Eloquio da mitragliatrice, Masih Alinejad esibisce con fierezza una folta chioma di ricci, simbolo della sua lotta all’obbligo dell’hijab, adornata spesso da un fiore. Nel documentario “Be my voice” (Svezia, 2021, 90’) della regista Nahid Persson si intravede anche il suo libro, pubblicato in italiano nel 2020 da Nessun dogma “Il vento tra i capelli – La mia lotta per la libertà nel moderno Iran”.

Sono nata l’11 settembre 1976, ed ero soltando una bimba di due anni che muoveva i primi passi e cominciava a parlare quando la Rivoluzione islamica spodestò lo scià Mohammad Reza Pahlavi, mettendo fine a duemila anni di monarchia persiana. È stato il cataclisma più drammatico della storia dell’Iran moderno. Sono figlia della Rivoluzione islamica e ho trascorso gran parte della mia vita nella sua ombra.

Il vento fra i capelli – La mia lotta per la libertà nel moderno Iran

Sarà la sua storia a chiudere l’ottava edizione di Mediorizzonti, la rassegna di cinema mediorientale organizzata da veronetta129 e Cinema Nuovo San Michele con la collaborazione di  La Sobilla, PoliTeSse – Politics and Theories of Sexuality, Circolo UAAR di Verona, Centro Studi Ilà, Middle East Now di Firenze e il gruppo di analisi interculturale Prosmedia.

“Be my voice”

La proiezione lunedì 24 ottobre alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele in via V- Monti, 7c, a Verona, sarà preceduto dal dibattito con Jessica Cugini, giornalista di “Nigrizia” in dialogo con Riccardo Noury, portavoce nazionale di Amnesty International Italia. Biglietto unico 5 euro. Guarda il trailer in italiano di seguito:

Vincitore nel 2021 del festival di film d’inchiesta Pordenone Docs – Le voci del documentario, “Be My Voice” ha il suo punto di forza nella quantità di informazioni che la sua instancabile protagonista veicola, nell’energia che oppone a un sistema di potere cieco e arcaico.

Il suo cuore è nel montaggio di immagini per lo più girate da fotocamere di cellulari, veri coprotagonisti del film, e che, in quanto uniche testimonianze del presente, in un Paese che ha censurato i social e la rete, interessano maggiormente la regista e il pubblico. Immagini insostenibili, che costituiranno la memoria di una repressione implacabile e sottorappresentata.

I White Wednesdays

Il cuore di questa battaglia, che non è solo della protagonista, è la libertà. La libertà di scegliere se indossare l’hijab o meno. Dalla campagna social avviata dalla giornalista stessa con la sua pagina Facebook “My Stealthy Freedom آزادی یواشکی زنان در ایران”, sono nate poi le famose manifestazioni dei White Wednesdays, dedicate alla protesta contro il velo.

Ogni mercoledì le donne iraniane si recano in Avenue Enghelab, a Teheran, e si tolgono gli hijab o indossano una sciarpa bianca. Alcune delle donne arrestate a seguito di queste proteste sono state poi difese dall’avvocata Nasrin Sotoudeh, che venne poi condannata a 33 anni di carcere e 18 frustate.

Masih invita altre donne a condividere “foto clandestine”, trovando molta adesione e risonanza. Lo scopo della campagna non è mettere in discussione l’hijab in quanto tale, ma tornare ad avere controllo sul proprio corpo.

Masih Alinejad è una delle giornaliste iraniane più conosciute.

Nata nel 1976 a Ghomi Kola, piccolo villaggio dell’interno iraniano, è stata attratta dall’indipendenza fin da piccola. A 18 anni è stata arrestata per aver rubato libri e organizzato una rete di persone che diffondevano opuscoli di un dissidente. Dopo gli studi e l’attività di giornalista parlamentare a Teheran, Masih è espatriata nel 2009. Oggi è in esilio, risiede e lavora negli Stati Uniti.

La regista Nahid Persson

Regista iraniana, naturalizzata svedese, ha diciannove anni durante la rivoluzione khomeinista, alla quale partecipa con una piccola organizzazione comunista. Suo fratello Rostam viene ucciso nel 1979, dopo esser stato rapito da esponenti integralisti islamici sciiti.

Nel 2007, dopo essere stata arrestata dalle autorità iraniane con l’accusa di aver infamato il suo paese d’origine con il ritratto di due prostitute in Iran (Prostitution Behind the Veil, 2004), gira il documentario “Four Wives – One Man”.

Nel 2008 realizza “The Queen and I”, un documentario sull’ex regina dell’Iran Farah Pahlavi, presentato al Sundance Film Festival del 2009 e nominato per il Gran premio della giuria. Dopo “My Stolen Revolution” (2013), torna alla regia nel 2021 con “Be My Voice”, in cui la giornalista Masih Alinejad diventa la voce di milioni di donne iraniane che si ribellano, attraverso i social media, contro l’hijab forzato.

I suoi documentari più famosi, come “Prostitution Behind the Veil”, “My mother – A Persian Princess”, “The End of Exile” e “The Last Days of Life”, sono stati premiati nei più importanti festival.

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