Prosegue la raccolta di parole che il Nazionale ha deciso di fare per questo 8 marzo. Dopo la prima parte, che ha unito le voci di Cristina Martini, Anna Bellini, Ilaria Segala, Federica Collato, Costanza Amadio, Jessica Cugini, Loredana Aldegheri, Marisa Mazzi, ecco un’altra serie di contributi a questo vocabolario creato da donne di ogni età e impegno, attive nella nostra città.

Un insieme di appunti, riflessioni e impressioni non solo per descrivere chi siano le donne oggi, ma soprattutto per riprendere un cammino consapevole. Perché, citando Coco Chanel (che non ha solo fatto la storia del costume), se «una donna dovrebbe essere due cose: chi e cosa vuole», è anche vero che è invitata a compiere «l’atto più coraggioso: continuare a pensare in modo autonomo. A voce alta.»

Sara Gini, responsabile ufficio legale del Telefono Rosa di Verona

AUTOREVOLEZZA

«La realtà femminile contemporanea presenta sfaccettature molteplici ma anche grandi differenze. La crescente possibilità, per le donne, di esprimere le loro personalità ha permesso di fare emergere le differenze che le caratterizzano. Ritengo, quindi, che non sia corretto parlare di mondo femminile genericamente ma semmai di donne, ciascuna con il proprio personale modo di essere e di affrontare la vita. L’autodeterminazione esercitata dalle donne ha dato loro la possibilità di avviarsi sul sentiero (impervio) del riconoscimento e guadagnare faticosamente quel rispetto che è loro dovuto. Ma questo cammino non può considerarsi compiuto e lo dimostra anche il rapporto Onu pubblicato il 5 marzo scorso dall’UN Development programme (Undp) elaborando i dati di 75 Paesi, dal quale emerge una realtà internazionale scoraggiante. Nonostante i progressi compiuti, il 91% degli uomini ma anche l’86% delle stesse donne, coltiva ancora un atteggiamento di pregiudizio verso l’universo femminile in relazione alla politica, all’economica, all’educazione, alla violenza sessuale. Tale pregiudizio si traduce, ad esempio, con l’80% del campione che è ancora convinto che gli uomini siano leader politici migliori delle donne o con il 40% che li reputa più capaci ai vertici del business e con il 28% addirittura che pensa sia accettabile che i mariti picchino le mogli.  Il cammino verso una società civile e moderna è ancora lungo e non sarà realizzato fintanto che non sarà naturale riconoscere alle donne il loro valore e l’autorevolezza che meritano. La parola che ho scelto è un auspicio di riconoscimento di autorità, considerazione, credito, influenza, onorabilità, rispettabilità, stimabilità, eminenza, prestigio, che le donne meritano di ricevere.»

Emanuela Giarraputo, presidente dell’associazione Animalisti Verona

SORELLANZA

«La sperimento in modo particolare nell’impegno di volontaria. Siamo un gruppo affiatato, che si sostiene ma anche discute, a volte litiga, però sempre con l’obiettivo di sostenersi a vicenda in un impegno che a volte è davvero faticoso. Negli anni ho visto cosa siamo capaci di fare noi donne quando ci supportiamo. Da sole non saremmo arrivate da nessuna parte; insieme non possiamo dire di aver vinto la nostra battaglia, gli animali che hanno bisogno di aiuto purtroppo ci sono sempre, però gli sforzi che facciamo insieme sono una strada costruita passo passo. L’amore che abbiamo per gli animali ci unisce, ma non è tutto qui: scegliere di essere sorelle significa anche accettare i conflitti e le diversità, ma ci dà la capacità di guardare più lontano, in un futuro in cui essere ancora le migliori alleate l’una dell’altra.»

Elisa La Paglia, consigliere comunale per il Partito democratico

LIBERE

«Quanto le donne nei luoghi di lavoro, in famiglia, in politica scelgono la strada da percorrere liberamente? Stereotipi, autocritiche, pressioni sono spesso muri che condizionano le nostre scelte impedendo di scoprire percorsi nuovi. Ci dobbiamo chiedere se facciamo qualcosa perché si è sempre fatto così o perché è la scelta migliore, se è la scelta che massimizza il benessere della comunità per cui ci impegniamo. Ad esempio il tempo che dedichiamo alle relazioni aumenta la nostra felicità duratura, le nostre città e i servizi, ma anche i consumi di una famiglia possono essere ripensati per liberare tempo da investire in relazioni. Ci sono tantissimi nuovi sentieri da percorrere e sperimentare al femminile, richiedono coraggio e responsabilità. Entrambi non ci mancano.»

Alessia Bottone, regista, scrittrice e giornalista

RIPARTIZIONE

«Credo che il corona virus stia mostrando ciò che una donna vive quotidianamente, ovvero il problema della conciliazione lavoro e famiglia e la ripartizione dei carichi familiari. Mi auguro che il Paese sappia, in futuro, fare tesoro di queste prove tecniche – seppur frutto di una situazione difficile – di smart working e flessibilità estese a entrambi i genitori. Anche in questa occasione i nonni, il vero welfare del Paese, sono cruciali, ma non possiamo affidarci a loro a tempo indeterminato.»

