Poco più di un mese fa, alle sei e mezza di mattina dell’8 ottobre, è accaduto un fatto dirompente: è crollato il ponte sullo stretto di Kerch, che unisce la Russia continentale con la Crimea. Mezz’ora dopo Yulia Batkilina, poetessa e profuga, scriveva una breve poesia, un haiku in stile giapponese. Pochi minuti dopo, la leggevo sul suo profilo Facebook e la traducevo in italiano. In giro di pochissimo, l’evento accaduto nel mondo reale si rifletteva in versi e veniva trasferito in una seconda lingua. Ed era solo l’inizio del percorso.

Perché la poesia viaggia attraverso le frontiere. Un romanzo, un film, uno spettacolo teatrale richiedono tempo per essere adattati in una lingua diversa. Invece la poesia, pur essendo delicata in apparenza, ha una forza maggiore perché si propaga velocemente, trascinando con sé una carica evocativa e sovversiva. Questa carica è potenziata dai traduttori e dalle traduttrici che decifrano i simboli, le allusioni, trovano le rime e i ritmi adatti per spiegare le emozioni e le aspirazioni dei poeti e delle poetesse ucraine, che hanno tanto da dire e da dare al mondo. Basta voler ascoltare. 

Un tour per far conoscere i versi dell’Ucraina di oggi

Per dare la possibilità di sentire la loro voce a chi ama la poesia, è stato quindi organizzato un tour italiano che vedrà un gruppo di tre poetesse percorrere tutta la penisola. Così, dal 18 al 24 novembre Natalia Beltchenko, Iya Kiva e Oksana Stomina faranno tappa ad Abano Terme, Verona, Bologna, Milano e Roma.

Sono autrici diverse fra loro, ma accomunate da un destino che le ha spinte a reagire alla situazione attuale. Il titolo dell’itinerario, preso da un verso di Halyna Kryk, riassume in sintesi la loro missione: “Piantare un fiore nella terra bruciata”.

Una frase che comunica sia l’urgenza del dramma del popolo ucraino, che da mesi affronta e respinge la brutale invasione russa (“la terra bruciata”), sia lo spirito della resistenza, della fede e della speranza che trasmette la poesia (“piantare un fiore”).

Appuntamento veronese a Casa di Ramia

Per traghettare in italiano le nostre ospiti, e numerosi altri autori, ci voleva un contenitore digitale dedicato alle scritture dal mondo. Così La Macchina Sognante, rivista che ha fatto da propulsore al tour, si è impegnata nella promozione della poesia ucraina contemporanea. Dal 26 febbraio ad oggi sono stati pubblicati oltre 20 articoli sul tema, tradotti sia dall’ucraino che dall’inglese.

A Verona l’iniziativa, patrocinata dall’ufficio Cultura delle Differenze e Pari Opportunità del Comune di Verona, è stata promossa dalla veronese Malve di Ucraina asp. L’incontro è previsto per il 20 novembre alle ore 18 presso il centro per le donne migranti Casa di Ramia in via Nicola Mazza, 50.

In questo storico punto di ritrovo per numerose comunità straniere, inclusa quella ucraina, sarà naturale seguire lo spirito del dialogo multiculturale, caratteristico per la Casa di Ramia, ed abbinare la lettura poetica in ucraino e in italiano al dialogo con le autrici e il pubblico. È una occasione da non perdere che premette di avere informazioni di prima mano, andando al di là delle cronache e cercando di carpire i sentimenti degli ucraini rimasti nel Paese o fuggiti all’estero.

Beltchenko, Kiva, Stomina: poetesse e testimoni

Le tre autrici continuano a scrivere seguendo l’alveo della propria vena poetica: per Beltchenko riguardano il rapporto con la natura nei tempi di guerra; per Kiva, passata dal russo all’ucraino dopo lo scoppio della guerra, al centro d’attenzione è l’identità in divenire, mentre le poesie di Stomina, il cui marito è prigioniero degli occupanti, si focalizzano sul trauma di vedere l’amata città di Mariupol rasa al suolo e la propria identità e cultura annullati.

Natalia Beltchenko

Natalia Beltchenko è una poetessa e traduttrice. Nata a Kyiv, ha ricevuto il Premio Hubert Burda (Germania, 2000) e il Premio Mykola Ushakov per la Letteratura dell’Unione Nazionale degli Scrittori dell’Ucraina (Ucraina, 2006). Finalista del Premio Ghennady Grigoriev (Russia, 2013), vincitrice del premio “Pianeta del poeta” di L. Vysheslavsky (Ucraina, 2014).

Le sue opere comprendono otto raccolte di poesie e numerose selezioni in riviste e pubblicazioni antologiche, sia in Ucraina che all’estero (in inglese, tedesco, francese, polacco, coreano, olandese, bulgaro). Svolge anche un’intensa attività di traduttrice con numerosi inviti in residenze e a tenere workshop sulla materia.

Iya Kiva

Iya Kiva è una pluripremiata poetessa, traduttrice, giornalista e critica letteraria. Nata a Donetsk nel 1984, dopo lo scoppio della guerra nel 2014 è stata costretta a lasciare la sua città natale e a trasferirsi da Donbass a Kyiv. Attualmente vive a Lviv dove continua a scrivere e a operare come volontaria in progetti umanitari e di resistenza all’invasione russa. È autrice di due volumi di poesie: Più lontano dal paradiso Podal’she ot raya , 2018) e La prima pagina dell’inverno (Persha storinka zimy , 2019), entrambi considerati tra i migliori libri dall’associazione PEN Ucraina; lo stesso vale per la sua produzione in prosa, tra cui Ci sveglieremo diversi (My prokynemos inshymy, 2021).

Oksana Stomina

Oksana Stominanata a Mariupol e attualmente costretta a vivere all’estero, è poetessa, scrittrice e attivista per i diritti umani. È inoltre organizzatrice di molti progetti sociali, letterari, legali e di beneficenza, vincitrice del premio letterario Yuri Kaplan e del premio letterario Slavic Traditions.

Autrice di diverse raccolte sulla guerra in Ucraina: ATOmy del destino, Vicino alla guerra. Diari ucraini (tradotto in inglese e lituano), La guerra arriva senza invito (tradotto in tedesco).

Autrice di guide interattive di Mariupol per bambini e adulti: Una passeggiata con Marik e Un meraviglioso viaggio con Marik e Marichka, oltre a raccolte di fiabe e poesie: I segreti del vecchio muro, Lettera a un adulto, Poesie inaspettate, A proposito dei vivi.

Poesia per salvare esistenze in frantumi

Le tre autrici, tramite la loro poesia, creano una foto istantanea che non potrà mai sbiadire. Fissarla nei versi è un modo per salvare l’esistenza che va in frantumi. Questa guerra avrebbe potuto causare isolamento e diffidenza. Invece gli ucraini si abbracciano in cerca di solidarietà, creano nuove alleanze creative e aprono il proprio cuore al mondo tramite la poesia. Il terrore a loro inflitto non li fa precipitare nella disperazione e nella cattiveria, e la loro poesia riflette questa ricerca di umanità.

Più avanti verrà, forse, il tempo dei romanzi. Ora è il turno della poesia.

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