Le nuove piste ciclabili: Verona come Copenaghen?
Le nuove piste ciclabili, oggetto di critiche da parte di molte, proiettano la mobilità di Verona verso una visione più nordeuropea della mobilità in città.

Le nuove piste ciclabili, oggetto di critiche da parte di molte, proiettano la mobilità di Verona verso una visione più nordeuropea della mobilità in città.

In questi giorni a Verona si parla molto della nuova ciclabile che nascerà tra Ponte Risorgimento e Ponte Garibaldi. Un progetto che renderà il tratto del lungadige a senso unico per le automobili, ovvero ci si potrà muovere solo verso Ponte Garibaldi, per far spazio, nella restante carreggiata, ad una pista ciclabile.
Un’idea forte e impattante che ha scatenato diverse polemiche da parte dell’opposizione, ma anche da alcuni cittadini sui social. Tuttavia, il progetto proposto dall’amministrazione di Verona, i cui lavori inizieranno tra pochi giorni, segue la direzione presa da molte città europee, non solo quelle del nord Europa, di ridurre lo spazio riservato alle automobili all’interno delle città a favore della mobilità sostenibile, attraverso piste ciclabili ben separate dalla strada e quindi sicure.
Un progetto in qualche modo rivoluzionario all’interno di una città in cui negli ultimi anni sono state create diverse piste ciclabili, ma principalmente sui marciapiedi. Ciclabili e pedociclabili che costringono i ciclisti a condividere lo spazio con i pedoni. Tra queste possiamo menzionare la pista ciclabile che va da Ponte Catena a Porta San Zeno, una pista utile e molto utilizzata, ma lo spazio condiviso crea talvolta problemi di convivenza tra pedoni e ciclisti. Oppure la ciclabile di Corso Venezia, che occupa l’intero marciapiede da Porta Vescovo a San Michele, togliendo completamente spazio ai pedoni.
Il progetto della nuova pista ciclabile sul lungadige si allinea perfettamente con le iniziative di numerose città europee.
Un progetto che può rappresentare per Verona un importante passo verso città come Copenaghen, Amsterdam, Strasburgo, Amburgo e molte altre realtà europee, dove la bicicletta è il mezzo di trasporto più utilizzato dalla maggior parte dei cittadini. L’unica strada per avvicinarsi a questi esempi è continuare a realizzare piste ciclabili sicure, anche a costo di ridurre gli spazi oggi riservati alle automobili.
Un’opportunità per Verona di affermarsi come città leader in Italia nella mobilità sostenibile, seguendo l’esempio di Bologna e Milano, che da tempo stanno realizzando estesi percorsi ciclabili in completa sicurezza.
Del resto, se i cittadini utilizzano in massa la bicicletta in città grandi e complesse come Parigi, Londra, Berlino e Milano o in città in cui il clima è sicuramente meno confortevole del nostro, come Amsterdam e Copenaghen, la domanda è: perché non utilizzare la bicicletta in massa e quotidianamente anche qui da noi?
Già, esiste un termine per descrivere il processo che rende una città più a misura di bicicletta: Copenaghizzare.
Perché non trasformare Verona nello stile di Copenaghen e farla diventare un modello di riferimento per una cultura moderna della mobilità urbana: spostarsi in bicicletta, utilizzare i mezzi pubblici, adottare i tanto discussi monopattini e, solo in casi di reale necessità, ricorrere all’automobile.

