Lo spettacolo "Donna non rieducabile" di Stefano Massini, dedicato alla giornalista Anna Politkovskaja e portato in scena da Ottavia Piccolo, ha realizzato un vero e proprio rito civile al Camploy.
Venerdì 3 aprile a Verona Ottavia Piccolo porta in scena “Donna non rieducabile”, il testo di Stefano Massini che attraversa la vita e la morte della giornalista russa uccisa nel 2006.
Un concerto per raccogliere fondi a favore di diverse associazioni che operano nel campo della salute mentale. Si parlerà anche del Festival del Giornalismo e dell'anteprima del 7 marzo dedicata interamente al tema.
Dalla storia di una Verona fluviale che affonda le radici nel XIV secolo nasce Simeon de l'Isolo, maschera del Carnevale veronese per il quartiere Veronetta. Ce ne ha parlato Roberto Villa, presidente del Comitato Benefico Simeon de l'Isolo, associazione di volontari che opera attivamente nel quartiere spinta dal senso civico di chi la compone.
Il 23 novembre l’edizione scaligera del TED torna in formato “verticale”. Matteo Guidotto racconta come si costruisce un evento che vuole cambiare lo sguardo sul mondo senza alzare la voce.
Il 24 ottobre è uscito il nuovo album della cantautrice veronese, che il 7 novembre, al Teatro Camploy, celebrerà i vent'anni di carriera con numerosi musicisti e ospiti.
L’edizione di quest’anno, in programma il 23 novembre al Teatro Camploy, sarà dedicata al “Countdown climatico”: otto speaker, una città, un’unica urgenza – ripensare le nostre abitudini per salvare il pianeta.
La giornalista e scrittrice veronese Serena Marchi ha scritto a quattro mani con l'ex tennista Monica Giorgi il libro "Domani si va al mare" (Fandango Libri) per raccontare le vicende sportive e soprattutto extrasportive della campionessa. Nella presentazione al Teatro Camploy di ieri sera presenti anche Adriano Panatta e Paolo Bertolucci, a cui era legata da una profonda amicizia.
La compagnia di Castelfranco Veneto ha portato per la prima volta a Verona l'omaggio al poeta, realizzato grazie a tanti riferimenti alla letteratura e alla messa in scena de La Tempesta di Giorgione, priva però di un dettaglio fondamentale. Nonostante la discesa agli inferi dell'uomo moderno, prevale il senso di appartenenza a un tutto universale.