Il palco dell’Ariston, le selezioni superate una dopo l’altra e una canzone capace di farsi notare anche fuori dal proprio territorio musicale. Per i Fight for Four, il percorso a Sanremo Rock è stato soprattutto questo: un’esperienza vissuta senza particolari aspettative, che ha portato la band fino alla finale nazionale e ha confermato la forza di una proposta difficile da incasellare nei generi tradizionali.

A raccontarlo sono gli stessi protagonisti di quest’avventura in chiave elettro-rock: Alessandro Ferrais, al basso, e Marta Tacconi, alla voce. Il punto di partenza è stato Rise and Decline, ultimo singolo del gruppo, inviato alla direzione artistica del concorso. La risposta è arrivata in breve tempo, accompagnata da apprezzamenti per la composizione, il testo e l’interpretazione vocale.

«Già di per sé eravamo contenti», racconta Ferrais. «Siamo partiti veramente come un gioco, senza aspettative. Non perché non credessimo nella nostra musica, ma perché ci trovavamo dentro un meccanismo diverso dal nostro solito, con una sola canzone da eseguire in un’unica esibizione».

La prima tappa è stata a Orsago, nel Trevigiano, per la selezione del Triveneto. Un palco allestito accanto alla chiesa, un’atmosfera raccolta e l’incontro con gli altri musicisti hanno accompagnato il debutto. La band ha superato la prova, conquistando l’accesso alla selezione del Nord Italia, ospitata nel cortile del Castello Estense di Ferrara.

Per Ferrais, quel luogo aveva già un significato particolare. «Avevo visto tanti concerti lì, anche di gruppi internazionali come Sigur Rós e dEUS. Sapere che avremmo suonato in una piazza che aveva ospitato artisti di quel livello ci rendeva già felici».

Anche a Ferrara i Fight for Four hanno superato la selezione. Il loro nome è stato pronunciato tra quelli dei cinque gruppi ammessi alla fase successiva. «Quando ci hanno chiamato, chiaramente ci siamo emozionati. Non ce lo aspettavamo. Eravamo andati lì per fare la nostra parte e ci siamo ritrovati a conquistare un posto in finale».

Il risultato assume un peso ancora maggiore se rapportato alla dimensione del concorso: secondo quanto riferito alla band, la selezione nazionale era arrivata a individuare sei finalisti per il Nord Italia su circa seimila candidature.

Un suono difficile da etichettare

La particolarità dei Fight for Four è emersa proprio nel confronto con gli altri partecipanti. Inseriti nella categoria Trend, Alessandro e Marta si sono trovati in una posizione intermedia tra le proposte più tradizionalmente rock e quelle orientate verso sonorità pop ed elettroniche contemporanee.

«Ci siamo resi conto di essere un po’ pesci fuor d’acqua, ma in senso positivo», spiega Tacconi. «Nella categoria Rock c’erano band con sonorità che andavano dall’hard rock al metal, fino al rock più pop. Nella categoria Trend, invece, molti erano cantanti solisti accompagnati da basi realizzate al computer. Noi avevamo le nostre basi elettroniche, un synth originale degli anni Ottanta, una batteria elettronica aggressiva, un basso potente e una linea vocale particolare».

Marta e Alessandro sul palco di Sanremo Rock

Un insieme di elementi che non risponde facilmente alle classificazioni consuete. Eppure, proprio questa distanza dalle formule più riconoscibili ha attirato l’attenzione della giuria. Tra gli apprezzamenti ricevuti a Ferrara, Marta ricorda in particolare quelli di una giornalista di Metal Hammer, rivista internazionale specializzata in rock e metal.

«La cosa bella è stata capire che il nostro genere, anche se è difficile da definire, può arrivare a chi si occupa professionalmente di musica, a chi la racconta e la ascolta con competenza. Ci hanno apprezzato molto e ci hanno voluto fino alla fine del percorso».

La finale nazionale a Sanremo ha richiesto un’organizzazione serrata. Dopo la conferma, la band ha dovuto preparare rapidamente la trasferta e adattare il brano ai tempi previsti per l’esibizione, riducendolo a circa trenta secondi, secondo quanto richiesto per quella fase.

«Anche questo è stato un esercizio interessante», osserva Ferrais. «Una canzone si sviluppa secondo una precisa logica musicale. Sintetizzarla senza sacrificare l’intento e la magia del suono è stata una bella prova, affrontata insieme al produttore».

