“Lo spazio vitale per la popolazione di Gaza si riduce sempre di più e la sopravvivenza delle persone è minata da continue violenze, dal blocco deliberato delle forniture, nonché dalla distruzione dell’assistenza sanitaria e delle infrastrutture essenziali. Israele sta progressivamente soffocando Gaza”. Non lascia dubbi di interpretazione l’ennesima denuncia dell’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) sulle sofferenze della popolazione della Striscia a tre anni dall’invasione delle forze armate israeliane e dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025.

La famigerata linea gialla

Nell’ultimo anno, con la creazione della linea gialla da parte di Israele, la popolazione di Gaza è sempre più intrappolata. Presentata inizialmente come una misura difensiva temporanea e come elemento chiave per il mantenimento del cosiddetto cessate il fuoco, la linea – fa presente MSF in un comunicato stampa – è stata progressivamente rafforzata con postazioni militari, barriere e demolizioni continue, spostandosi sempre più verso ovest e comprimendo la popolazione in un’area sempre più ridotta. Oggi, sempre secondo quanto riporta l’organizzazione umanitaria, le forze israeliane occupano circa il 65% della Striscia di Gaza e utilizzano la linea gialla come confine di fatto di quest’area.

Ad aggravare la situazione, il fatto che la linea non è delimitata in modo chiaro né costante. Chi vi si avvicina rischia di essere colpito dalle forze israeliane e a riprova di questo i team di Medici Senza Frontiere ricordano che continuano a curare persone con ferite da arma da fuoco riportate nelle aree circostanti. Inoltre, il suo avanzamento ostacola la distribuzione di beni di prima necessità. «La linea gialla non può essere considerata semplicemente una linea su una mappa» dice Amande Bazerolle, responsabile della risposta d’emergenza di MSF a Gaza. «È diventata uno strumento di accerchiamento e pulizia etnica che isola le comunità dalle infrastrutture, dall’assistenza sanitaria, dall’acqua e da tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere».

Una violenza continua

Soltanto nei mesi di giugno e luglio di quest’anno nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, i team di MSF hanno assistito oltre 1.200 casi di traumi, tra cui ferite da esplosione, ustioni, ferite da arma da fuoco e lesioni dovute ad aggressioni fisiche. Se poi prendiamo in considerazione gli ultimi tre anni, MSF ha trattato oltre 200 mila casi di trauma, comprese lesioni causate da violenza fisica intenzionale, mentre l’offensiva militare israeliana ha provocato la morte di oltre 74.000 persone, di cui più di 20.000 bambini, e di 15 operatori di Medici Senza Frontiere. Dati, a dir poco, scioccanti.

Il fatto poi che Israele confini i palestinesi a vivere in aree sempre più limitate, precisa MSF, costringe le famiglie a vivere in condizioni di sovraffollamento estremo e disumane, senza un accesso adeguato ad acqua pulita, servizi igienico-sanitari, rifugi e assistenza sanitaria. «La maggior parte delle persone dispone di meno di 6 litri di acqua al giorno per uso domestico e ha un accesso limitato a beni essenziali per l’igiene, come sapone e detergenti», ricorda Murad Asaliyya, responsabile delle attività mediche di MSF a Gaza. «Stiamo assistendo pazienti con gastroenteriti, infezioni respiratorie acute, numerose malattie della pelle, epatite, infezioni batteriche cutanee, scabbia e pidocchi. Allo stesso tempo affrontiamo una grave carenza di forniture mediche. Perfino la crema necessaria per curare la scabbia è soggetta alle restrizioni imposte dalle autorità israeliane», conclude Asaliyya. 

Una foto scattata all’interno dell’ospedale Nasser nel marzo del 2024. Foto MSF

La crisi umanitaria non riguarda soltanto la Striscia di Gaza

Dal 2023 ricorda MSF, in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est si è registrato un rapido aumento di attacchi violenti da parte dei coloni, operazioni militari, incursioni nelle abitazioni, nei campi per le persone sfollate e nei terreni agricoli, l’espansione degli insediamenti illegali, demolizioni di abitazioni e restrizioni alla libertà di movimento.

I pazienti assistiti nelle cliniche di Medici Senza Frontiere raccontano di aver visto le proprie case demolite dalle forze israeliane, di aver subito attacchi da parte dei coloni, il furto del bestiame, il taglio delle piante. «I governi devono agire subito per fermare distruzione e uccisioni, impedire la pulizia etnica e garantire che ai palestinesi non vengano negati i mezzi necessari alla sopravvivenza», conclude Amande Bazerolle di Medici Senza Froniere.

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