La voce che il fango non può tacere
Lo spettacolo "Donna non rieducabile" di Stefano Massini, dedicato alla giornalista Anna Politkovskaja e portato in scena da Ottavia Piccolo, ha realizzato un vero e proprio rito civile al Camploy.

Lo spettacolo "Donna non rieducabile" di Stefano Massini, dedicato alla giornalista Anna Politkovskaja e portato in scena da Ottavia Piccolo, ha realizzato un vero e proprio rito civile al Camploy.

Verona, Teatro Camploy. Venerdì sera, 3 aprile 2026. Due giorni prima di Pasqua. Potrebbe sembrare una semplice coincidenza, ma probabilmente non lo è. Un silenzio particolare avvolge la sala prima dell’inizio di Donna non rieducabile. Non è il silenzio di chi attende uno spettacolo d’intrattenimento, ma quello raccolto di una comunità civile che si riunisce per affrontare insieme un abisso. Nell’ambito della stagione 2025/2026 di Teatro Modus/Degli Orti diretta artisticamente da Andrea Castelletti, il Teatro Camploy ha fatto registrare il tutto esaurito: un segnale forte di quanto il pubblico senta ancora il bisogno profondo di un teatro che sia testimonianza, carne e verità.
Lo spettacolo, scritto da Stefano Massini, non è una biografia convenzionale. Si presenta come un “memorandum“, un mosaico di frammenti che ripercorrono i reportage di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata nel 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca. L’intensità dell’interpretazione di Ottavia Piccolo trasforma il palco: lei non cerca di “imitare” Anna, ma di donare la propria anima al suo ricordo.
La sua interpretazione è magistrale, basata su una sottrazione che si trasforma in intensità pura. La Piccolo non urla mai; usa una voce ferma, a tratti affilata come un bisturi, che ci guida nell’inferno della Cecenia, tra villaggi devastati, madri in lutto a Beslan e la corruzione radicata del potere russo.
Accanto a lei, l’arpa di Floraleda Sacchi non è un mero accompagnamento, ma una vera co-protagonista. Le sue corde vibrano, stridono e intessono tappeti sonori che amplificano l’orrore o donano brevi, struggenti istanti di lirismo. Insieme, Piccolo e Sacchi plasmano una partitura di rara intensità emotiva, capace di restituire la durezza di un tema che non ammette compromessi.
Sebbene gli eventi raccontati risalgano a oltre vent’anni fa, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, la loro attualità è sorprendente. La Russia descritta da Politkovskaja rappresenta la radice del mondo infiammato che osserviamo oggi nei telegiornali. Le sue denunce contro un potere che soffoca la libertà individuale, l’uso manipolativo della propaganda per distorcere la realtà e la normalizzazione della violenza riflettono un presente che non ha ancora imparato la lezione.
Ma perché Anna veniva considerata una “donna non rieducabile”? Perché il potere russo, quello stesso potere che lei denunciava apertamente e dietro cui si intravedeva l’ombra dei sicari, non poteva tollerare una libertà che rifiutava di essere domata. Anna non aspirava all’eroismo; cercava la verità, i nomi delle vittime, i dettagli dell’orrore che nessuno voleva affrontare. C’è un passaggio nel testo di Massini che risulta chiarificatore: “Stai dalla parte dei russi o dei terroristi ceceni?” le chiede un truce ispettore di polizia, durante l’ennesimo inutile interrogatorio a cui la giornalista veniva, a causa del suo lavoro di inchiesta, periodicamente sottoposta. Lei
Lo spettacolo di Massini e Piccolo va oltre un semplice atto d’accusa politico: è una celebrazione del coraggio umano. Ci ricorda che informare è un atto di resistenza e che la verità ha un prezzo alto, ma indispensabile. L’applauso fragoroso che ha accompagnato le due artiste al termine della serata non è stato solo un omaggio al talento straordinario di Ottavia Piccolo, ma un sincero gesto di gratitudine. Gratitudine per aver riportato in vita, per un’ora e mezza, quegli occhi limpidi che hanno visto troppo e che, nonostante tutto, hanno continuato a scrivere per noi.
In un’epoca di informazioni fluide e spesso manipolate, Donna non rieducabile ci ricorda che il giornalismo può restare una luce nel buio. Che certe voci, anche se soppresse con violenza, non possono essere silenziate. E che finché ci sarà un palco, Anna Politkovskaja continuerà a rifiutare ogni rieducazione.

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