Christiania è un’area di Copenaghen, situata nel quartiere di Christianshavn, caratterizzata da un’autogestione parziale. Qui si tollerano attività che in Danimarca non sono legali, rendendo il luogo un esperimento sociale di autodeterminazione, autogestione e controcultura. Questo avviene all’interno di un Paese che coniuga un rigoroso rispetto delle regole con una profonda attenzione alle libertà individuali e ai diritti delle minoranze. Dopo quasi 60 anni, questo esperimento può essere considerato un successo.

La nascita di Christiania

Cristiania fu fondata nel 1971, quando un gruppo di hippy occupò illegalmente una base militare abbandonata vicino al centro di Copenaghen. Questa occupazione suscitò scalpore, mobilitando forze dell’ordine e amministrazione, ma venne tollerata grazie al sostegno dei cittadini di Copenaghen, in particolare quelli del quartiere Christianshavn, affascinati dallo spirito anarchico del gruppo e dal loro esperimento. Questo episodio riflette l’indole dei danesi, che valorizzano il rispetto delle libertà e dei modi di vivere di ciascun individuo.

Così, il 21 settembre 1971, venne proclamata la Città Libera di Christiania. Tra i suoi fondatori c’è anche Jacob Ludvigsen, anarchico e promotore del movimento controculturale olandese Provo. Questa esperienza fu portata in Danimarca e nel gruppo Hippy, con cui Ludvigsen contribuì a fondare Christiania.

La comunità crebbe rapidamente, diventando un punto di riferimento per gli anarchici di tutto il Paese, suscitando preoccupazione nelle autorità della capitale danese. Nel 1976, a cinque anni dalla fondazione, arrivò la prima denuncia contro gli occupanti della vecchia base navale. Tuttavia, non seguì alcuno sgombero, poiché gli abitanti di Christiania rifiutarono di riconoscere lo Stato e le leggi danesi, ignorando la denuncia.

Nella proclamazione di Christiania emergeva un profondo desiderio di autodeterminazione e autoregolamentazione. In uno spazio di circa 80mila metri quadrati, quasi quanto 13 campi da calcio, si applicavano regole autonome come l’abolizione della proprietà privata, il divieto di utilizzo delle auto private e il divieto di possesso di armi, in linea con l’ideologia pacifista del movimento. Era e resta inoltre presente la possibilità di vendita e uso di droghe leggere.

La vendita di hashish e cannabis si svolge liberamente sulle bancarelle situate principalmente lungo la via principale di Christiania, conosciuta come Pusher Street. Dopo anni di rapporti incerti, gli abitanti riuscirono a raggiungere un accordo con il governo danese che riconosce Christiania come territorio autogestito e di proprietà collettiva.

Una scultura a Christiania costruita con oggetti di riuso – Foto di Vincenzo Contreras

L’autogestione di Christiania

Lo spazio, pur essendo stato riconosciuto, non prevedeva la presenza delle forze dell’ordine statali. La gestione e il controllo dello spazio sono affidati all’autogestione collettiva, nel rispetto degli individui e della comunità. Problemi e criticità vengono affrontati e risolti attraverso assemblee di gestione e autoregolazione.

Fin da subito fioriscono numerosi negozi di artigianato e nascono laboratori culturali e teatrali. Prima si inaugura una ciclofficina, seguita dal recupero di un vecchio edificio all’interno della caserma per creare la fabbrica di biciclette. La bicicletta, a Christiania, come nel resto di Copenaghen, è il mezzo di trasporto più diffuso per gli spostamenti. Tutto avviene nel massimo rispetto dell’ambiente, un altro principio fondamentale della comunità.

Nascono una panetteria, diversi bar, un teatro e una radio attraverso cui si promuovono e diffondono pratiche pacifiste e ambientaliste. Viene istituita una ricca biblioteca. Si aprono laboratori di restauro dedicati all’applicazione di politiche di riutilizzo e riciclo dei materiali, per contrastare una società esterna a Christiania, ormai dominata da un consumismo sfrenato e incontrollato.

Una zona della biblioteca – Foto di Vincenzo Contreras

I problemi di Christiania

Come in ogni luogo densamente popolato e in qualsiasi quartiere, anche qui si presentano problemi di convivenza e, talvolta, di sicurezza. Nel 1979 si verificò un decesso per overdose di eroina. Questo episodio spinse la comunità a riflettere a lungo sugli effetti delle droghe pesanti e su come fossero entrate a Christiania. In particolare, ci si interrogò sul motivo per cui la comunità non fosse riuscita a prevenire che uno dei suoi membri iniziasse a farne uso. Emerse così l’importanza di prendersi maggiormente cura l’uno dell’altro all’interno della comunità.

