Continua la serie degli “aspetti che non ti aspetti” delle grandi donne della scienza in Italia. Un modo per far avvicinare ragazzi e ragazze alle materie STEM e per scoprire il lato umano di tante figure entrate ormai nella storia nazionale.

I profili che man mano stiamo esplorando, come i molti altri che si possono rileggere a questo link, sono raccolti nel podcast EwaProject, progetto ideato in collaborazione con Petra Cristofoli-Ghirardello come spin-off di un hackathon, grande evento informatico organizzato dal Digital Innovation Hub di Confartigianato Vicenza.

Doppio cognome fuorviante

Questa nuova pagina nella storia della scienza ci fa scoprire una personaggio dai cognomi importanti, Eva Mameli Calvino.

Uno di questi è un false friend per la nostra memoria. “Mameli”, infatti, non ha niente a che fare con il compositore del nostro inno nazionale. “Calvino”, invece, ci riporta giustamente alla mente quell’“Italo” che un po’ tutti noi abbiamo letto. Eva -spoiler- fu infatti la madre dello scrittore.

Ma al di là della maternità, Giuliana Luigia Evelina (…) – detta Eva, è molto di più. Andiamo agli highlights della sua storia.

L’amore per piante e fiori

Nata nel 1886 da una famiglia piuttosto benestante, segue studi pubblici (all’epoca non “convenienti” alle donne) e frequenta prima Matematica e Fisica all’Università di Cagliari, e poi Scienze Naturali a Pavia, per via del suo amore incondizionato per piante e fiori, iris, in particolare.

Per qualche anno farà da pallina da ping-pong tra varie sedi universitarie come assistente, per arrivare invece al suo primo grande riconoscimento nel 1915: è la prima donna in Italia ad ottenere una cattedra universitaria in Botanica.

Sua è anche l’unica opera di botanica del secolo scorso, il “Dizionario etimologico dei nomi generici e specifici delle piante da fiore e ornamentali”, del 1972.

Dalla botanica alla genetica vegetale

E poi il colpo di scena. Dopo questo traguardo Eva si innamora, si sposa, molla la cattedra tanto rincorsa, e… va a Cuba. Non per aprire un chiringuito sulla spiaggia, ma per via di una proposta di matrimonio camuffata da una di lavoro. O forse viceversa.

Il neo-futuro-marito non è infatti proprio l’ultimo arrivato: ha corteggiato Eva con “chilomentri di lettere” non romantiche, ma di carattere scientifico e sta per partire per Santiago de la Vegas, a Cuba, dove gli è stato assegnato il ruolo di capo della Stazione agronomica. E vuole Eva al suo fianco come collaboratrice in Genetica vegetale. E come compagna di vita. Ed è proprio dalla loro unione che nascerà Italo. E anche Floriano. E che nomi potevano avere i figli di due expat italiani amanti del mondo vegetale?!

Kiwi, pompelmi e… palme

Se oggi kiwi e pompelmi sono frutti comuni sulle nostre tavole e le palme si stendono sullo sfondo delle nostre foto manco fossimo a Miami, il merito è di Eva. Forse il collegamento è un po’ tirato, ma la verità è che furono proprio Eva e il marito a portare in Italia, dall’America latina, le sementi di quelle piante esotiche. Così come di tante altre specie botaniche qui introvabili.

E, floris in fundo, una volta rientrati, Eva avrà in gestione la stazione sperimentale di floricoltura di Sanremo. Fu proprio in questo periodo che si confermò il legame fra il festival e la grande produzione botanica, arricchita da tutte quelle meravigliose nuove specie che Eva e il marito avevano contribuito a raccogliere e coltivare.

Sembravo timida ma non lo ero per niente.
Dentro di me sentivo una gran voglia di imparare.
Non avevo ancora idea di cosa avrei fatto,
però sapevo che desideravo scoprire per essere utile.
A chi o a che cosa lo ignoravo,
ma l’idea di diventare qualcuno
mi accompagnò sempre in quegli anni.

Eva Mameli Calvino

Leggi anche —> Filomena Nitti, prima donna della chimica terapeutica

Leggi anche —> Margherita Hack: gli aspetti che non ti aspetti

Leggi anche —> Rita Levi Montalcini: gli aspetti che non ti aspetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA