È morta oggi, 11 settembre, a 78 anni Emma Bonino, protagonista di oltre mezzo secolo di vita politica italiana ed europea. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, ha attraversato la storia della Repubblica portando avanti posizioni sempre radicali, mantenendo come elementi costanti della propria azione politica la difesa dei diritti civili, il femminismo, l’europeismo e l’attenzione alle questioni internazionali.

La sua storia politica è legata fin dagli anni Settanta al Partito Radicale (1975-1989), al sodalizio con Marco Pannella e alle battaglie che in quella stagione contribuirono a modificare profondamente la società italiana, come i grandi temi su l’aborto (Legge 194 del 22 maggio 1978), il divorzio (Legge 898 del primo dicembre 1970), ma anche sui diritti individuali, la libertà di scelta, fino alla lotta alla pena di morte, fino alle mutilazioni genitali femminili e alla fame nel mondo: sono solo alcuni dei temi sui quali Bonino ha costruito la propria presenza pubblica. Dal 2001 ha fatto parte dei Radicali Italiani e nel 2019 ha fondato +Europa.

Una presenza durata decenni nelle istituzioni

Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, è stata parlamentare in numerose legislature, deputata europea, ministra per le Politiche europee e del Commercio internazionale nel secondo governo Prodi (dal 2006 al 2008), vicepresidente del Senato dal 2008 al 2013 e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Affari esteri nel governo Letta.

Ma è anche la dimensione internazionale a distinguere il suo percorso da quello di gran parte della politica italiana della sua generazione. Tra il 1995 e il 1999 è stata componente della Commissione europea guidata da Jacques Santer, con responsabilità, tra le altre, per la pesca, la politica dei consumatori e gli aiuti umanitari. Un ruolo che la portò a occuparsi direttamente di alcune delle principali crisi internazionali di quegli anni e a dare alla propria attività politica una dimensione che avrebbe conservato anche nei decenni successivi.

Europa e diritti umani sono rimasti centrali anche nell’ultima parte della sua attività istituzionale. Tornata al Senato nella legislatura 2018-2022, ha fatto parte sia della Commissione Politiche dell’Unione europea sia della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Omaggio a Emma Bonino alla Vrije Universiteit Brussel. Foto di Elena Guerra

Dall’autodeterminazione delle donne al fine vita

Un filo conduttore dell’impegno politico di Bonino è stato il principio dell’autodeterminazione della persona. A partire dalle battaglie degli anni Settanta per i diritti delle donne e per la libertà di scelta in materia di aborto, il suo femminismo si è tradotto soprattutto in iniziative politiche concrete per l’autonomia femminile e l’uguaglianza dei diritti, assumendo negli anni anche una dimensione internazionale, dalla denuncia delle mutilazioni genitali femminili alla promozione dei diritti delle donne nei contesti in cui erano maggiormente negati.

Lo stesso principio ha attraversato il suo impegno sul fine vita e sul testamento biologico: nel dibattito parlamentare ha difeso il diritto della persona a esprimere anticipatamente la propria volontà sui trattamenti sanitari e la centralità della libera scelta individuale. Nel 2009 rese pubblico in Senato anche il proprio testamento biologico, trasformando ancora una volta una convinzione personale in una battaglia politica sui diritti e sulle libertà individuali.

“Io non sono il mio tumore”

Nel 2015 con queste parole Emma Bonino ha raccontato la malattia a Radio Radicale, nell’anno in cui i medici le diagnosticarono un microcitoma al polmone sinistro, una delle forme più aggressive di tumore polmonare. Nonostante questo ha continuato a essere nella vita pubblica senza abbassare la guardia sulle questioni che le sono sempre state a cuore.

Ha avviato battaglie continue e, proprio per questo, è stata capace di suscitare, nel corso di cinquant’anni, consenso e opposizione. Il peso della sua figura nella storia politica italiana, tuttavia, supera i confini delle singole battaglie vinte o perse: sta anche nell’aver portato con continuità questioni italiane nelle istituzioni europee e temi internazionali nel dibattito pubblico nazionale, in una continua spirale di voce mai afona ma piena e salda.

Con la sua morte scompare così una delle figure italiane che più a lungo hanno tenuto insieme politica nazionale, costruzione europea e impegno internazionale, attraversando stagioni molto diverse della Repubblica senza rinunciare a una presenza pubblica riconoscibile e, spesso, controcorrente.

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