La questione abitativa è tornata, finalmente, nell’agenda del Governo nazionale. Lo ha fatto in modo ancora timido e insufficiente, ma è un segnale che va colto e rilanciato. Perché la crisi abitativa è una crisi strutturale che negli ultimi dieci anni si è aggravata, colpendo prima di tutto le persone più fragili, ma finendo per indebolire l’intero sistema urbano ed economico dei territori.

Senza una casa dignitosa non esiste sviluppo umano, non esiste coesione sociale, non esiste comunità. E allo stesso tempo, senza politiche abitative solide, le città perdono competitività: diventano meno attrattive per chi lavora, per chi studia, per chi vuole costruire un progetto di vita. Dove abitare costa troppo o è precario, le imprese faticano a trovare forza lavoro, i giovani se ne vanno, le disuguaglianze crescono.

Per questo la casa deve tornare al centro dell’agenda politica come infrastruttura sociale primaria, non come una spesa improduttiva da comprimere. Investire nell’abitare significa investire nello sviluppo, nella giustizia sociale, nella tenuta democratica delle nostre città.

Serve un cambio di paradigma: basta rincorrere l’emergenza. È il momento di passare a una programmazione pubblica strutturale, fondata su una responsabilità condivisa tra istituzioni, attori economici e comunità locali. La politica deve tornare a guidare questo processo, non subirlo.

In questo quadro, accanto alle politiche nazionali ed europee, è inevitabile domandarci cosa potrebbe fare il Comune di Verona nel breve e medio periodo. Le risposte esistono, ma richiedono coraggio, visione e capacità di decisione.

Primo: rilanciare con forza l’Edilizia Residenziale Pubblica. A Verona esistono oggi circa 800 alloggi pubblici inutilizzati: uno spreco inaccettabile in una città attraversata da una grave tensione abitativa. Solo Agec dispone di circa 500 alloggi vuoti. Recuperarli significherebbe aumentare del 14% il patrimonio pubblico. Con un investimento medio di 24.000 euro ad alloggio, l’operazione richiederebbe circa 12 milioni di euro: una cifra sostenibile, soprattutto se rapportata ai benefici sociali e al fatto che, con canoni calmierati medi di 200 euro, l’investimento rientrerebbe in circa dieci anni. Non è un costo: è una scelta politica.

Secondo: costruire almeno 1.000 nuovi alloggi pubblici nei prossimi cinque anni.
È possibile farlo applicando finalmente l’articolo 39 della Legge Regionale 11/2004, ignorato per troppo tempo. La norma impone ai Comuni sopra i 25.000 abitanti o in situazione di tensione abitativa di riservare dal 20% al 40% delle nuove volumetrie all’ERP. Verona rientra pienamente in questa fattispecie. Non applicare questa legge non è una dimenticanza: è una precisa responsabilità politica.

Terzo: attivare partenariati pubblico-privati orientati all’interesse generale.
Servono alleanze con il privato e con il terzo settore per recuperare aree e immobili pubblici oggi abbandonati o sottoutilizzati e riconvertirli in edilizia pubblica e sociale. Le aree attorno allo stadio, l’ex ICISS, il palazzo Agec di via del Pontiere, l’ex convento oggi sede dei vigili del fuoco: luoghi simbolo di un patrimonio che può e deve tornare a vivere, mettendo al centro il diritto all’abitare e non la rendita.

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Quarto: ridefinire la governance delle politiche abitative.
Agec deve tornare a essere un attore strategico dello sviluppo urbano e sociale, non un semplice amministratore di condominio. Per questo è necessaria una sua ricapitalizzazione e un rafforzamento strutturale, anche attraverso operazioni industriali coraggiose, come l’integrazione con realtà capaci di portare nuove risorse, ad esempio Magis (ex AGSM). Il Comune potrebbe rinunciare al canone annuo di 500.000 euro che Agec è tenuta a versare, destinando questa somma, ad esempio, al finanziamento dell’Agenzia sociale della casa.

Siamo consapevoli che la sfida è complessa. Ma la complessità non può essere un alibi per l’immobilismo. La crisi abitativa chiede scelte nette, investimenti chiari e una visione di città che metta al centro le persone. È da qui che passa il futuro di Verona, una città che garantisce il diritto all’abitare e costruisce inclusione, opportunità e sviluppo per tutte e tutti.

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