Arrivati a Sanremo, i due musicisti hanno trovato una città interamente attraversata dalla manifestazione, con artisti provenienti da diverse regioni e categorie. L’esibizione all’Ariston, prevista nel pomeriggio, ha rappresentato il momento più atteso, ma anche quello in cui si sono avvertite maggiormente le differenze tra il loro modo di vivere la musica e le dinamiche di una competizione.

«Il palco era enorme ed è stato molto emozionante», racconta Ferrais. «Poi, quando abbiamo iniziato a suonare, siamo entrati nel nostro mondo. È una cosa che succede anche nei concerti: ti concentri sulla musica e tutto quello che c’è intorno passa in secondo piano».

Per Marta, invece, uno degli aspetti più impegnativi è stato il clima nei camerini. «Alcuni artisti erano molto tesi e si percepiva una certa competizione. Noi non siamo abituati a queste situazioni. Probabilmente chi partecipa spesso a selezioni televisive o a concorsi di questo tipo conosce meglio quelle dinamiche».

Il valore di un’esperienza

La band non è arrivata alla finalissima, ma il risultato non ha cancellato la soddisfazione per il percorso compiuto. Anzi, per Tacconi è stato proprio il confronto tra i giudizi ricevuti e le dinamiche complessive della manifestazione a offrire uno degli spunti più interessanti.

«Abbiamo avuto la sensazione che il nostro progetto fosse piaciuto molto alla giuria, mentre le preferenze dell’organizzazione sembravano orientate verso artisti più vicini ai generi standard. Non lo dico come una polemica, ma come una constatazione. Il nostro è un genere difficile da definire e forse anche per questo non è immediato da collocare. Sapere, però, che chi lavora nella musica ha riconosciuto il valore della nostra proposta ci ha resi davvero felici».

Marta e Alessandro sul palco di Sanremo Rock

La trasferta ligure non si è esaurita con il passaggio sul palco dell’Ariston. Nel programma collegato alla manifestazione, il cosiddetto Dentro Festival, i Fight for Four si sono esibiti anche al Mameli, locale che ha ospitato musicisti provenienti da tutta Italia. In quell’occasione hanno potuto proporre altri brani del proprio repertorio, in un contesto meno vincolato dalle regole della competizione.

«È stata probabilmente la parte più naturale e autentica», ricorda Ferrais. «Abbiamo suonato altri due pezzi che portiamo abitualmente dal vivo, Bastille e Kierkegaard. Lì ci siamo un po’ sfogati: non eravamo più dentro il meccanismo di Sanremo Rock, ma semplicemente sul palco a fare la nostra musica. È stato bello sentire la risposta del pubblico e condividere la serata con gli altri musicisti e i fonici».

Anche per Marta, il valore dell’esperienza sta soprattutto nell’insieme: le selezioni, gli incontri, la possibilità di attraversare una città trasformata per qualche giorno in un punto di incontro tra linguaggi musicali differenti. «È stato appassionante confrontarsi con una realtà così strutturata, anche se sotto certi aspetti molto stressante. Col senno di poi, però, anche le parti più difficili diventano parte di una bella esperienza».

Resta la consapevolezza di aver portato a Sanremo una proposta personale, senza rinunciare alla propria identità per adattarsi a un contesto più convenzionale. E resta la musica, che per i Fight for Four continua a passare soprattutto dai concerti e dal lavoro quotidiano.

Il gruppo è già tornato alla propria attività dal vivo e ha pubblicato il nuovo singolo Rise the King, accompagnato da un video, con l’intenzione di portarlo sui palchi nei mesi successivi.

«Continuiamo per la nostra strada, concentrandoci sulla musica e sul nostro percorso», conclude Ferrais. «Sicuramente da questa esperienza potranno nascere nuove occasioni, anche sul fronte radiofonico, ma vedremo che cosa succederà. Per noi è fondamentale continuare a suonare e portare in giro la nostra musica, come facciamo da anni».

Sanremo, dunque, non come un punto d’arrivo, ma come una tappa. Un’occasione per misurarsi con un contesto diverso, raccogliere riscontri e tornare a casa con qualche certezza in più: anche un suono fuori dagli schemi può trovare ascolto, senza bisogno di diventare qualcosa di diverso da sé.

I Fight for Four sul palco di Sanremo Rock

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