Lunedì 29 gennaio si è tenuto a Roma, presso il Senato della Repubblica il Vertice internazionaleItalia-Africa. Un ponte per una crescita comune”, al quale hanno preso parte oltre alla Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni e una folta delegazione di nostri ministri, 46 delegazioni africane, con 13 capi di Stato e 9 di governo, i massimi rappresentanti di colossi induatriali come Enel, Eni, Webuild e Fincantieri, i vertici delle istituzioni Ue, Ursula von der Leyen, Charles MichelRoberta Metsola nonché i vertici dell’Unione Africana e delle principali Organizzazioni internazionali.

La Conferenza è stata disertata da Paesi determinanti nello scacchiere africano come quelli del Sahel (Burkina Faso, Mali e Niger), ma l’assenza più significativa è stata quella della Nigeria.

Era un appuntamento che la Presidente aspettava da tempo per presentare finalmente il suo Piano Mattei, un piano che, diversamente dalle iniziative anni ’50 di Enrico Mattei scomparso nel 1962 a cui si ispira, viene lanciato da un Governo già in difficoltà nel reperire risorse per finanziare le misure previste dal bilancio dello Stato Italiano.

L’obiettivo di Giorgia Meloni è subito dichiarato: «Oggi abbiamo un problema di approvvigionamento energetico in Europa e l’Africa è un produttore enorme di energia […] se aiutiamo l’Africa a produrre energia per portarla in Europa possiamo risolvere insieme molti problemi».

Africa il continente del futuro

L’età media della popolazione africana è 19 anni, contro i 38 anni in Cina e i 44 anni in Italia. Si stima che nel 2050 un quarto degli esseri umani e un terzo dei giovani 15-24 sarà africano, entro questo secolo 13 dei 20 più grandi centri urbani al mondo saranno africani (oggi sono solo due), ci saranno più abitanti nelle città di Lagos (Nigeria) e Kinshasa (Repubblica Democratca del Congo) che in tutta l’Italia.

IEA outlook 2023. Confronto energetico

In Africa 600 milioni di persone, ovvero il 43% della popolazione totale del Continente, non ha accesso all’elettricità. Secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, IEA, per consentire l’accesso universale ai servizi energetici moderni entro il 2030, bisognerebbe garantire la fornitura di elettricità a 90 milioni di persone all’anno, il triplo del tasso attuale di crescita.

 McKinsey October 17, 2023 Paesi africani produttori di gas e petrolio

Il PIL del continente cresce quasi il triplo di quello UE. Nel 2024 dodici delle venti economie più dinamiche del mondo saranno africane. Da anni l’Africa è all’attenzione delle maggiori potenze mondiali, soprattutto Cina e Russia.

L’Africa ospita circa l’8% del gas naturale mondiale e il 12% delle riserve mondiali di petrolio, localizzate prevalentemente nella sponda mediterranea.

L’Algeria, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, è diventata il primo fornitore di gas per l’Italia.

Piano Mattei, le opere

Nel suo discorso introduttivo alla conferenza Ia premier ha elencato i progetti previsti dal Piano Matteo puntigliosamente. Si tratta prevalentemente di iniziative già avviate, per una quota rilevante, da aziende italiane a partecipazione pubblica:

  • un centro di eccellenza per la formazione professionale sul tema delle energie rinnovabili  in Marocco, sul quale da anni sta già lavorando la fondazione Res4Africa;
  • il risanamento e la bonifica del sistema delle acque in Etiopia, promosso da un’organizzazione del volontariato, presente nel Paese dal 1983;
  • un impegno in Costa d’Avorio per migliorare l’accesso ai servizi sanitari;
  • un progetto di monitoraggio satellitare sull’agricoltura in Algeria;
  • la costruzione di un centro agroalimentare in Mozambico;
  • un progetto in Kenya “dedicato allo sviluppo della filiera dei biocarburanti”;
  • il sostegno alla produzione di grano, mais, soia e girasole in Egitto;
  • realizzazione di impianti di depurazione delle acque, riqualificazione infrastrutturale delle scuole in Tunisia.
Foto da Pexels di Magda Ehlers

Sono due, però, i progetti che giustificano la priorità dell’obiettivo “energia” sui  quali Meloni si è maggiormente soffermata premettendo che «l’Italia è l’hub naturale di approvvigionamento energetico per l’intera Europa» e che «l’interesse che persegue l’Italia è aiutare le nazioni africane interessate a produrre energia sufficiente alle proprie esigenze ed esportare in Europa la parte in eccesso»:

  1. l’interconnessione elettrica sottomarina Hvdc Elmed tra Italia e Tunisia, già avviata da Terna con l’omologa tunisina Steg
  2. il “Corridoio H2 Sud”, un gasdotto lungo 3.300 km per l’importazione dal Nordafrica di quattro milioni di tonnellate all’anno di idrogeno (o gas? Ndr) verso Italia, Austria e Germania, che Snam sta sviluppando insieme ai gestori gasdotti austriaci (Trans Austria Gasleitung, Gas Connect Austria) e tedesco (Bayernets).

Piano Mattei, i soldi

L’impatto sulle casse dello Stato,da cui si deduce anche la reale consistenza del Piano, si apprende dal decreto legge “Piano Mattei” approvato lo scorso 10 gennaio.  Si tratta di 5 miliardi e mezzo di euro tra crediti, donazioni e garanzie, di cui 3 miliardi prelevati dal Fondo italiano per il clima e 2,5 dal fondo per la Cooperazione allo sviluppo. Sono soldi (pochi se confrontati con l’ambizione del piano) stornati da altri capitoli di spesa e  non sono fondi freschi. «Non basta», ha ammesso Meloni, sottolineando che il Governo andrà in cerca di nuove risorse fra singoli Paesi donatori, UE e istituzioni multilaterali, come il Fondo Monetario Internazionale FMI, rappresentato a Roma dalla presidente Kristalina Georgieva.

Commenti africani come stilettate

Nella presentazione del progetto ai leader africani, la Meloni aveva temerariamente e pomposamente  definito il Piano Mattei «non calato dall’alto», incentrato su una «piattaforma programmatica condivisa», fuori da «un’impostazione predatoria o caritatevole», con «mutui benefici» forse per far dimenticare la storia coloniale italiana.

L’attesa di gratitudine all’Italia da parte degli invitati è stata immediatamente frustrata da  Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione Africana, quando, smentendo la nostra Premier, ha lamentato che «avremmo auspicato di essere consultati» ma soprattutto ammonendo che «è necessario passare dalle parole ai fatti, non ci accontentiamo di semplici promesse che poi non vengono mantenute

Una stilettata diretta all’esecutivo Meloni a cui si sono aggiunte, rappresentando l’umore dei partecipanti, le affermazioni del Presidente della Repubblica Centrafricana, Archange Touadera: «Vogliamo poter decidere quale cooperazione portare avanti»  e  Dean Bhekumuzi Bhebhe, Responsabile delle campagne di Don’t Gas Africa, «Il Piano Mattei è un simbolo delle ambizioni italiane in materia di combustibili fossili, un piano pericoloso e un’ambizione miope che minaccia di trasformare l’Africa in un mero condotto energetico per l’Europa».

Un vertice non esattamente positivo, dunque, tanto che Meloni, nella conferenza stampa finale, è stata costretta a chiarire: «Forse sono stata troppo concreta, il progetto non è completo, siamo all’inizio». Moussa Faki, in quell’occasione, non si è presentato ai microfoni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA