Accordo sui dazi con gli USA: “L’Europa così non si siede al tavolo”
Trump e Von der Leyen siglano l’intesa dopo mesi di tensioni. Il Movimento Federalista Europeo denuncia: “Senza un’Europa federale saremo sempre subalterni”.

Trump e Von der Leyen siglano l’intesa dopo mesi di tensioni. Il Movimento Federalista Europeo denuncia: “Senza un’Europa federale saremo sempre subalterni”.

Bruxelles cede sul fronte commerciale. Washington incassa. È questo, in sintesi, il bilancio dell’accordo siglato nei giorni scorsi tra Stati Uniti e Unione Europea, che prevede un’imposta media del 15% sui beni europei esportati oltreoceano, un compromesso che ha suscitato molte discussioni. Un accordo apparentemente utile a raffreddare i toni accesi degli ultimi mesi tra la Casa Bianca, ora di nuovo presidiata da Donald Trump, e la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, ma che in molti, dentro e fuori le istituzioni comunitarie, faticano a leggere come una vittoria reale e duratura.
Tra i più critici e attenti osservatori della situazione, si distingue il Movimento Federalista Europeo – sezione Veneto, che con un comunicato dai toni molto netti e decisi lancia un vero e proprio allarme: “Non siamo di fronte a un semplice dossier commerciale o a una questione marginale. I dazi rappresentano soltanto la superficie visibile del problema. Sotto questa apparente questione economica si cela infatti una questione molto più profonda, che riguarda i rapporti di forza tra le nazioni e ha una natura fortemente politica”, afferma Franco Lorenzon, presidente regionale del MFE.
L’accordo, presentato come un gesto significativo di distensione e cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico, arriva in un momento particolarmente delicato, in cui le relazioni euroamericane erano nuovamente tornate a farsi tese e complicate. L’amministrazione Trump, infatti, nel suo secondo mandato, ha rilanciato con grande determinazione e decisione la linea protezionista, adottando misure severe che hanno colpito settori chiave e strategici dell’export europeo: dall’agroalimentare all’automotive, fino alle tecnologie verdi, compromettendo così diversi ambiti fondamentali per l’economia europea.
Se da un lato Bruxelles ha voluto evitare un’escalation che avrebbe potuto portare a conseguenze ancora più gravi, dall’altro ha accettato condizioni che, secondo il Movimento Federalista, rappresentano una vera e propria sconfitta di sistema: “L’Europa non dispone di strumenti adeguati e non possiede una voce unica né una volontà chiara e condivisa” accusa ancora Lorenzon. “E così, come spesso accade in situazioni delicate, si limita purtroppo a subire decisioni che vengono prese altrove, senza poter esercitare un ruolo attivo e determinante”.

Il tono si fa ancora più duro nelle parole di Giorgio Anselmi, segretario della sezione MFE di Verona: “Non solo saremo costretti a pagare dazi elevati, ma con i nostri risparmi finanzieremo direttamente la crescita economica americana, senza ricevere alcuna contropartita concreta o vantaggiosa. In cambio, ciò che otteniamo sono solo imposizioni rigide e qualche formale stretta di mano, priva di reali benefici tangibili.”
Secondo il MFE, il problema è di natura profondamente strutturale: senza l’instaurazione di una vera unione politica accompagnata da una governance federale efficace e condivisa, l’Unione Europea continuerà inevitabilmente a rimanere fragile e vulnerabile nei confronti dei negoziati internazionali, risultando incapace di far valere adeguatamente il proprio significativo peso economico e demografico su scala globale.
“Non possiamo semplicemente ridurre tutto a un problema di leadership personale – osserva Massimo Contri, segretario regionale –. La verità più profonda è che, senza una solida e ben definita struttura federale, l’Europa continuerà a trovarsi nella posizione di chi, pur pagando ingenti somme, non riesce mai a decidere nulla di rilevante.”
Per il Movimento, è indispensabile un cambio di passo radicale e profondo. “Rimane più che mai attuale e urgente l’accorato appello rivolto da Mario Draghi nel suo ultimo intervento al Parlamento europeo: ‘Fate qualcosa!’”, sottolineano Lorenzon e Contri. “È giunto il momento che l’Europa cresca, diventi veramente adulta, si assuma con responsabilità piena i propri doveri e costruisca finalmente un’unità politica autentica e duratura. Senza una chiara scelta federale, non vi è alcun futuro sostenibile per l’Unione Europea.”

L’intesa raggiunta tra Trump e Von der Leyen, a prima vista, sembra evitare una guerra commerciale aperta e immediata. Tuttavia, questa intesa solleva interrogativi ben più ampi e profondi riguardo alla reale capacità dell’Europa di difendere efficacemente i propri interessi strategici in un contesto globale che appare sempre più dominato da logiche bilaterali, spesso basate su dimostrazioni di forza e posizioni muscolari.
Nel frattempo, mentre il prossimo Parlamento europeo si prepara ad affrontare sfide cruciali e complesse, che vanno dalla costruzione di una difesa comune efficace fino alla gestione della transizione energetica verso fonti più sostenibili, il rischio concreto è che decisioni fondamentali e determinanti continuino a essere prese altrove, fuori dal controllo europeo. Così, l’Europa rischia di restare una semplice spettatrice, o, ancora peggio, una pietanza pronta da consumare in questo gioco di potere globale.
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