In questi giorni sta circolando una bozza di accordo su cui Trump e Putin starebbero lavorando per la cessazione del conflitto in Ucraina. Leggere il testo con occhi europei mette i brividi, perché – come prevedibile – l’ipotesi di accordo è una vera e propria umiliazione per gli Stati europei e per l’Ucraina. Se prenderà vita, sarà chiaro che abbiamo perso la libertà e rinunciato ai valori del multilateralismo, del diritto internazionale e – in fin dei conti – della stessa democrazia, accettando che sia una potenza straniera a decidere per noi, al posto dei nostri rappresentanti eletti. La posta in gioco è questa, niente meno.

Il testo che al momento è stato diffuso prevede imposizioni di tale portata a carico delle parti che non sono al tavolo, da poter tranquillamente dire che Ucraina e Stati europei emergono come potenze sconfitte al tavolo della pace. Più che un accordo di pace, si tratta di una resa con ben poche condizioni imposte alla resistenza Ucraina e ai suoi alleati europei.

La brutalità con cui vengono assunti accordi sopra la testa dei cittadini europei e ucraini non è nuova, ma ha raggiunto uno stadio ulteriore. I 28 punti dell’accordo prevedono molteplici impegni e obblighi a carico dei governi eruopei e di quello ucraino discussi senza il loro consenso. Tra questi, spiccano la riduzione dell’esercito ucraino a 600.000 unità, mentre quello russo potrà espandersi senza limiti, l’impegno da inserire nella Costituzione ucraina di non aderire alla NATO, mentre per la Russia basterà un impegno legislativo, e non costituzionale, di non aggressione all’Europa, che vale nulla perché nella disponibilità del governo che potrà smentirlo semplicemente con una nuova legge. E la necessità di convocare elezioni in Ucraina entro 100 giorni, con l’evidente piano di Putin di infiltrare le elezioni (che si terranno in un momento drammatico per il Paese) e installare finalmente a Kiev un suo uomo.

Rendiamoci conto: gli Stati europei potranno ancora dirsi sovrani dopo un accordo di questo tipo? Come siamo arrivati a perdere la nostra libertà e consegnare la sovranità (che dovrebbe appartenere al popolo) a Putin e Trump?

La verità è che i limiti dell’Europa sono autoimposti. In buona parte non sono causati da limiti esterni. I governi europei, piuttosto che creare una sovranità europea in materia di difesa e politica estera, hanno preferito tradire i propri cittadini e consegnarci tutti al dominio di Trump. Destra e sinistra, questa è la realtà.

Come si dice spesso, gli Stati europei di dividono in due categorie: ci sono Stati piccoli e Stati che non hanno ancora capito di esserlo. L’Europa, se unita, avrebbe tutti gli strumenti per tornare a contare qualcosa nel mondo, per assumere responsabilità, per promuovere i suoi interessi e i suoi valori (la pace, il multilateralismo, il diritto internazionale, etc.). In termini di popolazione, economici, commerciali, militari, potrebbe avere un peso e farlo sentire a livello globale, a cominciare dagli scenari (come quello ucraino) la cui soluzione è una sfida esistenziale per la stessa sicurezza europea. Ma i governi hanno scelto la divisione, illudendosi di poter difendere una sovranità nazionale che si sgretola davanti alla brutalità della nuove potenze globali. E quella sovranità la stanno (la stiamo) perdendo, giorno dopo giorno, per miopia politica e mancanza di coraggio.

Se sarà realizzato, il piano di Trump rappresenterà un ulteriore passo avanti verso l’irrilevanza degli europei, la distruzione della loro sovranità, la perdita della loro sicurezza e della democrazia. A cosa serve votare, se i nostri rappresentanti non sono in grado di decidere per le nostre comunità, perché quelle decisioni vengono assunte altrove?

Il momento è drammatico. La società europea tutta deve mostrare un sussulto di dignità, riprendere in mano il proprio destino e assumere, con coraggio, nuove responsabilità a livello globale. Tutto questo non potrà realizzarsi senza che l’UE si unisca negli ambiti della politica e di difesa. Il passaggio al voto a maggioranza in Consiglio su queste materie è una prima svolta, ma tanto altro dovrà seguire. E il tempo stringe.

L’Europa per troppi anni ha vissuto nell’illusione che si possa uscire dalla Storia. Ora che la Storia è tornata a bussare alla porta – anzi, diciamo pure che la porta l’ha sfondata a calci – la decisione per i cittadini europei è tra restare artefici del proprio destino e consegnarlo ad altri. Il messaggio per i nostri governanti, nazionali ed europei, deve essere forte e chiaro: fate qualcosa, e fatelo presto.

Stefano Rossi, Segretario del MFE di Torino

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