È stata Marina Sorina, firma nota ai lettori di Heraldo, ad accompagnare la scrittrice Oksana Stomina nel suo tour in 20 località italiane per presentare il libro di poesie “Lettere Non Spedite” e raccontare l’agghiacciante attacco russo a Mariupol. Marina ha fatto da interprete in ogni evento e ha tradotto poeticamente in italiano le poesie di Oksana.

A margine dell’evento conclusivo del tour, ospitato dal MFE Valpolicella e tenutosi a Fumane il 3 dicembre 2025, abbiamo chiesto a Marina la sua opinione sulla Federazione Russa, impegnata da quasi quattro anni in una spietata guerra per cambiare con la forza i confini internazionali, cosa che non accadeva da 80 anni in Europa.

Partiamo da un’osservazione ricorrente: la distinzione tra la logica occidentale del “tutto quanto la legge non vieta è permesso” e quella russa del “è vietato tutto quanto la legge non permette”. Da cosa ha origine questa profonda differenza? E l’Ucraina dove si situa?

Marina Sorina

«È un’osservazione interessante che coglie un punto fondamentale della mentalità russa. Per capirla, occorre tener conto sia della sua geografia che della sua storia. In molte regioni della Russia dei secoli passati, le condizioni climatiche erano così dure da rendere difficile la sopravvivenza, portando a dinamiche sociali molto rigide. In una terra così grande e incerta, preferivano un punto di riferimento sicuro, una persona forte che si prendesse la responsabilità della vita e della morte degli altri. Questa figura ha trovato la sua massima espressione nello Zar. Lo Zar è il “padre” a cui ci si affida completamente, ma questa “paternità” significa dominio, significa comando assoluto. Si cristallizza così una struttura rigida in cui ogni strato sociale dipende da quello superiore per sopravvivere (mangiare, guadagnare) ma ne sopporta anche i soprusi e, soprattutto, maltratta coloro che appartengono agli strati sociali inferiori, in una catena senza fine.»

Questo per la posizione geografica e l’aspetto storico?

«Un altro fatto storico fondamentale è un dettaglio che sfugge ai più in Italia: i territori che ora fanno parte della Federazione Russa per circa due secoli e mezzo sono rimasti sotto il giogo del Khanato dell’Orda d’Oro, cioè dell’impero mongolo medievale, fondato dal nipote di Gengis Khan, che dominava gran parte dell’Europa orientale e dell’Asia centrale. I principi moscoviti dovevano andare a rendere omaggio al Khan e pagargli il tributo. Questo ha influito molto sulla mentalità del popolo e dei regnanti, che hanno in sostanza seguito il modello comportamentale dei propri oppressori, reprimendo i tentativi di creare democrazia, come tristemente accaduto alla città di Novgorod, rasa al suolo da Ivan il Terribile, seguita poi da Pskov, Ryazan e molte altre.»

Ma nel 1917 l’ultimo imperatore russo è stato destituito e dopo qualche anno è stata fondata l’Unione Sovietica.

«È stata abolita la figura dello Zar e sterminata la dinastia dei Romanov, ma si è mantenuto in vita l’intero sistema di controllo e l’apparato repressivo. Questo apparato è il modello dominante di interazione tra i membri della società.  È un sistema in cui si è controllati, e se si obbedisce allora si viene gratificati, se invece si disobbedisce si viene puniti, come si fa in un circo con animali addomesticati. Questo succede a tutti i livelli: la mamma picchia i bambini, il marito picchia la moglie (nel 2017 è stato depenalizzato il reato di violenza domestica), l’allenatore maltratta i propri atleti, il tenente i propri soldati, la guardia carceraria il detenuto e così via.»

Foto da Unsplash di Natalya Netunova

E in Ucraina? Anche lì sono passati i tartari di Gengis Khan.

