Si è tenuto sabato in piazza Santa Toscana, nell’ambito del Veronetta Festival, il dibattito “Farsi spazio in Veronetta tra attivismo e complessità, come vivere il quartiere”. Al tavolo Federica Collato, socia fondatrice di Reverse, e Maria Antonietta Bergamasco, socia fondatrice di D-Hub. Con loro i consiglieri della Prima Circoscrizione Beatrice Rappo, delegata alla mobilità, e Andrea Avanzi, delegato al sociale. A moderare Ernesto Kieffer. Il filo conduttore è stato l’abitare. Quello quotidiano dei residenti e quello delle associazioni, che nel quartiere sono tante. Secondo Avanzi, infatti, tra il 70 e l’80 per cento delle realtà associative della Prima Circoscrizione ha sede proprio a Veronetta. Sul tavolo lo stato della socialità in piazza, gli sviluppi degli ultimi anni e le sfide per il futuro, partendo da un tema concretamente doveroso. Come attrezzare i luoghi affinché la comunità torni a respirarli e viverli?.

Un esperimento di comunità

Il primo punto toccato è stato l’edicola sociale di piazza Santa Toscana, cuore del progetto Buone Nuove sostenuto da Fondazione Cariverona e dal Comune. Reverse è l’ultima arrivata nella rete di partenariato. Si occupa di arredi e allestimenti, ma con un’idea precisa: il design può attivare relazioni. E affinché il design riesca a creare queste connessioni, ancor prima che la progettazione resta imprescindibile l’ascolto. In primis delle associazioni che vivono l’edicola ogni giorno. Poi dei cittadini, con questionari anonimi raccolti da parte di Federica stessa durante i giorni di mercato, del festival e della quotidiana vita giornaliera. Più di cento persone, di età e provenienze diverse: ciò che è emerso non è soltanto la conferma una piazza viva, già riconosciuta come punto di riferimento, ma anche di un luogo con ancora troppi pochi alberi, scarsa ombra e nessun’area dove sostare.

Le infrastrutture leggere

La risposta per soddisfare tutto ciò passa dalle cosiddette infrastrutture leggere. La piazza è vincolata e ospita due mercati a settimana, dunque strutture fisse – come fa notare Federica – non erano possibili. Reverse ha scelto quindi la strada dell’urbanismo tattico: interventi rapidi, reversibili e a basso costo per sperimentare nuovi usi dello spazio. Ne nascerà un box doppio trasformabile, su ruote, annesso all’edicola, e dentro ci saranno panche, un tavolo e ombrelloni. Si aprirà per creare un punto di comunità e si chiuderà nei giorni di mercato, così da permettere ai passanti di sedersi a leggere il giornale o dare vita ad un semplice gruppo di lettura.

Le parti in legno sono realizzate proprio nel laboratorio che Reverse gestisce all’interno del carcere di Verona. Laboratorio cui abbiamo parlato qui su Heraldo mesi fa. La Soprintendenza ha dato il via libera, proprio perché il box è mobile. «È un primo esperimento», ha spiegato Collato, e – qualora funzionasse – si potrà pensare a soluzioni più stabili e durature.

Un momento del dibattito in piazza XVI Ottobre, durante il Veronetta Festival 2026: da sinistra a destra Kieffer, Collato, Bergamasco, Rappo e Avanzi.

Il bando vinto dal Comune

La stessa logica delle infrastrutture leggere guida anche gli interventi del Comune. Beatrice Rappo ha ricordato che l’amministrazione, attraverso l’assessorato alla Cultura, ha vinto un bando dedicato ai siti Unesco. La cifra parla di 600 mila euro che saranno destinati alla Provianda di Santa Marta. Una parte del parco verrà dotata in modo stabile di arredi, sedute, elementi ombreggianti e un palco, mentre sono in progettazione due strutture. Prima un gazebo che ospiterà un bar. Subito dopo un edificio adibito per i servizi igienici e per custodire il materiale necessario agli eventi. La consigliera ha voluto sgombrare il campo da un equivoco, perché nei mesi scorsi si era parlato di un mega palco per grandi concerti. Si tratta in realtà di appuntamenti fino a 199 posti, pensati per le associazioni e per l’estate Veronese. Esattamente come era emerso anche dai tre incontri partecipativi della scorsa estate.

La gestione verrà affidata nei prossimi mesi attraverso manifestazioni di interesse, e chi otterrà il gazebo, che sia un’associazione o un privato, avrà anche il compito di presidiare l’area. È qui, secondo Rappo, che si vedrà l’idea di sicurezza della maggioranza: non una sicurezza ottenuta con metodi securitari, ma costruita tenendo vivi i luoghi.

Andrea Avanzi ha spiegato perché la Circoscrizione abbia scommesso tanto sulla Provianda. Fino a poco tempo fa, ha raccontato, quattro residenti su cinque non sapevano nemmeno dell’esistenza del parco, inaugurato nel 2022 e oggi allungato fino alla zona universitaria. Per farlo conoscere sono state organizzate diverse iniziative, a partire da “Ti aspetto al parco”, arrivato alla quarta edizione con i giochi in legno gratuiti per le famiglie, fino alla festa delle associazioni e alla festa di Santa Toscana. A settembre anche Festambiente ha scelto la Provianda, segno che il parco sta diventando un punto di riferimento per tutta la città. Senza dimenticare “Festa d’Aprile“, tenutosi in occasione della festa della Liberazione.

