«Nessuna smobilitazione. Se fossi venuto a fare opera di dismissione, semplicemente non sarei qui.» È chiaro fin da subito Francesco Marroccu, cagliaritano classe ’66, noto nell’ambiente della Serie A come il braccio destro di Cellino e scelto da Setti come erede di Tony D’Amico nel ruolo di direttore sportivo.

Gli sono bastati pochi giorni in Via Olanda per capire quali siano i valori più importanti della sua nuova società, e non ha intenzione di rompere un giocattolo che funziona alla grande. Il primo pensiero, significativo, è infatti andato al suo predecessore, al quale ha riconosciuto il merito di sei anni di grande lavoro e programmazione. Un lavoro di cui Marroccu è pronto a raccogliere i frutti, stabilizzando ancora di più le basi del club, per poter fare il definitivo passo avanti.

Mentalità e prestigio

L’identità del Verona è il primo “asset” che Marroccu vuole mantenere e valorizzare. Uno spirito guerriero che ha caratterizzato gli ultimi anni di successi e che spesso è stato attribuito agli allenatori e ai giocatori in campo, ma che è entrato nelle ossa dell’intero organigramma societario.

Marroccu e Setti
Il diesse Marroccu e il presidente Setti

Intensità nell’uno contro uno, nelle seconde palle, nel pressing. I tratti fondamentali del Verona non cambieranno, anche se – precisa il direttore – il nuovo allenatore Cioffi non farà né il calcio di Juric né quello di Tudor: farà il suo calcio, e il Verona l’ha scelto perché la sua idea si adatta perfettamente a quella della società.

Il secondo importante valore che il Verona deve saper capitalizzare a pieno è il prestigio guadagnato negli ultimi anni di Serie A. Il Verona è diventata una squadra con cui è necessario fare i conti, è per merito tra le prime otto-dieci squadre del campionato e proprio questo status ha contribuito a convincere Cioffi a lasciare una grande società come l’Udinese.

Incedibili e gioielli

Il Verona non svende: su questo Marroccu è cristallino: «Se si sentono molte notizie sui nostri giocatori è perché ce ne sono molti di buoni, è segno del grande lavoro svolto.»

E allora quale sarà la spina dorsale del Verona della prossima stagione? Il direttore sportivo non sfugge alle domande: la lista è chiara. Gli incedibili sono la maggior parte: i portieri, i centrali Dawidowicz e Ceccherini, i formidabili esterni Lazovic e Faraoni, capitan Veloso e Hongla in mezzo, e davanti Lasagna e Caprari. 

Un giornalista ci prova a fare il nome, ma timidamente, senza troppe speranze. E Tameze? 

Marroccu lo adora, l’ha visto marcare Joao Pedro a Cagliari, ne è rimasto estasiato. È incedibile al punto da nasconderlo in cantina. Sospiro di sollievo quasi incredulo in sala stampa. 

Certo, per mantenere tutti questi giocatori e prevedere qualche rinforzo (come Piccoli, per cui Verona e Atalanta sono ai dettagli) è necessario vendere al massimo i propri gioielli. I nomi caldi sono quattro: Barak, Ilic, Casale e ovviamente Simeone.

Gli obiettivi della stagione, in effetti, comprendono come sempre il consolidamento finanziario, conditio sine qua non per fare calcio oggi almeno nelle piazze medie e piccole e il traguardo minimo della salvezza. Minimo, va sottolineato. Perché Marroccu aggiunge che il secondo step è la parte sinistra della classifica e poi l’enorme impresa di migliorarsi ancora rispetto all’anno scorso. 

Marroccu è una bella sorpresa. Ha negli occhi la luce di chi sa di aver fatto un buona scelta. Sorride molto e usa parole che non suonano come promesse ma come piani. Parla di organizzazione societaria, parla di settore giovanile come serbatoio per garantire il futuro e il presente al club. C’è concretezza, competenza e voglia di crescere con una società che – dopo la forgia di Cellino e Preziosi – gli sembra il paradiso. Staremo a vedere. 

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