Sara Fortini, cantante e co-fondatrice dei Greta Narvik

CORTECCIA

Come un albero ognuna di noi ha una corteccia diversa che protegge, abbraccia ed orna. Quella della corteccia è una funzione protettrice, conservatrice ma allo stesso tempo di scambio tra l’interno e l’esterno. Eppure spesso non è la prima cosa che si nota, pensiamo ai rami alle foglie alle radici ma tutto questo non ci sarebbe se non ci fosse lei, la corteccia. Noi donne abbracciamo e proteggiamo la vita ogni giorno con una forza ed un coraggio che resistono nel tempo mostrando silenziose le nostre cicatrici e proprio come una corteccia quelle cicatrici sono la nostra vera bellezza.

Lucia Dal Negro, Ceo di De-Lab, impresa di business inclusivo

FIDUCIA

«È molto più di una parola, è un potentissimo agente di cambiamento. Quando si ricostruisce la fiducia tra persone e all’interno delle comunità, si semplificano quei processi di controllo che appesantiscono l’operato di tutti i giorni; si stimola la capacità dei singoli di migliorarsi, perché la fiducia va meritata e non va sprecata, e ci si guadagna in lungimiranza perché dona una prospettiva di ampio respiro ai pensieri e ai progetti. Vorrei riconoscere questo valore in ogni ambito in cui siamo soliti misurare le capacità dei singoli. Nei rapporti di genere, dove occorre attivare il potenziale inespresso di molte donne ai margini del mercato del lavoro, la fiducia aiuta a ripensare processi aziendali testando soluzioni alternative e più inclusive. Nei processi di innovazione d’impresa, con fiducia occorre affidarsi a soluzioni innovative ed essere i primi a testarle per rispondere alle sfide di un mercato più grande e più veloce. Nelle nostre comunità, serve fiducia quando bisogna fidarsi delle istituzioni e del prossimo, senza dare per scontato che ci sarà da perdere qualcosa. Trovo che, alla fine, la parola fiducia implichi il coraggio di andare a scoprire se i nostri pensieri siano giusti o sbagliati, scommettendo sulla nostra sensibilità: possiamo e dobbiamo riscoprire la bellezza delle scelte basate sulla fiducia, perché da lì passa il rafforzamento della nostra appartenenza umana, che non deve avere limiti, tantomeno di genere.»

Xenia Francesca Palazzo, nuotatrice paralimpica, argento ai mondiali di Londra 2019 nei 400 stile libero

OPPORTUNITÀ

C’è una tendenza a “genderizzare” tutto e tutti. Il talento, l’intelligenza, l’abnegazione, la determinazione, la capacità di amare e di donarsi agli altri non sono legati al sesso né tanto meno alla normalità o alla disabilità, ma alla persona! È necessario valorizzare le persone indipendentemente da tutto. Siamo esseri umani, sogniamo in grande!

Anna Vitali, presidente Moica Verona

PRESENZA

Se dovessimo fare l’appello, le donne risponderebbero “presente”, perché le donne ci sono, che lo si veda o no. Ci  siamo per natura, ci hanno detto. Una natura che ci accompagna da secoli, che ci ha viste accanto all’uomo laddove serviva, più spesso qualche passo indietro. Un fatto è tuttavia imprescindibile: ci eravamo, ci siamo e ci saremo, presenti, solide, operose, in ogni evenienza e necessità anche quando invisibili, come lo è ancora oggi il lavoro familiare, nell’ambiente della cura e degli affetti e delle relazioni primarie, comune a tutte e a tutti e trasversale, full o part-time; presenti nel mondo del lavoro e in società, in sostituzione di un welfare distratto come maggior fattore compensativo di conciliazione tra i tempi di lavoro e di vita. Né eroine, né schiave, né fenomeni, semplicemente presenti. Questo 8 marzo sommesso, vissuto in un doveroso e preoccupato isolamento forzato, possa farci riflettere che il rispetto delle donne, la considerazione della loro presenza ed essenza, ma soprattutto della loro vita, sono la chiave per una società equa e solidale e condizione necessaria per un futuro migliore.

Isabella Caserta, direttrice artistica del Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio

RESILIENZA

«Scelgo questa parola per la capacità che hanno, secondo me, le donne di reagire, di rialzarsi di fronte alle difficoltà, di riorganizzare positivamente la loro vita, di adattarsi ai cambiamenti, di andare avanti.»

Maria Teresa Ferrari, autrice e presidente de “La cura sono io”

FORZA

«Le donne sono forti. Quando penso alla donna oggi, la vedo sempre più forte. Nel profondo. Le donne sono forti davanti a una malattia, sono forti in famiglia, sono forti in amore, sono forti quando denunciano violenze e ingiustizie, sono forti sul lavoro, sono forti quando difendono il loro diritti. Le donne sono forti perché stanno imparando ad avere cura non solo degli altri, ma anche di sé. Le donne sanno lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Perché, anche se hanno il cuore pieno di lividi, sorridono e nutrono la loro forza di sogni. Sono forti anche quando pensano di non avere coraggio. Perché affrontano la paura, la cavalcano e si scoprono comunque coraggiose. Sono ancora più forti quando non temono di mostrarsi deboli e fragili. Quando non fanno le ‘Wonder Woman’. Non amo le supereroine, le trovo stucchevoli e datate. Del resto, sono passati un bel po’ di anni – era il 1941 – quando si sentì il bisogno di creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella. Penso che sia arrivato il momento di mostrarsi per quello che si è. Sono certa che quando avremo il coraggio di svelare la nostra imperfezione, faremo meno paura agli uomini e la via dell’amore sarà meno impervia.»