Un viaggio attraverso l’Europa seguendo il filo invisibile delle correnti oceaniche per raccontare la crisi climatica e le sue conseguenze sul nostro continente. È il cuore del progetto “Lungo la corrente” del giornalista e ricercatore ambientale Lorenzo Colantoni, presentato a Verona come prima tappa del secondo anno della mostra multimediale dedicata a questo lavoro di reportage scientifico.

La mostra è visitabile gratuitamente, negli orari di apertura della biblioteca, ossia il lunedì dalle 14 alle 19, dal martedì al sabato dalle 9 alle 19, fino al 28 marzo 2026.

Colantoni, che collabora con testate come il Corriere della Sera e National Geographic e svolge attività di ricerca all’Istituto Affari Internazionali, ha spiegato come il progetto nasca dal tentativo di raccontare la crisi climatica non solo attraverso i dati scientifici ma anche attraverso le storie e le trasformazioni che toccano la vita quotidiana delle persone. «Cerco di raccontare le questioni ambientali non solo dal punto di vista delle balene o delle foreste, che pure sono meravigliose, ma anche da quello di come questi cambiamenti ci riguardano direttamente», ha raccontato.

Il viaggio che ha dato origine al progetto attraversa l’Europa lungo quattro tappe e altrettanti temi: dalla biodiversità delle Azzorre all’agricoltura intensiva nel sud della Spagna, fino alla transizione energetica in Scozia e Galles e all’Artico, uno dei luoghi in cui il cambiamento climatico è più evidente. L’obiettivo è raccontare uno degli scenari più critici per il futuro del continente: il possibile collasso della circolazione oceanica dell’Atlantico, il sistema di correnti di cui fa parte la Corrente del Golfo e che contribuisce a regolare il clima europeo.

Il racconto prende forma attraverso diversi linguaggi: fotografie, video, reportage e un libro pubblicato con Laterza. Una scelta che riflette anche il modo in cui oggi si costruisce il giornalismo. «Io mi muovo tra scrittura, immagini e video come se fossero strumenti diversi per raccontare la stessa storia», ha spiegato Colantoni. «Viviamo in un mondo in cui l’immagine è ovunque e il giornalismo deve saper usare più linguaggi».

Tra gli episodi più singolari del viaggio c’è la ricerca sulle balene alle Azzorre, dove Colantoni ha seguito un team di ricercatori impegnati a studiare le correnti attraverso le migrazioni dei cetacei, arrivando persino a raccogliere campioni di DNA con l’uso di un drone. Un modo per osservare indirettamente i cambiamenti del mare, seguendo animali che «conoscono le correnti molto meglio di noi».

L’ultima tappa del percorso lo ha portato fino alle isole Svalbard, nell’Artico, dove la crisi climatica appare con particolare evidenza. «Vai in un luogo e pensi che tra dieci anni non sarà più lo stesso», ha raccontato. Eppure proprio lì, tra scienziati e comunità che convivono ogni giorno con queste trasformazioni, Colantoni dice di aver trovato anche la lezione più importante del suo viaggio: la consapevolezza che il cambiamento è già in corso, ma che esistono ancora strumenti e possibilità per affrontarlo. «Se chi vive questi cambiamenti in prima linea non si arrende», ha concluso, «che diritto abbiamo noi di farlo?».

L’incontro aperto al pubblico a Fucina Culturale Machiavelli dal titolo “Oltre l’emergenza: comunicare il clima che cambia” si tiene venerdì 13 marzo alle 18.30. Modera la giornalista Giovanna Girardi.

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