Domenica mattina il cielo uggioso e la pioggia fredda toglievano la voglia di stare in piazza. Ma gli iraniani e i loro amici erano sui gradini di Palazzo Barbieri. La manifestazione non si poteva rimandare, perché proprio l’8 gennaio di tre anni fa accadde una sciagura di cui in Italia si ricordano in pochi.

Volo PS752: un incidente?

Il volo PS752 della Ukrainian International Airlines, compagnia di bandiera che non ha mai avuto un incidente, era decollato da pochi minuti da Teheran alla volta di Kyiv, quando due razzi di produzione russa, sparati a distanza di 30 secondi, l’hanno fatto precipitare. A bordo c’erano piloti, assistenti di volo e 167 passeggeri di diverse nazionalità. Nessun sopravvissuto.

L’aereo era carico di persone che rientravano dalle vacanze di fine anno. Fra loro c’erano cittadini iraniani o canadesi di origine iraniana, inclusa una ventina di bambini. Una coppia di novelli sposi tornava in Canada dopo una visita ai parenti. C’erano anche tanti futuri medici, che studiavano in Ucraina o in Canada, e poi insegnanti, professori universitari e ricercatori di altro profilo.

Iraniani a Verona
La protesta degli iraniani in piazza Bra.

Quando il missile colpisce “a caso”

Questo è uno dei dettagli che accomunano questo incidente con la sciagura aerea causata da un altro missile russo, stavolta sul territorio ucraino. Il 17 Luglio 2014 i russi hanno abbattuto il volo 17 della Malaysian Airlines, uccidendo 298 persone, in maggioranza olandesi, malaysiani e australiani. Anche fra loro c’erano dei ricercatori che tornavano da una conferenza sull’Aids.

In entrambi i casi, dopo una lunga e meticolosa indagine giudiziaria, è stato stabilito che si era trattato di un atto terroristico intenzionale e non di un errore umano. Ma fra le due sciagure c’è una differenza sostanziale: il governo iraniano, dopo le reticenze iniziali e pur procrastinando il più possibile l’implementazione della sentenza, ha comunque riconosciuto le colpe dei militari, promettendo di pagare i risarcimenti. Nel caso della Malaysian Airlines, invece, i colpevoli russi, individuati da tempo, non sono arrestati, le responsabilità non riconosciute e il risarcimento mai effettuato.

Certo, nulla potrà compensare le vite stroncate di chi viaggiava con quei voli, o lenire il dolore dei familiari. Ma la giustizia deve essere fatta, e finché non vi si giunge bisogna almeno ricordare le colpe dei due governi dittatoriali. Finché non verranno debellati entrambi, il mondo democratico non dormirà sogni tranquilli. La loro impunità incoraggerà, invece, i tiranni di tutto il mondo e i loro simpatizzanti.

Antico stemma della Persia, aggiunto alla bandiera nazionale, foto di Gian Alberto Soardi

Il filo della solidarietà

Ieri in piazza Bra un filo invisibile univa diversi Paesi: l’Italia, dove hanno scelto di vivere gli esuli, l’Iran, terra dei loro sogni, l’Ucraina, ora sotto l’attacco di un altro paese terrorista, il Canada, dove un giudice di origine ucraina, Eduard Bilobaba, ha emesso la sentenza sul volo PS752. C’era anche l’eco di un Paese ancora più lontano: il Cile. “El Pueblo Unido”, cantato in iraniano, ha restituito il ricordo, mai sbiadito, di una dittatura crudele, durata 17 anni.

Anche il sindaco Damiano Tommasi, presente alla manifestazione insieme ai tanti giovani consiglieri comunali e i rappresentanti delle associazioni femministe, ha ribadito l’importanza di «portare alla luce quello che sta accadendo, perché così poi la storia non venga a raccontarci cose che pensavamo di non sapere».

Gli esulti iraniani, dedicando la manifestazione al volo della Ukrainian Airlines, hanno voluto ricordare anche le vittime recenti. Uno a uno, gli attivisti hanno alzato i cartelli con i volti sorridenti dei giovani e bambini che non ci sono più. I loro sogni sono stati cancellati, la loro dignità calpestata, il loro coraggio si è infranto contro il muro della violenza spietata.

Cartelli con i volti iraniani morti

I giovani iraniani sono nati e cresciuti all’interno di una società totalitaria, che pretende di controllare ogni mossa, ogni ciocca dei capelli, eppure hanno preservata l’unica libertà inalienabile: quella interiore. La propaganda martellante e le repressioni non hanno avuto su di loro l’effetto dissuasivo. A differenza di un altro popolo attualmente coinvolto in una guerra su ampia scala, gli iraniani hanno saputo organizzarsi, protestando pacificamente e dando la caccia ai boia del regime teocratico.

Eppure, per gli iraniani è difficile condurre una guerriglia senza i rinforzi. Affrontare i guardiani della rivoluzione a mani nude è un’impresa disperata. Anche Davide ebbe bisogno di una fionda per abbattere Golia. Secondo gli esuli, senza le azioni concrete a livello politico ed economico da parte dei paesi democratici, assisteremo ancora a lungo agli stupri e ai massacri.

Per poter realmente concludere questa rivoluzione e abbattere il governo teocratico, i manifestanti devono avere le spalle coperte. In questi mesi hanno mostrato tenacia e maturità e hanno ottenuto il sostegno morale, il quale dovrebbe concretizzarsi in sanzioni pesanti e azioni politiche incisive.

Il sindaco Tommasi ha auspicato «grandi passi che la parte politica e diplomatica possa fare nelle sedi opportune per fermare quello che sta accadendo». Se questi passi non saranno fatti, la scia di sangue che lascia il regime degli ayatollah continuerà ad allungarsi.

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