Dopo un incontro specifico sull’Arsenale a febbraio, il 15 maggio Giorgio Massignan è tornato sul tema degli spazi della cultura con una conferenza stampa a seguito della consegna delle firme raccolte per la “petizione per bloccare il progetto dei magazzini della cultura al Pestrino” che in meno di un mese ha superato le mille firme.

Il progetto, ereditato dalla giunta precedente ma già soggetto a modifiche, prevederebbe l’edificazione di un fabbricato a L, di cui uno alto 9 metri per la Fondazione Arena in un’area di 12.000 mq (inizialmente 16.000mq) di fronte al forte Santa Caterina al Pestrino, e dovrebbe contenere un Polo Social Housing, un Polo Inclusione (fattoria didattica, ciclo ostello, asilo nido comunale; centro diurno), un Polo Food KM0, un Polo della Conoscenza (aule studio/doposcuola, biblioteca comunale, laboratori di sperimentazione), un Polo dei Mestieri e delle arti, e il già citato deposito per la Fondazione Arena.

Sulla questione abbiamo allora voluto sentire Ilaria Segala, Assessora all’Urbanistica, e Daniela Maellare, Assessora ai servizi sociali, all’istruzione e al personale del Comune di Verona nella precedente Giunta Sboarina e che hanno partecipato alla formulazione iniziale del progetto.

Massignan si chiede perché le risorse non siano state investite in strutture come l’Arsenale o la Caserma di Villa Santa. Si ricorda perché avevate individuato il Pestrino come area per i magazzini della cultura e quali erano le priorità del Comune per giustificare questa scelta?

Segala: «Abbiamo scelto di partecipare a un bando di 15 milioni di euro, che poneva come requisito di prendere soltanto aree dismesse e da rigenerare, quindi con edifici; per essere chiari, se si fosse voluto rinaturalizzare l’area del Pestrino abbattendo tutti gli edifici non si sarebbe potuto accedere a quei fondi. Dati i tempi stretti, abbiamo presentato il bando con un progetto non definitivo; una volta ottenuto il risultato, abbiamo provveduto a cambiamenti come, ad esempio, l’eliminazione dei magazzini dell’Arena, che per le caratteristiche degli oggetti conservati chiedeva strutture molto alte e paesaggisticamente più impattanti e il sostanziale dimezzamento il volume previsto inizialmente. Per quanto riguarda la Caserma di Riva di Villasanta, nello specifico, non è area del Comune ma del demanio

Come è nata l’idea dei “magazzini della cultura”?

Segala: «Partendo dall’esistente, ovvero la presenza dei depositi della Soprintendenza e dalla constatazione che nel frattempo il progetto di Tosi di utilizzare Castel San Pietro era sfumato. Quindi, lo spunto è nato dalla possibilità di costruire lì i nostri depositi e, magari, contribuire alla sistemazione di quelli della Soprintendenza, che sono in pessime condizioni. È una scelta non solo organizzativa ma pure economica e ambientale: economica perché si riduce il costo degli affitti dei depositi e logistica/ambientale in quanto si ordina il traffico dei mezzi che attualmente fanno la spola tra i vari depositi comunali dell’Arsenale, di Galtarossa, di Verona Sud. Ora, anche se pare non faccia più parte del progetto del Pestrino, è da sottolineare come il deposito delle strutture areniane costi al Comune un milione di euro l’anno.»

Massignan afferma che l’area è scarsamente collegata alla città, specie per quanto riguarda la parte del progetto di Social Housing e Inclusione.

Segala: «Onestamente non credo che l’area del Pestrino sia così scarsamente collegata come afferma Massignan; in ogni caso, la questione della parte residenziale e dell’inclusione nasce a margine del progetto della variante 29, in collaborazione con la Fondazione Barbieri Onlus. Inizialmente per il progetto edilizio era stata individuata un’area prospicente l’autostrada A4, Cà Vignal: pur nella fretta di mettere insieme un progetto per partecipare al bando, l’area che abbiamo individuato mi sembra indiscutibilmente migliore. In ogni caso, sono contenta che l’attuale Amministrazione porti avanti i nostri progetti ed è bene faccia le modifiche che ritiene opportune, purché l’obiettivo rimanga quello di mantenere a disposizione della città le risorse economiche che abbiamo conquistato.»

Realizzare un centro servizi destinato a persone con disabilità in un luogo isolato come il Pestrino dà la triste idea della ghettizzazione; il vecchio Lazzaretto non è molto lontano” afferma l’architetto. È d’accordo?

Maellare: «Non mi occupo di urbanistica ma per quarant’anni mi sono occupata solo di costruire servizi alla persona nel Comune di Verona, servizi che fossero destinati ai minori, agli anziani, ai disabili, agli stranieri; il tema dell’inclusione fa parte del mio DNA. Da cittadina però posso dire che ritengo Verona una città “compatta” e dove sia difficile rintracciare delle zone “marginali”, tanto più che, confrontandomi con l’ex assessore Segala, l’area mi risulta godere di un collegamento ideale sia con l’Università sia con Veronetta. Piuttosto, trovo più importante l’obiettivo: garantire a disabili e anziani una propria indipendenza pur con tutti i servizi, anche in condivisione (pasti a domicilio, assistenza domiciliare…), e l’eventuale presenza dei genitori. E guardi che, per un genitore, angosciato dalla domanda “cosa gli accadrà quando non ci sarò più”, l’indipendenza di un ragazzo con disabilità è il pensiero più importante.»

Su Heraldo, Alessandra Corradi, presidente dell’associazione per la tutela dei diritti delle persone con disabilità Genitori Tosti in Tutti i Posti APS, ha dichiarato che «Nell’ambito sia normativo e culturale non si può più isolare una determinata categoria sociale. È contro tutti i diritti per cui ci battiamo ogni giorno. Per questo progetto non è stato consultato nemmeno l’organismo comunale per la consulta alla disabilità, perciò più di trenta associazioni.». Che ne pensa?

Maellare: «Sono stati certo giorni convulsi a causa dei tempi tecnici molto ristretti per la scadenza ministeriale, ma la questione è stata presentata in Consulta il 3 maggio 2022, citando espressamente sia la località che la finalità, ovvero “la realizzazione di spazi di residenza per persone con disabilità di circa 4500mq, […]”; risulta peraltro che l’associazione in quella seduta fosse assente. Va anche detto, per inciso, che il progetto presentato è stato approvato dal Ministero che evidentemente ha visto delle potenzialità nella nostra proposta che mirava non a ghettizzare ma a fornire al territorio servizi che prima non c’erano.»

@RIPRODUZIONE RISERVATA