Ci sono luoghi che appartengono alla memoria collettiva di una città. L’Ex Lido è certamente uno di questi. Quando venne realizzato, il Lido di Verona rappresentava un’eccellenza, non soltanto cittadina, ma di livello europeo. Per decenni è stato un luogo di sport, di divertimento e di aggregazione, frequentato da generazioni di veronesi. Un pezzo importante della storia della città, capace di coniugare sport e socialità in una posizione straordinaria, a ridosso delle mura e dei bastioni.

E dentro quella storia ci sono anche i nomi di grandi protagonisti dello sport italiano. Da Alberto Castagnetti, figura fondamentale del nuoto italiano e storico allenatore della Nazionale, a Federica Pellegrini, veronese d’adozione e simbolo mondiale del nuoto italiano, che proprio a Verona ha costruito una parte fondamentale della sua straordinaria carriera. È questa eredità che oggi Verona dovrebbe saper raccogliere per costruire una nuova stagione dello sport acquatico veronese, valorizzando un patrimonio di competenze, passione e talento che i recenti Campionati Europei hanno dimostrato essere ancora vivo e capace di esprimere eccellenze di livello internazionale

Oggi, invece, quell’area è diventata uno dei simboli più evidenti del degrado e delle occasioni mancate della città. Non si tratta soltanto di un impianto sportivo dismesso ma una delle più importanti aree pubbliche nel cuore di Verona, in una posizione strategica, che da troppo tempo attende una nuova funzione.

La riqualificazione dell’area è da anni al centro del dibattito, ma il progetto fatica a trasformarsi in un intervento concreto. Credo quindi che sia necessario cambiare approccio e, soprattutto, tornare a interrogarsi su quale ruolo possa avere l’Ex Lido nella Verona del futuro.

Un’opportunità che andrebbe colta, esplorando con urgenza la possibilità di accedere al programma “Sport Missione Comune 2026” dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, considerato il termine ravvicinato del bando, fissato al 30 settembre, e valutando al contempo anche gli altri strumenti di finanziamento messi a disposizione dallo Stato e dallo stesso Credito Sportivo. La finestra temporale è certamente stretta, ma proprio per questo credo sia necessario chiedersi immediatamente se questa opportunità possa rappresentare la leva per far finalmente decollare il progetto dell’Ex Lido.

La vera sfida, tuttavia, va oltre il singolo bando e riguarda la visione che vogliamo avere di questo luogo. La domanda, però, non dovrebbe essere semplicemente se ricostruire o riconvertire una piscina, ma quale infrastruttura sportiva vogliamo consegnare alla Verona dei prossimi decenni. È da questa domanda che occorre partire per avere il coraggio di immaginare qualcosa di più ambizioso. Un’ipotesi da esplorare potrebbe essere quella di pensare all’Ex Lido come a un Centro Natatorio e Sportivo di rilevanza nazionale. Un luogo in cui lo sport di alto livello possa convivere con lo sport per tutti, la formazione con la socialità, la dimensione nazionale con quella più propriamente cittadina.

Un centro aperto durante tutto l’anno, capace di superare la tradizionale dimensione stagionale dell’impianto attraverso l’inserimento di aree natatorie non agonistiche, spazi per il benessere e il wellness e, laddove compatibile con le caratteristiche del sito e con la sostenibilità dell’intervento, con funzioni anche termali. Non semplicemente una nuova piscina, dunque, ma una vera infrastruttura sportiva al servizio della città e del territorio capace di coniugare eccellenza sportiva e diritto allo sport, garantendo l’accesso anche a quelle fasce della popolazione che, per ragioni economiche o sociali, rischiano più spesso di rimanere escluse dalla pratica sportiva.

C’è poi una dimensione nuova che oggi non possiamo ignorare. In una città che deve fare sempre più i conti con ondate di calore e temperature estreme, gli impianti sportivi pubblici possono diventare parte di una vera e propria rete di rifugi climatici. Questo significa ripensare lo sport non come una semplice attività ricreativa, ma come una vera infrastruttura di welfare urbano: un servizio pubblico capace di produrre salute, inclusione, socialità e qualità della vita.

Per fare ciò ovviamente è necessario costruire un modello economicamente sostenibile, nel quale la funzione pubblica dell’impianto si accompagni a una gestione professionale e alla capacità di attrarre eventi e attività sportive di livello regionale, nazionale e internazionale.

Secondo questa logica, la Fondazione Bentegodi, da sempre profondamente radicata nella realtà sportiva veronese, potrebbe assumere un ruolo centrale nella costruzione del progetto, valorizzando le discipline natatorie, la formazione e la crescita degli atleti in stretta relazione con il Centro Federale “Alberto Castagnetti” e con la Federazione Italiana Nuoto, mettendo a sistema una storia e una vocazione che Verona possiede già e costruendo le condizioni affinché possano trovare nell’Ex Lido una nuova infrastruttura all’altezza delle ambizioni della città.

C’è poi un’ultima questione, tutt’altro che secondaria, che riguarda il rapporto tra l’Ex Lido e il sistema dei bastioni. Da tempo il dibattito cittadino sembra dividersi tra chi vorrebbe riportare i valli e i bastioni a una condizione il più possibile libera da costruzioni e chi, invece, ritiene possibile una loro valorizzazione attraverso nuove funzioni sportive, ricreative e sociali. Credo che questa contrapposizione debba essere superata.

I video storici rilanciati in questi giorni dalle televisioni locali ci restituiscono un elemento importante: i bastioni non erano un corpo estraneo al Lido, ma una componente fondamentale della sua identità e della sua immagine. È proprio da questa consapevolezza che dovrebbe partire il progetto. La domanda non è, dunque, come fare spazio alle nuove funzioni sacrificando le mura, ma come utilizzare le mura per costruire nuove relazioni urbane. Quelle che storicamente erano state concepite come strutture di difesa e separazione possono diventare oggi infrastrutture di connessione capaci di mettere in relazione parti diverse della città attraverso lo sport, il verde, la mobilità pedonale e ciclabile e nuovi spazi pubblici. Il tema non è cancellare la storia del luogo, né di musealizzarla, bensì di trasformarla in una risorsa per il futuro, capace di rendere Verona più europea, restituendo funzioni e qualità a spazi oggi marginalizzati o abbandonati.

Un’opportunità per recuperare un pezzo importante della memoria della città, restituire uno spazio pubblico ai veronesi e, allo stesso tempo, realizzare un’infrastruttura sportiva moderna, sostenibile e competitiva a partire dalla storia di quella che fu, a suo tempo, la piscina più grande d’Europa. È una sfida ambiziosa. Ma forse è proprio il momento di tornare ad avere l’ambizione di provarci.

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