Veronese, con un lungo percorso professionale e politico tra Europa e Italia, già responsabile nazionale per la transizione ecologica in +Europa, Anna Lisa Nalin è oggi capolista della lista Uniti per Manildo presidente nella circoscrizione scaligera. A pochi giorni dalle elezioni regionali del 23 e 24 novembre ci parla di un Veneto in cui l’innovazione non deve essere vista come un vezzo da campagna elettorale, ma la chiave per rimettere insieme ciò che oggi appare diviso.

Nalin, partiamo dal tema dell’ambiente, che in Veneto resta uno dei terreni più sensibili. Perché secondo lei aria, acqua e suolo devono essere centrali nella prossima legislatura?

«Perché riguardano direttamente la vita delle persone. Nel Veneto abbiamo vissuto l’inquinamento da PFAS, soffriamo un inquinamento atmosferico gravissimo e siamo una delle aree italiane con il consumo di suolo più alto. Questi non sono dati astratti, ma la fotografia di una regione che, negli ultimi trent’anni, non ha mai davvero coniugato crescita economica e sostenibilità. Per me, invece, queste due dimensioni devono andare nella stessa direzione. Ho lavorato per anni sulla transizione energetica e sono convinta che oggi innovazione, digitalizzazione e politiche green siano il motore per far crescere le aziende, ridurre i costi energetici e migliorare la qualità della vita dei cittadini.»

E come pensa che innovazione e ambiente possano concretamente andare a braccetto?

«Ridurre la dipendenza dal gas significa ridurre la speculazione sui costi dell’energia. Elettrificare di più, usare gli incentivi in modo mirato, aiutare imprese medio-piccole, artigiani, lavoratori autonomi e famiglie significa dare respiro all’economia. Se le aziende abbassano i costi e diventano più competitive, possono investire, crescere e creare opportunità per giovani e donne. È un circolo virtuoso: sviluppo economico, benessere sociale e tutela ambientale non devono più essere visti come elementi in conflitto.»

Sempre restando sul tema ambiente, Lei ha citato l’impatto dell’inquinamento sulla salute pubblica. Qual è secondo lei il legame più urgente da affrontare tra ambiente e sanità?

«Migliorare la qualità dell’aria significa ridurre malattie, ricoveri e costi del sistema sanitario. C’è poi il tema della mobilità: Verona è maglia nera in Veneto per l’inquinamento atmosferico. Serve un sistema metropolitano ferroviario di superficie, collegamenti efficienti e una flotta elettrica per trasporto pubblico e privato. Senza infrastrutture adeguate non ridurremo mai le emissioni.»

Rimanendo in tema di sanità, molti cittadini lamentano un peggioramento del servizio pubblico, con liste d’attesa lunghe e carenze di personale. Quali sono le sue proposte concrete?

«La sanità pubblica continua a reggere grazie alla qualità delle persone che ci lavorano, ma il sistema è stato smantellato. Serve rafforzare la medicina territoriale, assumere più medici e infermieri, ridurre le liste d’attesa e investire nella salute mentale, soprattutto dei giovani. La prevenzione deve tornare al centro, insieme a un’organizzazione più efficiente e vicina ai cittadini.»

E da dove pensa possano arrivare le risorse per realizzare questi interventi?

«È una questione di scelte politiche. Bisogna usare al meglio i fondi europei, come quelli del PNRR e per la decarbonizzazione. Inoltre, proponiamo una revisione fiscale mirata, ad esempio abolendo l’IRAP e destinando risorse direttamente ai servizi pubblici. È necessario un patto chiaro con i cittadini sulle priorità.»

Uno dei temi del presente e del futuro è quello dell’intelligenza artificiale. Crede che sia una risorsa per la sanità o ci sono anche rischi da considerare?

«L’IA è una risorsa potente, ma va guidata. Nel settore sanitario può migliorare l’efficienza, la qualità dei dati e la sicurezza. Non significa sostituire le persone, ma permettere a medici, infermieri e operatori di lavorare meglio, più sicuri e con strumenti più intelligenti. Il cambiamento tecnologico va gestito, non temuto.»

Infine, Verona è spesso vista come marginale nella Regione, pur essendo una delle province più rilevanti. Come pensa di valorizzare il ruolo della città nel contesto regionale?

«Tutto parte dalle persone che mandiamo in Regione. Serve coraggio per proporre una strategia di sviluppo reale che metta insieme crescita delle imprese, digitalizzazione e tutela dell’ambiente. Verona deve diventare un motore di innovazione, portare fondi, idee e progetti su agricoltura, industria, giovani e servizi. La crescita non deve essere a scapito della qualità della vita dei cittadini, ma deve procedere di pari passo con essa.»

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