L’auto elettrica salverà il pianeta? L’Unione Europea sembra crederci, tanto da aver fissato una data certa, e piuttosto ravvicinata, il 2035, per lo stop alla produzione e vendita di auto con motore endotermico in Europa. Si tratta di una decisione assolutamente impegnativa, carica di responsabilità.

Se da un lato è doveroso fare qualcosa di urgente e concreto per il contenimento delle emissioni climalteranti, non si può ignorare l’impatto che tale scelta ha sull’industria automobilistica europea, sull’economia in generale, ed i conseguenti risvolti sociali.

È indubbio che il futuro della mobilità sia rappresentato dalle auto elettriche, ma in una economia liberista è il mercato a determinare tali scelte strategiche, come negli USA esattamente 100 anni fa, quando fu il mercato a preferire i veicoli con motori endotermici a quelli elettrici a batteria.

Se lo stop ai motori endotermici decisa dalla UE sarà stata una decisione lungimirante, o problematica per l’Europa, ce lo dirà il futuro. Tuttavia impressiona che la UE sia l’unica area del mondo ad aver assunto, ad oggi, una decisione di tale portata, mentre Stati Uniti, Giappone e Corea del sud, e persino la Cina, non hanno adottato misure simili.

La Cina domina nella mobilità elettrica

Inoltre l’Europa non è leader nel settore dei veicoli elettrici a batteria (BEV) anzi è in ritardo nella ricerca, sviluppo e progettazione. La Cina, invece, sta dominando l’intera filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime necessarie (terre rare), alla produzione di batterie e pannelli solari. Non sorprende quindi che le auto elettriche cinesi siano le più competitive sul mercato.

Il settore dei trasporti, in Italia, rappresenta circa un terzo del consumo delle risorse energetiche, quasi esclusivamente di origine fossile. Una mobilità esclusivamente elettrica potrebbe ridurre significativamente le emissioni di CO2 e di tanti altri inquinanti, a condizione che l’energia elettrica stessa sia prodotta da fonti pulite. Se lo smog anziché uscire dai tubi di scappamento dei veicoli viene emesso dai camini delle centrali termoelettriche, non ci sarebbe alcun vantaggio globale, se non parziale a livello locale.

Ad oggi l’energia pulita è quella prodotta da centrali idroelettriche, geotermiche, eoliche e dal fotovoltaico. L’idroelettrico ha ormai raggiunto la saturazione in Italia e la sua produzione è largamente influenzata dalla piovosità. Anche il geotermico da anni è stazionario. Eolico e fotovoltaico sono invece in lenta ma continua crescita, ed è proprio su queste che si punta per ridurre le emissioni. Per ora eolico e fotovoltaico forniscono 54 TWh di energia su un fabbisogno totale di 306 TWh.

La UE si è prefissata il nobile obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Questi obiettivi richiedono azioni su molteplici fronti, uno dei quali è certamente il settore dei trasporti, che oltre alle auto comprende anche furgoni, autobus, camion e TIR. Ma occorre intervenire anche sui consumi energetici del settore industriale, del terziario e del residenziale, ad esempio mediante l’adozione di pompe di calore per il riscaldamento e l’utilizzo di piastre ad induzione al posto dei fornelli a gas.

Il fabbisogno di energia pulita al 2050

Se questi sono gli obiettivi, quanta energia elettrica servirà entro il 2050? Secondo vari scenari potrebbe essere necessaria una quantità di energia elettrica pari a circa il doppio della attuale produzione, ovvero circa 600 TWh. Dovendo mantenere l’obiettivo della decarbonizzazione, tale energia dovrà essere prodotta da fonti non inquinanti e rinnovabili, come l’eolico ed il fotovoltaico, che dovrebbero contribuire con almeno 400 TWh/anno, pari ad un aumento medio annuo di circa 16 TWh. Considerando che negli ultimi sette anni l’aumento è stato di soli 2,1 TWh/anno, diventa evidente quanto sia impegnativo raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

È lecito quindi domandarsi se ha senso spingere in maniera così drastica la mobilità elettrica, quando il vero problema è la produzione di energia elettrica da fonti pulite rinnovabili. C’é il rischio che le batterie dei veicoli elettrici siano caricate con energia prodotta da centrali a gas. Se così, la UE avrà contribuito alla decadenza dell’industria automobilistica europea, senza per contro raggiungere concreti vantaggi per l’ambiente.

Ci auguriamo un futuro diverso, ma forse la decisione dello stop nel 2035 ai motori endotermici, andava meglio ponderata.

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