Nella mobilità elettrica l’Italia rimane il fanalino di coda dell’Europa confermando la sua predilezione per i costosi combustibili fossili.

Come si può vedere dal grafico elaborato dalla Staffetta Quotidiana, giornale online specializzato nei temi energetici, i prezzi alle pompe di benzina e gasolio, in questi ultimi anni, hanno manifestato una estrema variabilità e imprevedibilità.

Non siamo ancora nella situazione vissuta negli anni ’70 del 900 quando, non potendo pagare prezzi impossibili, abbiamo sospeso la mobilità nei giorni festivi (domeniche a piedi), viaggiato a targhe alterne durante la settimana e spento la sera i lampioni delle strade. Ora stiamo pagando i combustibili sino al 50% in più di quello che pagavamo solo quattro anni fa: il gasolio ha raggiunto l’impensabile presso di 2.5€/litro.

Prezzi benzina e gasolio. Elaborazione Staffetta Quotidiana

Dal grafico si può anche vedere che i maggiori movimenti  di prezzo avvengono in occasione di eventi fuori dalla nostra capacità di intervento: l’aggressione russa all’Ucraina nel 2022, l’aggressione di USA-Israele all’Iran nel 2026, ma anche eventi di carattere finanziario e geopolitico di cui perdiamo traccia.

Il petrolio e i suoi derivati, i combustibili fossili in generale, sono diventati potenti strumenti di ricatto dei paesi produttori verso i paesi consumatori come l’Italia. Negli anni ’70 i Paesi Arabi hanno voluto punire gli stati che avevano appoggiato Israele nella guerra dello Yom Kippur, ora Trump vuole coinvolgere l’Europa nel suo programma imperiale.

Nel mese di luglio,in particolare, i prezzi dei carburanti hanno spinto una spirale inflazionistica sulle appena avviate vacanze estive, continui aumenti di tutti i prodotti che hanno impoverito lo scarso budget di spesa ad esse dedicato.

Analisi di mercato dell’auto

In questa situazione ci si aspetterebbe un forte incremento nelle vendite delle auto elettriche, un boom di prenotazioni, un ricambio accelerato delle vecchie inefficienti auto termiche.  In questo momento le auto elettriche, con 441.453 veicoli, rappresentano solo l’1% del parco circolante italiano, l’esposizione degli italiani ai rischi petroliferi e le conseguenti evoluzioni inflazionistiche è quasi totale.

Il potenziale di crescita del mercato elettrico è quindi enorme ma, nei primi sette mesi dell’anno, la vendita della auto termiche sono aumentate rispetto al 2025 di circa centomila unità. L’aumento delle vendite di BEV nello stesso periodo è stato di sole 36mila unità.

La quasi totalità delle auto possedute dagli italiani, incluse le forme Hybrid, continua a dipendere da gasolio e benzina,esposte quindi al rischio prezzi e razionamento del carburante come negli anni ’70.

Invece, a luglio, il promettente aumento nelle vendite delle auto BEV avuto dall’inizio dell’anno (+ 72.42% rispetto lo stesso periodo del 2025) si è interrotto. Nel mese di luglio, secondo Motus E, le immatricolazioni delle auto elettriche sono state pari a 7.183 unità contro le 14.721  di giugno. Un risultato che non si spiega considerando che proprio a luglio si è avuto il massimo impazzimento dei prezzi.

La vendita di auto elettriche BEV conoscono ancora numeri molto piccoli,  per questo richiederebbero la massima attenzione per accompagnarne lo sviluppo.

Come si può leggere nella tabella seguente, l’Italia continua ad essere la  peggiore fra i sette maggiori Paesi Europei.

La mobilità europea nel complesso è ancora lontana dall’essere  indipendente dai paesi produttori di combustibili fossili ma si nota un consolidamento positivo nella elettrificazione della mobilità soprattutto in Nord Europa dove ormai una auto venduta su tre è elettrica.  l’Italia è quella che fa più fatica ad affrancarsi, oltre ad avere la densità automobilistica più alta della media europea (700 auto per mille abitanti contro 570) è il paese dove si vendono meno auto elettriche BEV: solo una su dodici.

Nasce spontanea la domanda: perché gli italiani sono così restii ad abbracciare la mobilità elettrica che, se l’energia fosse rinnovabile, li libererebbe da imprevedibili costi e da dipendenze geopolitiche?

Motus E nel presentare i dati di mercato ha tentato una risposta:  «Il rallentamento delle immatricolazioni elettriche italiane, in un contesto europeo che continua ad accelerare, non fa che aumentare la preoccupazione per l’incertezza in cui rischia di avvitarsi il mercato auto nazionale. Occorre pertanto prestare attenzione all’urgenza di dare a cittadini e industria segnali chiari, che consentano di programmare acquisti e investimenti con serenità e consapevolezza» e aggiunge «il ritardo sull’elettrico e l’andamento a strappi del mercato riflette le difficoltà incontrate nella pianificazione di strumenti incentivanti chiari e prevedibili».

Un modo per dire che gli italiani  non percepiscono il rischio strutturale nel quale vivono e cambiano le loro abitudini solo se ci sono ” incentivi” da sfruttare.  Una spiegazione troppo semplicistica ma che per ora rimane la sola disponibile.

Attendendo positivi sviluppi della situazione, nella speranza di percepire una maggiore chiarezza nei comportamenti degli italiani, si allega una infografica di Motus E relativa alle infrastrutture di ricarica  pubbliche dei veicoli elettrici dalla quale si evince che sono raddoppiate dal 2023 e ora è disponibile una “colonnina” pubblica ogni cinque auto elettriche. Nelle autostrade il 54% delle stazioni di servizio dispone del servizio di ricarica elettrica.

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