Dal 26 settembre, due mostre, incontri con gli autori, proiezioni, workshop e momenti di condivisione hanno animato il Convento di San Bernardino e Porta Palio, trasformando la città in un luogo di confronto attraverso il linguaggio della fotografia. Settant’anni di storia raccontati attraverso gli sguardi di 57 autori e il loro profondo legame con Verona: è questo il significato di Verona Fotografia 1956–2026, il Festival con cui il Circolo Fotografico Veronese (CFVR) ha celebrato un importante traguardo della propria attività, confermando il ruolo della fotografia come strumento di conoscenza, espressione artistica e partecipazione alla vita culturale della città.

La manifestazione ha proposto un programma articolato, capace di coinvolgere appassionati, fotografi e visitatori in un percorso che ha intrecciato memoria e contemporaneità. Il cuore del Festival è stato rappresentato da due esposizioni, differenti per epoca e sensibilità, ma unite dalla volontà di raccontare Verona e l’evoluzione della ricerca fotografica all’interno del Circolo.

Nel chiostro del Convento di San Bernardino, la mostra «Verona nel presente» ha riunito le opere di 33 autori attualmente attivi nel CFVR, offrendo una lettura collettiva della città attraverso i luoghi della quotidianità, le trasformazioni urbane, i dettagli spesso trascurati e le tracce che raccontano il suo continuo cambiamento. A Porta Palio, «Visioni d’autore» ha invece presentato le opere di 24 autori storici, ripercorrendo le esperienze e i linguaggi che hanno contribuito a costruire l’identità del Circolo.

Due esposizioni complementari, capaci di mettere in relazione il patrimonio fotografico del passato con gli sguardi e le sensibilità del presente, dimostrando come la fotografia sappia rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. Accanto alle mostre, il Festival ha dato ampio spazio agli incontri e all’approfondimento, offrendo occasioni di riflessione sui molteplici significati della fotografia contemporanea.

Tra gli appuntamenti, quello con Andrea Mirenda, che ha affrontato il rapporto tra fotografia e immagini sintetiche nell’era dell’intelligenza artificiale, e quello con Simone Azzoni, che ha proposto una riflessione sulle pratiche e sui paradigmi della contemporaneità. Stefania Adami ha condiviso il proprio percorso professionale, mentre Leonardo Ferri ha presentato il libro fotografico “Veronensis“.

Tra gli obiettivi della manifestazione, particolare attenzione è stata riservata alla formazione e alla crescita dei fotografi. Uno degli appuntamenti più partecipati del programma è stato la “Notte della Fotografia”, il 10 ottobre, che ha trasformato Porta Palio in uno spazio di incontro e condivisione, con attività proseguite fino a mezzanotte.

Settant’anni guardando al futuro: una comunità che cresce attraverso le immagini

Al di là degli appuntamenti ufficiali e dei numeri della manifestazione, il valore di Verona Fotografia 1956–2026 si è espresso soprattutto nelle relazioni nate durante le giornate del Festival. Il Circolo Fotografico Veronese ha espresso la propria gratitudine a tutti gli autori, agli ospiti, alle istituzioni e alle realtà che hanno sostenuto e accolto la manifestazione, riconoscendo il contributo di ciascuno alla riuscita dell’iniziativa.

Il settantesimo anniversario non ha rappresentato soltanto un’occasione per ripercorrere la storia del Circolo, ma anche un punto di partenza per nuove esperienze e progetti rivolti al futuro, nel segno dei valori della ricerca, della condivisione e della partecipazione alla vita culturale della città. Il Circolo Fotografico Veronese prosegue la propria attività durante tutto l’anno.

Gli incontri si svolgono ogni venerdì sera alle ore 21 nella Sala San Giacomo, in piazzale Ludovico Antonio Scuro 10/B, accanto al Policlinico di Borgo Roma, a Verona. Le porte sono aperte a chiunque desideri avvicinarsi alla fotografia, approfondirne il linguaggio, condividere i propri lavori o semplicemente conoscere una realtà che da settant’anni contribuisce alla vita culturale veronese.

L’ingresso è libero: tutti gli interessati possono partecipare agli incontri e scoprire da vicino le attività del Circolo. Perché, dopo settant’anni di storia, il modo migliore per continuare a raccontare Verona è ancora quello di guardarla insieme, attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. 

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