«In Ucraina, grazie a condizioni geografiche e storiche diverse, si è sviluppata una società più aperta e meno gerarchica rispetto alla Russia. Il clima è più mite e sono più numerosi i giorni per coltivare la terra e ottenere un buon raccolto. Questo permetteva di sopravvivere senza protezioni, coltivando il proprio appezzamento e persino avendo qualcosa in sovrappiù da scambiare. Questo ha favorito più individualismo e responsabilità individuale, e non collettiva. Certo, i secoli di dominazione russa hanno lasciato una impronta sul tessuto sociale ucraino, indebolito da repressioni, carestie indotte e guerre, ma la differenza di mentalità è rimasta.»

L’Ucraina e la Russia sono quindi diverse, nonostante la somiglianza linguistica, che può essere paragonata a quella tra italiano e spagnolo?

«C’è somiglianza linguistica come fra italiano e spagnolo ma sono due lingue totalmente diverse. L’ucraino ha un alfabeto diverso, la grammatica e il lessico differiscono parecchio, tanto da rendere difficile la mutua comprensione senza uno studio della lingua dell’altro. La stessa cosa si può dire per la mentalità. Mentre la Russia è rimasta a lungo sotto l’influenza asiatica, l’Ucraina è sempre stata un crocevia in vario contatto con molte nazioni europee: polacchi, lituani, scandinavi. L’Orda d’Oro arrivò anche in Ucraina, ma dopo aver bruciato le città, se ne andò senza dominare per secoli, come fece invece in Russia. Questa differenza ha portato a una maggiore apertura e disponibilità al cambiamento, al commercio, alla tolleranza e all’accettazione della diversità, tipiche della civiltà europea contemporanea. Nel mondo moderno i russi hanno più possibilità di viaggiare, ma portano dentro di sé la mentalità chiusa e gerarchica del paese-prigione in cui sono cresciuti. »

Qui in Italia in molti pensano che l’Ucraina sia una regione della Russia, e in molti parlano senza distinzione di URSS e di Russia.

«Questo non mi sorprende, dato che anche in alcuni libri scolastici di geografia c’è confusione su queste differenze basilari. Quando la Confederazione polacco-lituana, che includeva l’Ucraina, è stata smembrata fra Russia, Prussia e Austria nel 1795, le città di Kyiv, Kharkiv e Mariupol sono passate sotto la Russia, mentre Cernovizza e Leopoli sono diventate parte dell’Impero Austro-Ungarico. Gli ucraini hanno resistito alla dominazione russa, difendendo strenuamente la propria lingua e cultura, nonostante tutti i tentativi di cancellarla. È importante notare, tuttavia, che questo individualismo ucraino ha anche dei risvolti negativi a livello sociale, come la frequente discordia, discussioni interne che causano frequenti cambi ai vertici del governo. »

Foto da Unsplash di Arthur Osipyan

Perché la guerra in Ucraina riguarda tutti gli europei?

«La storia insegna che i regimi espansionisti si fermano solo di fronte a una resistenza decisa. Come diceva Winston Churchill, “I russi rispettano solo la forza: si fermano solo quando trovano qualcuno che li blocchi”. Questa verità vale oggi più che mai. Putin non si accontenta di rivendicare i territori dell’ex Unione Sovietica: vuolecancellare l’Ucraina come nazione libera e democratica, un modello che minaccia il suo sistema autoritario. Il suo obiettivo è accrescere il potere demografico, economico e militare della Russia, per poi proiettarlo sull’Europa, sfruttando divisioni e debolezze.»

E cosa possiamo reagire?

«Se teniamo davvero all’Europa, dobbiamo renderla subito più forte e unita. L’Europa non può permettersi di essere fragile, deve diventare capace di resistere a questo disegno con una strategia comune: difesa militare, indipendenza energetica, resilienza economica e unità politica. Solo così si potrà fermare chi, come Putin, interpreta la frammentazione europea e ogni nostra esitazione come un invito a proseguire la sua espansione.»

Foto da Unsplash di Antoine Schliber

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