Trieste, storicamente, è sinonimo di crocevia di persone, luogo di confine, dove culture e persone ed esperienza si mescolano e diventano arricchimento per il luogo, per le persone che lo vivono, per la città stessa. Una città che sembra proiettata verso l’Europa con lo sguardo ad est. Città di porto e luogo di approdo e transito di migranti, persone provenienti dalla rotta balcanica e per loro, spesso, Trieste è il primo approdo italiano ed europeo.

Situata di fronte alla stazione ferroviaria di Trieste, Piazza della Libertà rappresenta uno dei principali e più vivaci luoghi di accesso alla città giuliana. Uno spazio dal nome evocativo, che richiama la poesia del viaggio e il movimento da un luogo all’altro per i motivi più svariati, compresi i percorsi disperati e necessari dei migranti, ai quali il senso di speranza prova a restituire una prospettiva di futuro.

A Trieste, questa speranza di un futuro migliore trova sostegno e concretezza nell’impegno di diverse realtà associative, prima fra tutte Linea d’Ombra. Da anni attiva nel sociale, l’associazione è un punto di riferimento fondamentale in Piazza Libertà, dove offre accoglienza e supporto ai migranti in arrivo lungo la rotta balcanica.

Quella piazza è diventata per molte persone migranti e senza fissa dimora un punto di riferimento fondamentale per trovare cibo caldo e coperte da utilizzare nei ripari notturni, spesso situati non lontano da lì. A pochi metri si trovano infatti i magazzini in disuso del Porto Vecchio, spazi che chi non possiede un’abitazione ha trasformato in rifugi di fortuna per difendersi dal freddo e trovare un giaciglio per la notte.

Una situazione, quella dell’impossibilità a trovare una casa, sempre più frequente anche tra chi lavora ma, stretto tra la morsa della stagnazione salariale, della precarietà contrattuale e di mercati immobiliari proibitivi, non riesce a trovare una soluzione abitativa. Una crisi che colpisce un numero crescente di cittadini, con un impatto devastante soprattutto sulle fasce più vulnerabili e sulla popolazione migrante.

Persone per cui quella piazza a due passi dalla stazione è diventata un rifugio sicuro. Uno spazio accogliente dove ricevere cibo e trovare chi sa ascoltare, offrendo supporto anche nelle pratiche burocratiche per il rilascio o il rinnovo dei documenti e del permesso di soggiorno. Un vero e proprio presidio di cura, affetto e solidarietà, in perfetta sintonia con la storica vocazione di Trieste quale città di confine, aperta e vicina a chi ha più bisogno.

Foto dal profilo Facebook di Lorena Fornasir

L’ordinanza della Questura di Trieste

Una solidarietà che, tuttavia, da qualche giorno è stata drasticamente ridotta a poche ore giornaliere e interrotta nei fine settimana. La Questura di Trieste ha infatti emesso un’ordinanza che limita la distribuzione di pasti e coperte, nonché l’offerta di cure e accoglienza ai migranti, unicamente dal lunedì al venerdì, dalle 18 alle 20. È stata inoltre disposta la sospensione totale di tali attività durante il weekend, una misura adottata per evitare di intralciare il normale flusso di cittadini e turisti che, nei giorni festivi o durante l’orario dell’aperitivo, affollano le vie del centro cittadino.

Una solidarietà che diventa così un ostacolo, capace di disturbare il quieto vivere della collettività. Una restrizione imbarazzante e inopportuna per chi ha urgente bisogno di accoglienza, di un pasto caldo, di cure e di assistenza medica. Non a caso, alcune di queste persone vengono prontamente accompagnate in ospedale o indirizzate verso strutture idonee a garantire la migliore assistenza possibile.

Gli attivisti e le attiviste di Linea d’Ombra, insieme a diverse altre associazioni, chiedono di poter operare quotidianamente fino alle ore 22. Per ottenere l’abrogazione di questo provvedimento, ritenuto assurdo da gran parte della cittadinanza, sono state raccolte oltre ventiquattromila firme.

La contestazione del Vescovo e l’approvazione della politica

Anche il vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, si è espresso contro questa ordinanza: «L’indifferenza è una malattia che va curata. Il nostro criterio è il Vangelo». Il presule ha inoltre colto l’occasione per denunciare il calvario a cui sono costretti i richiedenti asilo, con tempi di attesa per l’accoglienza che raggiungono persino i 90 giorni. Un periodo lunghissimo che lascia le persone sospese in un limbo, esposte al rischio di un rimpatrio forzato e della reclusione nei CPR.

Anche la Camera degli avvocati per i diritti umani e degli stranieri (Cadus) ha contestato il provvedimento della Questura triestina. Di contro, il sindaco Roberto Dipiazza e il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, entrambi esponenti dell’area di centrodestra, hanno espresso pieno apprezzamento per le restrizioni introdotte. Una presa di posizione che evidenzia una marcata distanza, in ambito politico, dai valori di un autentico concetto di accoglienza, empatia e solidarietà nei confronti delle persone più vulnerabili.

Le parole dell’associazione La Linea d’Ombra

Un concetto di accoglienza molto distante da quello di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi dell’associazione Linea d’Ombra che, da sette anni, portano in quella piazza cibo caldo per le persone. Queste le loro parole dopo i provvedimenti restrittivi della Questura: «Curiamo i feriti, rivestiamo gli ignudi, diamo da mangiare agli affamati. Non è Vangelo. È solo realtà. Siamo gli unici in strada ad accogliere, assistere, testimoniare le vite di ragazzi migranti che, a sera, giungono dai monti. Siamo sotto prescrizione oraria: dalle 18 alle 20. Sabato 17 e domenica 18 ci è vietato. È la prima volta in sette anni. Siamo affannati, ma ce la facciamo. Alle 20 in punto lasciamo la piazza.

Foto di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi in Piazza dela Libertà

Alle 20:10 la piazza viene invasa dai carabinieri. Controllano i documenti dei richiedenti asilo. Sono in regola, ma abbandonati in strada. Aspettano solo di accedere alla Questura. C’è chi aspetta da luglio come Muhammad, torturato in Libia e, di rinvio in rinvio, rimandato a fine ottobre. Poi, chissà se gli daranno un altro rinvio. C’è chi, come Irshan, appena arrivato, con i piedi devastati, mi chiede di portarlo davanti ai carabinieri perché vuole “essere preso” e chiedere l’asilo. Parlo con i carabinieri, ma mi rispondono che non è loro compito. Intanto il cane cinofilo annusa tutto il parco senza trovare nulla.

Che delusione per i più. Chissà che qualcuno non metta qualche bustina per incolpare i migranti! Può essere una buona idea, vero? Nel silenzio tombale della piazza si sente la voce sprezzante di un carabiniere che urla “go, go” ai ragazzi, quasi fossero zecche da schiacciare. Davvero in quella che voi chiamate Piazza Libertà non possono sostare i migranti, che non sono clandestini ma che avete abbandonato in strada? Davvero Trieste rimane zitta zitta, tranne rare eccezioni, di fronte a un quadro così cupo? Avete fatto il deserto e lo chiamate decoro. Non spegnerete i nostri sogni, il desiderio di giustizia, il diritto alla cura. Noi non siamo venduti a quattro denari. La nostra cura è l’amore come atto politico che sta alle radici della vita».

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