Non solo spettacoli, ma un vero laboratorio di cittadinanza, partecipazione e crescita collettiva. È stato presentato a Verona il nuovo Festival di Spazio Teatro Giovani, la rassegna teatrale che dal 29 maggio al 30 giugno animerà il Parco Santa Toscana coinvolgendo migliaia di ragazzi e ragazze in un percorso artistico e sociale che guarda al presente e al futuro della città.

Ad aprire la conferenza stampa di presentazione è stato l’assesore alle Politiche Giovanili e pari opportunità Jacopo Buffolo, che ha sottolineato il valore del progetto non soltanto dal punto di vista culturale ma anche sociale: «È davvero interessante come questo festival porti la volontà di restituire alla città momenti e spazi di gioia, allegria e rinnovamento».

Il ruolo del teatro nella crescita delle nuove generazioni

Accanto a lui erano presenti le direttrici artistiche del festival, Silvia Masotti e Camilla Zorzi, insieme ai referenti di Spazio Teatro Giovani e ai rappresentanti delle realtà che sostengono l’iniziativa. L’assessore ha evidenziato inoltre come il progetto rappresenti un’esperienza educativa capace di accompagnare la crescita personale dei partecipanti: «È un lavoro fatto da ragazze e ragazzi durante tutto l’anno, ma anche un modo per spingere e stimolare la riflessione».

A spiegare la filosofia del festival è stata poi la direttrice artistica Silvia Masotti, che ha ricordato come l’iniziativa sia giunta ormai al sesto anno consecutivo. «Portare in scena tantissime ragazze e ragazzi all’interno di uno spazio pubblico significa animare un quartiere e trasformare quel luogo in uno spazio di incontro, di discussione e di condivisione», ha dichiarato.

Secondo Masotti, il teatro deve essere pensato «come un’occasione di cittadinanza, di cultura e anche un’occasione politica, nel senso più alto del termine». Il riferimento non è alla politica partitica, ma alla capacità di stare insieme e costruire una comunità attraverso il dialogo e l’arte.

Il tema: “Figli e figlie”

La direttrice ha poi sottolineato l’importanza del sostegno ricevuto dalle istituzioni e dalle fondazioni del territorio. Oltre all’assessorato alle Politiche Giovanili, il festival coinvolge infatti realtà come Fondazione Banca Popolare di Verona, Fondazione Atlantide e altri enti che collaborano sia economicamente sia attraverso momenti di confronto pubblico.

A entrare nel dettaglio del programma è stata invece Camilla Zorzi, che ha illustrato il tema scelto per questa edizione: “Figli e figlie”. «Non lo abbiamo definito solo in un senso biologico o familiare», ha spiegato, «ma ci siamo chiesti di cosa siamo figli: della nostra cultura, della terra in cui viviamo, della storia e del tempo che attraversiamo».

Il festival si aprirà con “Macerie”, una rilettura contemporanea delle Troiane di Euripide. «Noi conosciamo la guerra di Troia dal punto di vista degli uomini», ha osservato Zorzi, «ma cosa succede alle donne quando la guerra finisce?». Lo spettacolo metterà al centro il dolore femminile, la schiavitù, gli abusi e la perdita di identità provocati dai conflitti armati.

Teatro contemporaneo e temi sociali: guerra, migrazione e identità

Grande attenzione sarà dedicata anche al tema delle migrazioni con “Anima in viaggio”, spettacolo che racconta il rapporto con la propria terra e con la propria lingua quando si è costretti a fuggire da un Paese in guerra. «La migrazione viene vista come qualcosa di difficile, ma anche come una ricerca di identità», ha spiegato la direttrice artistica.

Nel programma trova spazio anche una rilettura del mito di Edipo, utilizzato come metafora della crisi contemporanea. «È il mito della cecità del mondo moderno», ha detto Zorzi, «e ci fa riflettere sui limiti che l’uomo dovrebbe rispettare».

Tra gli spettacoli più attesi figura poi “Tutta la vita davanti”, adattamento ispirato ai lavori di Paolo Virzì e Michela Murgia. Lo spettacolo affronta il tema della precarietà lavorativa e delle difficoltà vissute da una generazione che fatica a costruire il proprio futuro. «Siamo una generazione che fatica anche a fare figli, perché non sappiamo garantire continuità e stabilità», ha dichiarato Zorzi parlando del progetto.

Il teatro come spazio del futuro

Il festival si concluderà con “Una donna e dico la guerra”, storia intensa ambientata tra Canada e Medio Oriente che affronta il tema dei conflitti contemporanei attraverso la vicenda di una famiglia segnata dalla violenza. «La guerra è il sovvertimento di ciò che l’uomo può essere», ha spiegato la direttrice artistica.

A chiudere la presentazione è stata infine una giovane rappresentante di Spazio Teatro Giovani, che ha voluto ribadire il significato umano dell’esperienza: «Per noi non è solo teatro. È uno spazio in cui abbiamo la possibilità di ragionare su noi stessi e su quello che vogliamo diventare». Salvo poi lanciare un messaggio forte sul ruolo delle nuove generazioni: «I giovani vengono spesso raccontati come distanti o disinteressati, ma se viene dato loro spazio e fiducia, sono in grado di rispondere con partecipazione piena».

Lo scorso anno il festival ha registrato circa 3.000 presenze e gli organizzatori prevedono di superare quota 3.500 nell’edizione 2026, con oltre metà del pubblico composto da giovani e giovanissimi. Un dato che conferma quanto il bisogno di spazi culturali autentici e partecipati sia oggi più vivo che mai.

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