«Non è possibile confrontarsi veramente con l’altro se sei all’interno di un dislivello di potere. Questo perché c’è qualcuno che controlla il gioco, e qualcun altro che ne viene controllato. E quando vivi in una società nella quale quel dislivello permea tutti gli ambiti, perpetua ingiustizie, costruisce mancanza di possibilità, distrugge sogni, frena delle corse, non solo è politicamente sgradevole ma è anche eroticamente mortifero. Perché non ci sarà mai un vero incontro».

Di tutte le volte che Michela Murgia è stata a Verona, quel 19 settembre 2020 si è impresso nella memoria della città per la sua presenza espressamente di pratica politica. Insieme a Chiara Valerio, Federica Cacciola, Giulia Blasi, Vera Gheno, Maura Gancitano, ha preso parte a “Erosive. La differenza è erotica” organizzato in pochissimi giorni da Non una di meno di Verona, per contrapporsi tutte insieme al programma del Festival della Bellezza, i cui gli ospiti anche quell’anno erano quasi del tutto uomini.

Il dibattito come sfida continua

Sembrano passati molti più anni da quando la battaglia contro i manels – ovvero i panel, i congressi, le conferenze a cui partecipano solo esperti di sesso maschile – riscuoteva attenzione mediatica. Non che sia cambiato molto oggi, ma è anche grazie a queste prese di posizione in piazza che qualcosa lentamente sta cambiando.

Il sentiero tracciato da Michela Murgia con i sassolini della polemica, della provocazione intellettuale (pensiamo al caso sorto intorno a Battiato quando con Chiara Valerio, all’interno di “Buon Vicinato”, un programma ideato su YouTube in piena pandemia, si dilettava nell’arte acuminata del dibattito e della polarizzazione come esercizio di stile) non è un’autostrada a scorrimento veloce. Non è nemmeno un’ascesa verso le vette più segrete, esclusiva di pochi.

Murgia è una donna che si colloca nella piazza, sta nel conflitto, incassa e rilancia, nel tentativo di costruire una visione sull’oggi meno opaca possibile.

Pensiero, scrittura ed esperienza

La scelta di rendere pubblica la sua condizione di salute, senza addolcimenti o corazze, ha permesso a molti giornali di preparare per tempo un coccodrillo, che generalmente non si è pronti a scrivere se la persona che viene a mancare ha 51 anni. Per alcuni critici la sua è una figura non abbastanza intellettuale, e neppure scrittrice in senso strettamente letterario.

Eppure, in questi anni Murgia ha raccontato attraverso la propria esperienza diretta e la sua formazione ciò che non accadeva solo nel recinto della biografia personale: con Il mondo deve sapere nel 2006 ha tolto il velo sulla generazione dei call center, sul lavoro precario, con una voce unica ed efficace. Con il progetto su Morgana ha realizzato due libri e un podcast, che hanno contribuito a rendere appetibili i temi legati al femminismo per le generazioni più giovani. Fino all’ultimo testo uscito pochi mesi fa, Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi, ha detto di sé ma anche di tutti, persino di chi con lei non ha mai condiviso nulla, grazie a storie che parlano di resistenza emotiva quando un evento stravolge la vita.

Imparare a stare e a dire

Oggi è anche la sua relazione con la malattia e la morte a far parlare: un atto politico pure l’aver detto di non lottare contro, di non essere guerriera, bensì di imparare se possibile a conviverci fino alla fine.

Non c’è frase, discorso, scritto di Murgia che sia figlio di un qualche tabù e, pure, non c’è una qualche sua azione pubblica che abbia avuto il solo fine di produrre un clamore fine a se stesso. Persino gli errori sono stati presi di petto, come quei compagni di scuola che alzano spesso la mano rischiando di fare una figuraccia con l’insegnante – ma con una gran voglia di dire la propria.

Dev’essere stato molto faticoso esercitare la propria volontà ad ogni costo; persino la sua vita privata – quella che lei stessa ha reso nota – è stata un modo di vivere a braccia aperte, sminuzzando i riferimenti culturali sul concetto di famiglia, con cui conviviamo spesso con tiepida, stanca convinzione.

Alla base della vita democratica

La fatica di porsi così nel mondo le ha comunque dato tanti riconoscimenti, e le ha permesso di farsi ascoltare da un pubblico eterogeneo, compresa una parte di opinione pubblica che non ama posizionarsi, ma che ha apprezzato la forza messa in pratica da Murgia per stare in dialogo tra polarità opposte.

La fatica c’è stata e ci sarà sempre anche da parte di molta altra opinione pubblica, che pure alla notizia della morte di Murgia ha dato libero sfoggio di brutalità, motivata dalla più sciocca delle ragioni: “non ho mai condiviso nessuna delle tue idee”.

Già nel 2018 alla seconda edizione di Parole Ostili, Murgia affermava che «La democrazia è l’unico sistema di governo fondato sul dissenso, o più propriamente sul conflitto, che non è una derivata impazzita ma ne è il fondamento. Per cui cercare di azzerare i conflitti significa azzerare i principi democratici. Ma se in un sistema democratico è normale, se non addirittura auspicabile, avere degli avversari, meno normale invece è avere un nemico» che rappresenta «la soggettività da espungere dal sistema».

Finito il cordoglio, maturato il lutto, si continuerà a parlare di lei. Oltre la biografia, con le mani nel suo percorso per proseguirne la vitalità, anche nella critica. Ma nemica, mai.

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