, indissolubile. È anche un romanzo di vita vissuta, quella degli adulti, con tutte le complessità e le sfaccettature che comporta.

Un amore che vede Antonio aprire il proprio cuore a due donne: Bettina, la moglie, e Sonia, la collaboratrice. Antonio ama due donne, e non vuole rinunciare a nessuna delle due. L’amore, successivamente, sfocia in gelosia.

«Volevo raccontare varie forme di gelosia, questo veleno che si inietta nel miele dell’amore, e narrarlo dal punto di vista maschile», afferma Camilla Baresani. Una gelosia che Antonio, di fatto, non potrebbe permettersi di provare, ma che lo porta a ricoprirsi inevitabilmente di ridicolo: «È la storia di un maschio che si sente autorevole, una figura di riferimento, che nel diventare geloso si copre di ridicolo e se ne rende conto perché mostra la sua fragilità», prosegue l’autrice.

«In questo romanzo ho descritto la complessità delle buone intenzioni. La storia di persone che hanno i migliori propositi, vogliono fare una famiglia, essere rispettabili, fare lavori che funzionano, pagare le tasse. Persone che vogliono svolgere un ruolo positivo e costruttivo nella società, però il risultato è molto più complicato, sfaccettato e a volte disastroso», spiega Baresani.

Le vite dei tre protagonisti, Antonio, Bettina e Sonia, si muovono tra Milano e il Lago di Garda, passando anche per Capri e Venezia, comprendendo un arco temporale di 10 anni, dal 2007 e il 2017, anni che vedono, dal punto di vista storico, vedono l’inizio della Grande Crisi quando il mondo del progresso ha iniziato a frenare.

«Mi piace raccontare i lavori delle persone, ma vogliono che siano anche collocate all’interno di un determinato periodo, e che non siano consapevoli. Accendono la tv, leggono i giornali, si informano su quanto accade e questo provoca loro delle emozioni che si ripercuotono poi nelle scelte che fanno», continua l’autrice.

Il romanzo ruota attorno alle fragilità umane, ai sentimenti anche distruttivi e alle buone intenzioni come il desiderio di costruire una famiglia: «Il mondo delle adozioni internazionali è un tema a cui tenevo molto, raccontare di quanto sia più facile oggi e meno costoso fare un figlio in provetta, in termini emotivi e finanziari, piuttosto che imbarcarsi in un’adozione internazionale e tutte le frustrazioni e le catastrofi emotive che comporta» aggiunge Baresani.

«Io sono una costruttrice di storie, una indagatrice degli altri, con occhio sociologico. Mi piace raccontare la contemporaneità delle persone che guardo, osservo, di cui studio i comportamenti -, conclude. – Uso quello che conosco bene, le cose che ho vissuto e che uso in maniera diversa per costruire una storia diversa. Come in questo libro, in cui narro la gelosia, il desiderio di fare una famiglia, la caduta delle illusioni».

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