Quando si affronta un biopic bisognerebbe farlo sempre con il giusto spirito critico, soprattutto scevri da quei soliti preconcetti del tipo “tanto non approfondirà nulla”, “sarà il solito santino” e “non dirà niente che già non si sapesse”.

Questo perché, specialmente negli ultimi anni, siamo stati letteralmente soffocati da decine di pellicole pronte a raccontare la vita e le gesta eroiche di personaggi famosi, preferibilmente cantanti che sono più accessibili al grande pubblico.

Ma per un buon “A complete unknown” (2024) su una parte della vita di Bob Dylan e per un talvolta entusiasmante “Elvis” (2022), abbiamo dovuto subire come contrappasso robette cinematograficamente piatte o completamente sbagliate come le biografie su Aretha Franklin (“Respect”, 2021), Whitney Houston (“Whitney Houston: I wanna dance with somebody”, 2022), Bob Marley (“Bob Marley: One love”, 2024), Elton John (“Rocketman”, 2019).

L’inizio di tutto: “Bohemian Rhapsody”

Non ho nominato in questo breve elenco la fonte di tutto, ovvero il film che ha dato il “La” (giusto per restare in tema) a questa ritrovata mania per le star musicali, facendo credere dalle parti di Hollywood che bastasse mettere un po’ di brani famosi per staccare qualche biglietto al cinema: “Bohemian Rhapsody” che, nel 2018, ci fornì una versione fortemente romanzata sulla vita di Freddie Mercury e dei suoi Queen.

Bello? Brutto? Entrambe le cose.

Un po’ come accade oggi con questo “Michael” sulla vita del fu Michael Jackson, diretto da quell’equivoco di regista scambiato per Autore che è Antoine Fuqua (e smettiamola di smenarla con la storia che “è quello che diresse Training Day nel 2001”, perché non gli si potrà mai perdonare “The Equalizer 3 – Senza tregua” con un Denzel Washington diventato parodia del suo stesso personaggio mentre sconfigge la Mafia in Italia…).

In comune i due citati film hanno principalmente tre cose: cominciano entrambi con l’inizio di un’esibizione musicale che poi si ricollegherà alla fine, la stessa produzione di Graham King e l’attore Mike Myers (“Austin Powers”, ma scelto per il film sui Queen per l’omaggio che ne fece nel 1992 in “Fusi di testa”) nel ruolo di un produttore musicale, evidentemente considerato un portafortuna alla stregua di un ferro di cavallo.

Vale la pena o non vale la pena?

Va bene, ma dopo tante informazioni pressoché inutili questo “Michael” com’è, vale la pena di vederlo al cinema? Mi spiace, ma devo dividermi in due:

1) Il più o meno critico di film con l’immancabile sciarpetta al collo: se vogliamo parlare di vero Cinema allora è un NO secco, a causa soprattutto di una sceneggiatura che sembra scritta da una versione lobotomizzata e zuccherosa di ChatGPT, con dei dialoghi che fungono da mero collante tra i brani musicali, roba da brividi al solo pensiero che qualcuno abbia potuto credere di pronunciarli senza un minimo senso del ridicolo; e sì, è il solito santino che non approfondisce nulla e che non dice niente che già non si sapesse (però su quest’ultima cosa sono anagraficamente in vantaggio e posso capirlo).

La poca cura in fase di scrittura si ripercuote anche su alcune interpretazioni, su tutte quella di Colman Domingo che, nei panni del papà di Michael, sembra saltato fuori da “Love me Licia” per quanto risulti caricaturale e sempre sopra le righe. L’Oscar al peggior attore, però, va allo scimpanzé Bubbles interamente ed eticamente realizzato in CGI per non urtare la sensibilità degli animalisti (eppure nessuno se lo mangia); sarà anche ammirevole come scelta, ma da spettatore ha decisamente urtato la mia, di sensibilità, visto che non ci si crede nemmeno per un secondo che sia reale.

Voto: 2/5

2) Il fan musicale con il guantino bianco glitterato: oh, che volete che vi dica?!? Io mi sono divertito tantissimo e per me è un SÍ dalla prima all’ultima nota!

Ma chi se ne frega della scrittura quando c’è della musica così bella, quando vedi un immenso Jaafar Jackson (figlio di Jermaine, fratello di Michael) resuscitare un mito replicandone ogni movenza.

Impossibile trattenere il piedino, come è inutile tentare di non canticchiare ogni singola canzone per poi spararsi un “Greatest Hits” a tutto volume sullo stereo dell’auto una volta usciti dalla sala. Non è vero Cinema? Eh vabbè, capirai che tragedia, per una volta ci si può anche divertire con un lungo videoclip senza fare troppo gli snobbini.

Voto: 4/5

Quindi, ecco, fate un po’ voi la media dei due voti e decidete – magari prima di recarvi al cinema – se dar la precedenza all’appassionato di film o a quello di musica… 

Cercasi… Janet disperatamente

Ah già, una domanda per concludere: ma che fine ha fatto nel film la sorella Janet, l’unica dei Jackson a non comparire mai?!?

“Michael”, regia di Antoine Fuqua. Con Jaafar Jackson, Colman Domingo, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Valdi e Miles Teller.

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