Ecco cosa può rappresentare il progetto della nuova pista ciclabile sul Lungadige: la Copenaghenizzazione della città di Verona. Una sfida importante che potrebbe proiettare Verona verso un futuro moderno.
Ma per farlo bisogna seguire l’esempio di Copenaghen, che da anni mette al centro dei propri progetti urbanistici la bicicletta. Ecco alcuni esempi.
Piste ciclabili separate: Copenaghen ha una rete di piste ciclabili di oltre 350 chilometri, la maggior parte delle quali è fisicamente separata dalla carreggiata stradale per garantire la sicurezza dei ciclisti.
Superstrade ciclabili: piste ciclabili progettate in sicurezza, generalmente più larghe, che collegano il centro con le periferie della città. Un sistema che incentiva anche chi abita più lontano dal centro, e quindi in zone con meno servizi, meno mezzi pubblici e con distanze maggiori da percorrere, a muoversi in totale sicurezza.
Ponti e “serpenti”: Chi è stato a Copenaghen negli ultimi anni non ha potuto non notare una serie di ponti e percorsi sopraelevati rispetto a strade e canali, ad uso esclusivo delle biciclette. Tra i più famosi c’è il Cykelslangen, una sopraelevata che serpeggia tra i palazzi del porto.
Come Copenaghen possiamo pensare ad Amsterdam con le sue infinite piste ciclabili e i parcheggi multipiano riservati alle biciclette. Possiamo pensare a Nizza e Montpellier, città che per clima e dimensioni sono paragonabili a Verona, e che recentemente hanno chiuso completamente al traffico il loro centro storico e costruito diversi chilometri di piste ciclabili riservate esclusivamente alle biciclette.
Quando pensiamo a queste città, le immaginiamo con famiglie, bambini e giovani che si spostano in bici in totale sicurezza. Pensiamo a file di persone in bicicletta ferme ai semafori in attesa del verde. Chi visita queste città può vedere queste scene e restare positivamente colpito.
E quindi perché non farlo nella nostra vita quotidiana, a casa nostra? Perché non provare a lasciare l’automobile e a entrare in quell’immaginario nord europeo, rendendolo reale, muovendoci nella nostra città in bicicletta? Del resto, il clima ci aiuta: fa sempre meno freddo, piove sempre meno, e la nascita delle biciclette a pedalata assistita ci permette persino, con il calore estivo, di non arrivare in ufficio sudati.

Mancano però due fattori fondamentali: l’aspetto culturale, ovvero la volontà di abbandonare un mezzo comodo ma inquinante come l’automobile, un mezzo che però diventa scomodo quando spesso si rimane bloccati nel traffico e nella spasmodica ricerca di un parcheggio. Problemi, quelli del traffico e del parcheggio, che con la bicicletta non sussistono. In secondo luogo manca appunto una rete di piste ciclabili efficace e sicura per trasformare quell’immaginario in realtà.
La costruzione della pista ciclabile che collegherà Ponte Risorgimento a Ponte Garibaldi va esattamente nella direzione di creare una rete efficace. Questo progetto mira anche a rivoluzionare il concetto di mobilità, trasformando un’arteria attualmente utilizzata dalle auto per entrare e uscire dal centro città in una pista ciclabile. La nuova ciclabile si collegherà a quella già esistente che da San Zeno arriva alla stazione di Porta Nuova e al quartiere Chievo, attraverso la ciclabile di Via Da Vico e del canale Camuzzoni. Inoltre, sono iniziati i lavori per la ciclabile che da Ponte Garibaldi arriverà fino a Parona, con un incremento di 25 chilometri di piste ciclabili previsto entro il 2026, un dato destinato a crescere, considerando che siamo solo all’inizio dell’anno.
Questa rete di piste ciclabili vuole in qualche modo dare una svolta culturale sull’utilizzo della bicicletta come principale mezzo di trasporto, anche per cercare di migliorare la qualità dell’aria in una città che si trova al centro dell’area più inquinata d’Europa. Verona, insieme ad altre città venete, è tra le 10 più inquinate del continente.
Studi condotti in Danimarca, dove l’80% della popolazione si sposta in bicicletta, hanno evidenziato che ogni chilometro percorso in bici genera un guadagno economico netto di 42 centesimi per la società, mentre si registra una perdita di 3 centesimi per ogni chilometro percorso in auto. Ciò è dovuto soprattutto agli effetti sulla salute, grazie ai benefici fisici e mentali derivanti dal muoversi in bici, che contribuiscono a ridurre i problemi respiratori causati dallo smog.
Quindi utilizzare la bici significa rendere la città più sicura, più accessibile ai bambini, meno inquinata e porta anche benefici salutari ed economici alla comunità.
Direi che sono tutti ottimi motivi per smettere di criticare le piste ciclabili esistenti e accogliere con entusiasmo i progetti per quelle nuove, oltre che validi motivi per iniziare a usare quotidianamente la bicicletta al posto dell’automobile.
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