Donne sempre più al centro dell’enoturismo italiano e volano del cambiamento del settore vinicolo. Il tema è “Il turismo del vino e le donne: quale futuro?” e se ne parlerà domenica 10 aprile a Vinitaly in occasione della presentazione del Rapporto annuale dell’Osservatorio sul turismo del vino che quest’anno vede alleati l’Associazione Nazionale Città del Vino, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino e l’Associazione La Puglia in Più. Il questionario e l’analisi successiva sono stati curati da Nomisma – Wine Monitor, maggior centro di ricerca italiano sul wine business, sotto la guida di Denis Pantini.

L’appuntamento è alle 15 nello Spazio Mipaaf interno alla fiera, alla presenza del ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli. Interverranno Donatella Cinelli Colombini, presidente Donne del Vino; Angelo Radica presidente nazionale di Città del Vino e il senatore Dario Stefàno presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea a Palazzo Madama. Modera la giornalista Lara Loreti, IlGusto (La Repubblica, La Stampa).

La novità di questa edizione del Rapporto è la «declinazione al femminile» in quanto il tema del turismo del vino viene analizzato, oltre che dal punto di vista dei Comuni, focalizzando l’attenzione sulle donne che appaiono le vere protagoniste dell’accoglienza turistica nelle cantine italiane. L’indagine Nomisma -WineMonitor ha anche spacchettato l’enoturismo italiano rivelando le diversità fra le varie parti d’Italia, le evoluzioni attese e le tipologie di investimenti in programma nei prossimi anni. Nel complesso, l’indagine mostra, un settore sul cui la stragrande maggioranza delle cantine punta molto anche se non facilissimo da gestire.

La parte dedicata alle donne è stata fortemente voluta da Donne del Vino, l’associazione di enologia al femminile più grande del mondo nata nel 1988 e che conta oggi quasi 950 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste, (Vinitaly – stand Centro Servizi Arena, Galleria tra Pad. 6/7 Box 25) e dal Senatore Dario Stefàno, primo estensore della normativa sulle cantine turistiche, con l’obiettivo di mettere le basi della cabina di regia nazionale del turismo del vino, dando spazio alle donne.

«Avere un set aggiornato di dati, tendenze e prospettive del fenomeno dell’enoturismo – oggi finalmente normato – era necessario e utile agli operatori e alle tantissime operatrici del settore – rileva il senatore Dario Stefàno – Ma credo, ugualmente, che un sistema di rilevazione e elaborazione di dati su questa proposta di turismo che vede già l’Italia come la meta tra le più ambite a livello mondiale sia parimenti necessario tanto alla politica quanto alle realtà amministrative locali al fine di costruire e irrobustire quel percorso di crescita su cui l’enoturismo è ormai ben instradato, come peraltro già appare dallo studio che ci apprestiamo a presentare».

L’indagine va a formare il XVIII Rapporto dell’Osservatorio sul Turismo del Vino dell’associazione Città del Vino (Vinitaly – Padiglione 9 stand C4): «Il turismo del vino unisce una fitta rete di soggetti – afferma il presidente di Città del Vino Angelo Radica – che una cabina di regia nazionale dovrà guidare nelle politiche di sviluppo e di promozione, questo è l’auspicio e la proposta di Osservatorio sul turismo del vino che facciamo al Ministro per le Politiche Agricole, declinando su ogni territorio le buone pratiche e valorizzando le tante differenze e peculiarità dei territori che fanno del turismo del vino e dell’olio, altro settore emergente, un volano strategico per la ripresa dopo la crisi pandemica».

«Le donne sono sempre più protagoniste dell’accoglienza turistica nelle cantine italianecommenta la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini – Una circostanza che fa intravedere nei nuovi settori del vino – export, comunicazione, marketing e appunto turismo – la nuova frontiera della parità di genere».

Donne del Vino capofila del cambiamento: il comparto enologico è il più vicino a sfondare il tetto di cristallo del gender gap. Le donne sono minoritarie, nei numeri e nei ruoli, in vigna e in cantina, ma dominano i nuovi settori delle imprese enologiche: commerciale, marketing, comunicazione e turismo. Da questo le Donne del Vino hanno tratto spunto per far conoscere in Italia il primo corso per la “prevenzione del sessismo” per i luoghi di lavoro ovvero di quelle parole, gesti e immagini che creano un ambiente di lavoro poco libero e professionale, che è stato presentato ufficialmente il 7 marzo, a Palazzo Madama dalla Ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti, insieme al Presidente della Commissione Politiche UE Dario Stefàno. Un corso che la giornalista ed esperta Laura Donadoni ha elaborato partendo dal “Sexual Harassment Prevention Training” obbligatorio in California.

In California, la frequenza dei corsi da parte di tutti i nuovi assunti ha ridotto le molestie sessuali e fatto aumentare l’identificazione dei comportamenti scorretti favorendo il rispetto anche fra persone appartenenti a culture diverse. «L’idea di portare in Italia il corso di prevenzione è stata da me proposta alle Donne del vino a gennaio – spiega Laura Donadoni – in seguito alla mia esperienza professionale in USA, spinta dalla volontà di fare qualcosa di concreto per migliorare le condizioni di lavoro delle donne. Negli USA questi corsi hanno contribuito a far sentire le potenziali vittime di sessismo più forti nel denunciare, spingendo anche chi assiste a non rimanere in silenzio». Quello presentato a marzo è il progetto con la demo, in attesa che si verifichino le condizioni necessarie per farlo partire, ovvero l’introduzione dell’obbligatorietà per tutti i neo assunti.

Il corso, che potrà essere seguito online, si compone di circa 12 mini lezioni di 3 minuti ciascuna con quiz finale, per un totale di un’ora. Servirà ad avere consapevolezza di quali comportamenti creano un ambiente di lavoro sessualizzato e che creano un clima ostile che limita la libertà delle persone e pone i rapporti su un piano diverso da quello professionale.

«Facendo conoscere questi corsi, le Donne del Vino sperano che venga riconosciuta la loro utilità e siano resi obbligatori – spiega la presidente dell’Associazione Donatella Cinelli ColombiniChi pensa che la violenza verso le donne appartenga al passato, si illude. Nello studio condotto nel 2021 per le Donne del Vino dall’Università di Siena dal professore Lorenzo Zanni e dalla ricercatrice Elena Casprini, è emerso che nel 6,9 delle aziende intervistate erano avvenuti dei casi di violenza, nel corso dei precedenti tre anni. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg, perché come ben sappiamo, la stragrande maggioranza degli abusi rimane sommerso».

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