Ecosistema Urbano 2026: Verona innesta la “marcia verde”
Verona risale al 66° posto e segna record storici su rifiuti, perdite d'acqua e ZTL, ma resta maglia nera per lo smog in Veneto.

Verona risale al 66° posto e segna record storici su rifiuti, perdite d'acqua e ZTL, ma resta maglia nera per lo smog in Veneto.

Sette posizioni guadagnate in un solo anno e il miglior risultato dal 2017 a questa parte. Il rapporto Ecosistema Urbano 2026 (redatto da Legambiente con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore) certifica una svolta per Verona, che risale al 66esimo posto nazionale sfondando quota 51,4% di punteggio complessivo.
La città dimostra finalmente di saper cambiare passo: quando la politica programma e investe, i risultati arrivano, e a dimostrarlo sono numeri storici su rifiuti, acqua e centro storico. Ma guai a cantare vittoria: se la direzione è quella giusta, la velocità di crociera è ancora troppo lenta per una città che ambisce ai vertici europei.
La vera impresa dell’anno si consuma sul fronte della raccolta differenziata: Verona abbatte un muro storico e sfonda quota 60,9% (+9,4% in appena due anni). Un traguardo straordinario che riavvicina la città ai parametri di legge del 65% e premia il nuovo corso della gestione dei rifiuti.
Accanto al record dei rifiuti, brilla il recupero sulla rete idrica: le perdite d’acqua crollano al 31,4% (dal 36,2% precedente), grazie agli investimenti PNRR sulla digitalizzazione e a una rendicontazione finalmente rigorosa.
Ottime notizie arrivano anche dalla mobilità: il trasporto pubblico tiene con forza (13esima piazza nazionale con 153 viaggi/anno per abitante), sostenuto da una flotta sempre più green.
Infine, la scelta coraggiosa della Giunta Tommasi di chiudere la ZTL eliminando le fasce orarie di libero accesso entra ufficialmente negli indicatori nazionali con i suoi 920.000 metri quadrati, dimostrando il valore di scelte d’impatto sul centro storico.
A gettare un’ombra pesante su questo percorso virtuoso restano però alcuni dati, che confinano Verona al penultimo posto tra i capoluoghi veneti.
La piaga peggiore è l’aria: pur registrando lievi cali termici degli inquinanti, sul PM10 Verona sprofonda al 99^\circ posto su 102 città, risultando la quarta peggiore d’Italia per polveri sottili e drammaticamente distante dai limiti UE 2030 e OMS.
A complicare il quadro c’è la morsa delle auto private (ben 68,4 ogni 100 abitanti) e un dato allarmante sul patrimonio naturale: nel 2025 sono stati abbattuti 672 alberi a fronte di soli 330 piantati (un saldo in rosso di -342 alberi), aggravato dalla mancanza di un Piano del Verde e da un consumo di suolo in crescita (6,9 metri quadrati per abitante).
A completare le criticità s’aggiunge l’inquinamento acustico notturno (fuori classifica, ma devastante), con oltre il 62% dei residenti esposto a livelli di rumore superiori alle soglie di tolleranza.
I dati di Ecosistema Urbano 2026 dimostrano che Verona non è condannata all’immobilismo. La scalata in classifica e le vittorie su differenziata e ZTL sono la prova provata che le riforme, quando si fanno, portano frutti concreti.
Tuttavia, una città come Verona, circondata letteralmente dalle prime tre classificate (Mantova, Trento e Bolzano) non può accontentarsi di un 66esimo posto che la vede ancora annaspare in fondo alla graduatoria veneta.
Per vincere le battaglie decisive, dallo smog al consumo di suolo, occorre accelerare ulteriormente in questa direzione. E per farlo serve la forza di pianificare: dall’approvazione immediata di un Piano del Verde all’introduzione della tariffa puntuale sui rifiuti, fino all’aggiornamento dei piani energetici ed acustici.
Verona ha tutte le carte in regola per diventare una capitale della sostenibilità. La strada è stata tracciata. Adesso, però, deve dimostrare di avere anche il coraggio di proseguire in questa direzione.
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