Nell’incontro Luciana Littizzetto ha parlato del suo nuovo libro, Il tempo del la la la (Feltrinelli, 2026), sottolineando il piacere di trovarsi a un festival letterario, lei autrice comica, intervistata da un’intellettuale del calibro di Chiara Valerio. Però, a pensarci bene, ha aggiunto, persino Freud sosteneva che ridere fosse importante per attraversare dolore senza farsene annientare.

Di che cosa parla il libro? È la storia di tre donne in quel momento della vita in cui sbiadiscono i progetti, si affievoliscono le soddisfazioni e i desideri, magari ancora tali, restano all’orizzonte, irraggiungibili.
Non solo – e qui il pubblico ha applaudito fragorosamente – anche la memoria e le parole vengono meno, sovente sostituite da “la la la”, in attesa di quel dettaglio, nel discorso, che sfugge, parola, data, o luogo che sia.

Il libro esplora anche la genitorialità, ha incalzato Valerio, vissuta come pratica e non come ruolo. I figli diventano a loro volta genitori dei loro genitori, ormai anziani, eppure il lavoro di cura riserva un lato inaspettatamente comico, secondo Littizzetto. E ha ricordato che buona parte dei fatti narrati nel libro derivano dalla sua personale esperienza o da quella di amici e conoscenti.

Littizzetto respinge l’etichetta di autofiction per il suo libro perché prevale l’invenzione e, quanto al buonsenso, apparentemente svanito tra eccessi di ogni tipo, ha affermato che risulta troppo banale e immediato perché siamo diventati tutti più sofisticati.

Il romanzo trasmette una grande allegria, ha concluso Valerio, perché fa intuire che le persone possano sempre cambiare, evolvere, anche attraverso i loro errori, talvolta stupendi e comici.

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