C’è un filo che attraversa i quasi dodici anni di TEDxVerona, dai primi incontri alla Gran Guardia nel 2014 fino al nuovo approdo al Teatro Camploy di domenica 23 novembre 2025. È un filo che tiene insieme sperimentazione e identità, un laboratorio di idee che ogni anno cambia forma senza perdere la direzione. Matteo Guidotto, che del progetto è una delle colonne, lo definisce «un organismo vivo». Non ha una cadenza fissa, non rispetta un ritmo prestabilito: «TEDxVerona è sempre stato un esperimento. Siamo partiti nel 2014 con una piccola sala, poi abbiamo riempito la Gran Guardia, poi siamo arrivati alle due giornate di incontri nel 2023 e 2024. Ora abbiamo scelto un’altra via: edizioni più piccole, più collocate, più aderenti alla città».

Il 2025 è l’anno del clima. Una scelta che arriva mentre in Brasile si discute alla COP30 e il dibattito globale torna a misurarsi con parole logorate dall’uso. Per questo Guidotto e il team hanno voluto un tema capace di restituire complessità senza scivolare nel catastrofismo. Lo statement di partenza è volutamente provocatorio: cambiare spaventa e climate change no. «Viviamo qualcosa di enorme, ma ci stiamo abituando» spiega. «È la sindrome della rana bollita: il calore sale e non ce ne accorgiamo. Non vogliamo fare allarmismo, vogliamo raccontare ciò che succede – e succede qualcosa di brutto – provando a guardarlo lateralmente, con la stessa attitudine che avevamo nel 2014 quando parlammo di pensiero laterale. Serve un racconto diverso, meno banale. E serve ricordare che ci sono anche segnali positivi».

Il Camploy, scelto come casa dell’edizione 2025, diventa allora una dichiarazione di poetica. Non più il grande spazio che permette la moltiplicazione dei formati, ma un luogo che richiama concentrazione, ascolto, ritmo. «Abbiamo compattato tutto in una mezza giornata, dalle 14 alle 18. È un formato più veloce, più fresco, forse anche più giovane. Il teatro riduce la complessità, ma permette di focalizzare l’energia: quello che perdiamo in dispersione lo guadagniamo in intensità».

Matteo Guidotto sul palco del TEDxVerona

Gli speaker e la comunità

Il programma segue la stessa logica. Otto interventi, ciascuno con un frammento di mondo da portare in scena. Si parte da una fotografia cruda: quella che offrirà Renato Nitti, procuratore della Repubblica di Trani, sul traffico dei rifiuti. Si passa poi all’architettura sostenibile con Gerardo Semprebon, docente del Politecnico di Milano, e alle forme del cibo che verrà, esplorate da Giuliano Bassanese e da Elena Luciani, che lavora sulla nutrizione pensata per lo spazio.

Elisabetta Faggiana, responsabile del progetto Unexpected Italy

Ma TEDxVerona rimane soprattutto una comunità. È qui che Guidotto sembra più coinvolto: «È un progetto volontario. Ci sono persone come Leopoldo Tinazzi o Filippo Riggio che sono con noi da dieci anni, praticamente dall’inizio. E quest’anno abbiamo ricevuto un numero impressionante di nuove candidature: c’è qualcosa di magnetico nella formula TED. Forse perché, pur essendo un format della nostra generazione, continua a parlare alle persone, continua a intercettare un bisogno».

Ci sarà la divulgazione ironica e fragile di Fill Pill, che parlerà di ecoansia in maniera «inaspettata e molto intima», e ci saranno due racconti dal campo: quello di Anna Laura Migliorati, impegnata in Senegal nella costruzione della grande muraglia verde, e quello di Elisabetta Faggiana, che da Londra a Verona restituisce una riflessione sul turismo di massa e sul progetto Nexped Italy. La parentesi musicale sarà affidata ai Loren, band toscana che unirà performance e riflessione sull’impatto ambientale dell’industria musicale.

A questo si aggiunge una rete che quest’anno ha fatto un salto di qualità: la collaborazione con l’assessorato di Alessia Rotta, quasi quaranta aziende partner, un’apertura convinta alla città. «Mai come quest’anno abbiamo portato fuori i nostri loghi, la nostra comunicazione» racconta Guidotto. «Ci hanno dato ascolto, supporto, fiducia. E il sold out, con una lista d’attesa lunghissima, dice una cosa importante: Verona è pronta. Verona vuole ascoltare».

E dopo questo nuovo capitolo? «Il progetto va avanti. Il presidente Francesco Magagnino sta già lavorando al 2026. TEDxVerona continuerà a evolvere, come ha sempre fatto». Un organismo vivo, appunto. Un luogo dove, per qualche ora, la città impara a guardare il mondo da un’altra angolazione.

Il team organizzatore del TEDxVerona

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