Donna non rieducabile”, in scena venerdì 3 aprile alle 21 al Teatro Camploy, è un’opera che non consola né semplifica, ma invita lo spettatore a osservare e ad ascoltare fino all’ultimo istante. Protagonista è Ottavia Piccolo, la cui interpretazione si preannuncia come uno dei momenti più alti della stagione 2025/2026 di Teatro Modus/Degli Orti, non solo per la forza del testo ma anche per la qualità di una recitazione che da decenni attraversa teatro e cinema con autorevolezza e sensibilità fuori dal comune.

Il testo, firmato da Stefano Massini, nasce dalla necessità di dare voce ad Anna Politkovskaja, icona del giornalismo d’inchiesta contemporaneo. Politkovskaja, reporter della “Novaja Gazeta”, ha raccontato con coraggio e determinazione le atrocità della seconda guerra cecena, denunciando violazioni sistematiche dei diritti umani e criticando apertamente il potere politico russo, quello che da inizio millennio fa capo a Vladimir Putin.

Il 7 ottobre 2006 la giornalista viene assassinata nell’androne del suo palazzo a Mosca: un delitto che ha scosso il mondo e che, a quasi vent’anni di distanza, rimane avvolto da zone d’ombra e interrogativi irrisolti. Anche se non è difficile ipotizzare chi sia stato il “supremo” mandante.

Massini non propone una biografia lineare. Il suo lavoro si presenta come un mosaico di frammenti, una serie di quadri che funzionano come scatti fotografici: dettagli, situazioni, lampi di realtà che si accendono e si spengono davanti agli occhi dello spettatore. Ne nasce un “album” teatrale che evita la narrazione tradizionale per immergere il pubblico nello sguardo stesso della giornalista. Non la storia di Anna Politkovskaja, ma un viaggio attraverso i suoi occhi, la sua percezione del mondo, la sua incrollabile fedeltà alla verità.

La regia di Silvano Piccardi guida questa struttura frammentaria lasciando spazio alla parola e alla forza della Piccolo. Le musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi rendono l’esperienza ancora più suggestiva, avvolgendo lo spettacolo in un’atmosfera sospesa, quasi ipnotica, che amplifica le emozioni senza mai sovrastarle. In questo delicato equilibrio, è ovviamente Ottavia Piccolo a sostenere il cuore pulsante dell’opera. La sua voce attraversa registri diversi: lo smarrimento, l’orrore, la dignità e una sottile ironia che restituisce tutta la complessità di Politkovskaja. Non c’è retorica né compiacimento: solo una presenza scenica intensa, che scava, interroga e impone di non distogliere lo sguardo.

Inserito nella manifestazione La Repubblica delle donne. 80 anni di futuro e nella rassegna Tu donna, lo spettacolo assume un forte valore civile. Non è solo teatro, ma un atto di testimonianza. In un’epoca in cui la libertà di stampa e i diritti umani sono minacciati in molte parti del mondo, la figura di Politkovskaja torna a interrogarci con forza: quanto costa dire la verità? E chi è disposto a pagarne il prezzo?

Donna non rieducabile” non offre risposte semplici. È un’esperienza teatrale intensa e imprescindibile, capace di lasciare un segno indelebile, come una fotografia che non sbiadisce. Nella voce di Ottavia Piccolo quella fotografia prende vita, si muove, respira. Per una sera, diventa impossibile da dimenticare.

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