Cressero così i dibattiti interni e i confronti sugli effetti dell’uso di droghe pesanti, insieme all’attenzione verso potenziali spacciatori. Persone e sostanze che minacciavano il senso e la sopravvivenza di Christiania.

Negli anni ’80 il quartiere fu teatro di violenti scontri tra due bande di motociclisti, i Bullshit e gli Hells Angels, che lottarono per il controllo del mercato della droga pesante. Dopo quattro anni e un’altra vittima, la comunità di Christiania riuscì a scacciare entrambi i gruppi dal quartiere. Da allora, le bande di motociclisti sono state bandite per contrastare lo spaccio e garantire la sicurezza di spazi e strade.

Con le guerre tra bande e i decessi legati alla droga, gli abitanti di Christiania si resero conto che, anche in una comunità fondata sulla nonviolenza, il pacifismo e l’amore condiviso, possono emergere conflitti violenti. Questa consapevolezza, forse già latente, richiedeva però un risveglio collettivo per garantire la sopravvivenza di un luogo alternativo al mondo esterno.

Una crescita costante che prendeva forma ogni giorno, nelle assemblee, nei luoghi di incontro, negli spazi culturali e persino nel primo asilo inaugurato, poiché a Christiana iniziavano a nascere i primi bambini.

I cambiamenti

Oggi Christiania mantiene un aspetto simile a quello dei primi anni, almeno all’esterno. Le strade sono ancora libere dalle automobili e, con il passare del tempo, sempre più edifici sono stati arricchiti da graffiti e murales che rendono il quartiere più vivace e colorato.

Foto di Vincenzo Contreras

Ma nell’anima profonda e genuina qualcosa forse è cambiato, specialmente negli ultimi dieci anni. Un tempo questo era un luogo dove viveva una comunità attenta a non cedere alle logiche del mercato, mentre oggi sembra essere sempre più soggetto a processi di turistificazione. I visitatori nel quartiere sono diventati sempre più numerosi, attratti spesso da una semplice curiosità turistica.

Persone che entrano, passeggiano, osservano incuriosite, acquistano qualche souvenir, scattano foto e poi se ne vanno senza cogliere davvero l’essenza di Christiania.

Un luogo abbandonato trasformato in uno spazio dove le persone possono esprimere pienamente la propria libertà. Una libertà che trova come unico confine il rispetto e il bene comune della comunità che lo anima, una comunità senza gerarchie e priva di ogni forma di sopraffazione, lontana dalle logiche del profitto.

Una società creata, fondata e vissuta a Christiania vuole difendere questo luogo, che rappresenta l’arma pacifista più potente ed efficace possibile. Un’idea che può e deve resistere anche di fronte a una possibile normalizzazione dell’area. Tuttavia, questa normalizzazione appare ancora lontana, perché entrando a Christiania si percepisce un’atmosfera completamente diversa rispetto al resto di Copenaghen e a qualsiasi altra città o luogo ordinario.

Le lotte e il diritto all’abitare

Christiania non lascia mai indifferenti. Si resta affascinati da ciò che questo luogo ha rappresentato, con la sua idea e la sua pratica pacifica, antimilitarista, militante e di controcultura.

Un luogo di lotta anche per il diritto all’abitare, che ha anticipato di molti decenni il tema della crisi abitativa. Oggi questa crisi rappresenta una delle sfide più complesse da affrontare, poiché la politica e la società nel loro insieme hanno compreso con grande ritardo i danni causati dall’applicazione delle regole del libero mercato al settore immobiliare.

Gli abitanti di Christiania hanno promosso idee e intrapreso azioni che hanno rivoluzionato i principi di una società consumistica e borghese.

Una società che ha generato guerre, genocidi e ogni forma di sopraffazione. Un contesto che lotta contro e all’interno di una realtà dominata dal più forte. Una società che sfrutta senza alcuna cura l’ambiente circostante, danneggiandolo in modo irreversibile.

Per questo Christiania è stata fondamentale e lo sono tutti quei luoghi nel mondo che le somigliano. Spazi in cui si lotta contro un’idea di mondo omologato e autodistruttivo, sia per l’ambiente sia per le persone che lo abitano. Forse ogni città, Verona inclusa, dovrebbe ospitare al suo interno una Christiania.

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