Vivere, non sopravvivere

Maria Antonietta Bergamasco ha portato al tavolo la questione che, a suo dire, oggi preoccupa di più il mondo associativo. Su quali risorse si può contare non solo per sopravvivere, ma per vivere davvero? La risorsa principale restano i luoghi, e le sedi costano molto, anche in un quartiere che fino a ieri veniva descritto come il più degradato della città. Il Pink, per esempio, ha appena lasciato dopo dieci anni la sede di via Cantarane, dopo aver già dovuto rinunciare a quella di via Scrimiari. La stessa D-Hub dovrà lasciare il proprio atelier a dicembre, e anche alcune realtà che custodiscono i saperi tradizionali stanno chiudendo perché non riescono più a sostenere le spese. A tutto questo si aggiunge il problema del ricambio generazionale, che pesa su molte associazioni della rete.

Bergamasco ha riconosciuto che Veronetta possiede diversi i spazi pubblici e che i percorsi di co-progettazione avviati su Palazzo Bocca Trezza e sulla Provianda rappresentano una novità importante, perché per la prima volta le persone sono state messe attorno a un tavolo. Manca però ancora un passaggio. Capire chi è il privato sociale che si sta attivando, di cosa ha bisogno e quale visione porta, così che l’istituzione possa davvero farne tesoro. Perché la forza per abitare uno spazio necessita certamente un consolidamento che parta dal basso, dai cittadini. Ma non può limitarsi a ciò.

Una veduta dall’alto del quartiere di Veronetta

Spazi per stare assieme.

Su un punto, però, il tavolo si è trovato particolarmente d’accordo: Piazza Santa Toscana dovrebbe essere pedonale, ma nei fatti viene spesso usata come parcheggio abusivo, complice anche una segnaletica poco chiara. I consiglieri ci avevano già provato nel 2023 con alcuni ordini del giorno, senza risultato. «Questa piazza sembra avere la colla», ha detto Rappo, perché ogni volta che si prova a cambiare qualcosa tutto torna com’era. Ora, però, la pedonalizzazione è diventata una priorità della maggioranza per l’ultimo anno di mandato, dopo che i cantieri di via XX Settembre – per ovvi motivi – avevano reso impossibile affrontare le due cose in contemporanea. Anche Avanzi ha confermato che, ogni volta che si organizza un’attività in piazza, il primo pensiero va alle auto parcheggiate dove non dovrebbero esserci.

Il tempo, però, è poco. In quattro anni l’amministrazione ha aperto cantieri attesi da tempo, dalla filovia alla Provianda, dalla stazione a via XX Settembre, e a breve partirà anche Porta Vescovo. Interventi che hanno messo alla prova la pazienza dei residenti e che, secondo i consiglieri, mostrano quanto un mandato di cinque anni sia troppo breve. «Fai appena in tempo a vedere la tua bellissima Provianda realizzata», ha osservato Rappo, raccontando che alcuni colleghi vorrebbero mandati di sette anni. Il rischio, infatti, è vedere le proprie opere prendere forma proprio quando è il momento di salutarle. Avanzi si è detto d’accordo e si è augurato che chi verrà dopo non disperda il lavoro avviato. Entrambi hanno insistito sul valore dell’ascolto: gli incontri pubblici al Camploy e a Santa Marta, ha spiegato Rappo, hanno aiutato i cittadini ad affrontare mesi difficili, perché sapere cosa aspettarsi permette di immaginare il futuro.

Abitare un quartiere

Il dibattito si è chiuso tornando al senso più profondo dell’edicola sociale, nata nel 2023 dopo la chiusura del giardino di Palazzo Bocca Trezza. Nello stesso anno dalla piazza era sparita anche la sua unica panchina, nel mentre che in quartiere continuavano a chiudere di volta in volta edicole e locali storici, quei luoghi che un tempo donavano un nome ed un volto al quartiere. Bergamasco ha raccontato che nel suo palazzo, in via XX Settembre, i residenti proprietari sono rimasti in tre, mentre gli altri otto appartamenti sono affitti brevi e locazioni turistiche. «Allora dove vado, dove trovo la mia gente?», si è chiesta.

L’edicola nasce proprio per rispondere a questa domanda. È uno spazio associativo che non punta al mainstream, ma a una convivialità genuina, dove ci si può sedere, leggere e parlare senza dover pagare uno spritz. Qui si valorizzano i piccoli artigiani, si organizzano microconcerti e nascono legami inattesi, come quello con un sarto di 81 anni, ormai in pensione, che si è presentato chiedendo come poter dare una mano. «Abbiamo bisogno di spazi che non puntano solo al prodotto, ma ai processi», ha spiegato Bergamasco, sottolineando che serve la quotidianità piuttosto che l’evento straordinario.

Il progetto Buone Nuove parte proprio da qui: un esperimento di comunità che sfrutta l’urbanismo tattico per attrezzare un luogo e permettere alla comunità di viverlo. La rete richiama ad un ideale per il quale le associazioni non si sostituiscono alla polizia, ma in cui si frappongono tra cittadino e quartiere, con la funzione primaria di abitare la piazza piuttosto che svuotarla per interessi propri. Il messaggio che arriva da Santa Toscana è chiaro: il cittadino non deve limitare ad informarsi, ma coltivare un senso civico che lo obblighi a curarsi del proprio quartiere di riferimento.

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