Sessant’anni dopo tutto parte ancora da lì. Da quella canzone, da quelle parole diventate simbolo di una generazione e, oggi più che mai, capaci di parlare al presente: “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Gianni Morandi sceglie di cominciare il suo concerto all’Esedra di Palazzo Te a Mantova, in una serata da tutto esaurito, che celebra i sessant’anni di uno dei brani più importanti della musica italiana.

Ma è soprattutto un viaggio. Un viaggio lungo una carriera straordinaria, attraverso canzoni, ricordi, incontri, cadute e ripartenze. Due ore e un quarto in cui Morandi attraversa buona parte della sua storia artistica e personale, alternando i grandi successi degli esordi alle canzoni più recenti, raccontando aneddoti, episodi, curiosità e momenti che hanno segnato non soltanto la sua vita, ma anche quella di un Paese intero.

A 81 anni Gianni Morandi è al centro del palco, con una vitalità sorprendente. Canta, cammina, salta, balla, scherza, dialoga con il pubblico. Non sembra voler concedere tregua a una serata che scorre con grande ritmo ed energia. Alle sue spalle scorrono immagini e filmati d’epoca: la televisione di quegli anni, i palcoscenici, i volti, i momenti che hanno costruito la memoria collettiva della musica italiana. È come aprire un grande album dei ricordi ma senza mai avere la sensazione di assistere a qualcosa di nostalgico.

Perché il passato, nelle parole e nelle canzoni di Morandi, torna continuamente a dialogare con il presente.

Ci sono gli anni del successo travolgente, quelli in cui il ragazzo di Monghidoro diventa uno dei protagonisti assoluti della musica italiana. E poi arrivano gli anni difficili, il periodo “buio”, quando le luci sembrano spegnersi e la carriera attraversa una fase di profonda trasformazione. Fino alla rinascita, alla nuova stagione artistica, alla ripartenza. Anche grazie a canzoni come Canzoni stonate, scritta da Mogol, che rappresenta uno dei passaggi importanti di quel ritorno.

Morandi racconta tutto con la semplicità che da sempre lo contraddistingue. Non nasconde le difficoltà e non costruisce un racconto celebrativo. Al contrario, mette in fila successi e momenti complicati, mostrando come una carriera così lunga sia fatta anche di coraggio, capacità di rimettersi in gioco e voglia di ricominciare.

E poi ci sono gli amici, le collaborazioni, gli incontri che hanno lasciato un segno.

Il momento dedicato a Lucio Dalla è tra quelli più intensi della serata. Quando Morandi parla del suo amico, il racconto diventa inevitabilmente più intimo. Poi arrivano le sue canzoni e l’emozione passa direttamente dal palco al pubblico. È uno di quei momenti in cui il concerto cambia ritmo e diventa memoria, ricordo, affetto. Dalla non è soltanto un grande artista evocato attraverso la musica: è l’amico che torna attraverso le parole e le note.

Non manca nemmeno il racconto dell’impegno condiviso con tanti colleghi e della nascita della Nazionale Cantanti, un’altra pagina importante della storia di Morandi, una storia che racconta il suo modo di intendere la popolarità non soltanto come successo personale ma anche come possibilità di fare qualcosa insieme agli altri.

Sul palco, naturalmente, non ci sono soltanto racconti. Ci sono le canzoni. E sono tante. Morandi può contare su musicisti straordinari e su voci femminili che lo accompagnano in alcuni dei suoi celebri duetti. Arrivano In amoreGrazie perché e altri brani che il pubblico riconosce immediatamente e canta insieme a lui.

Ed è proprio il pubblico il grande protagonista silenzioso della serata. Dalla prima all’ultima canzone, la platea accompagna Morandi, conosce le parole, anticipa gli attacchi, trasforma l’Esedra di Palazzo Te in un enorme coro. Generazioni diverse si ritrovano unite sulle stesse melodie.

È forse questa la vera sorpresa del concerto: la sua capacità di essere contemporaneamente memoria e presente. Morandi appartiene alla storia della musica italiana ma continua a suscitare curiosità anche nei più giovani. In questo hanno avuto un ruolo importante anche i social network che negli ultimi anni hanno contribuito a riportare la sua figura e il suo modo spontaneo di comunicare all’attenzione di un pubblico nuovo.

Così, sotto le stelle di Palazzo Te, sessant’anni dopo C’era un ragazzo, quella canzone torna ad avere un significato particolare. È un brano nato in un’epoca diversa, ma ancora capace di interrogare il presente. E diventa il punto di partenza ideale per raccontare una storia che continua.

Una storia fatta di musica, televisione, amicizie, successi, difficoltà e ripartenze.

Il concerto di Gianni Morandi, organizzato da Mister Wolf nell’ambito della programmazione di Mantova, è una delle belle note dell’estate della città dei Gonzaga. Una serata piena, ricca, sorprendente, costruita con equilibrio tra musica e racconto. E soprattutto una serata che lascia la sensazione di aver incontrato non soltanto un grande interprete, ma un pezzo della storia italiana ancora capace di stare sul palco con energia, ironia e passione. 

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