“Sogno ponti levatoi e mura a protezione
Piccole patrie sempre sul chi vive
Risate cristalline in gelide mattine
Poi, mi sveglio”

G. L. Ferretti, L’imbrunire

“Sulla questione dei calciatori che si inginocchiano contro il razzismo credo ci sia molta ipocrisia. Ricordo che le nazionali di calcio nel 2022 disputeranno i mondiali in un posto come il Qatar che condanna a morte gli omosessuali e lapida le donne”. Così l’onorevole Giorgia Meloni in occasione dell’ennesima polemica lievitata durante i Campionati Europei di calcio sul risibile balletto “mi inginocchio sì/mi inginocchio no”; gesto nato in segno di rispetto per la morte di morte di George Floyd, ucciso dalla polizia a Minneapolis il 25 maggio 2020. Gesto che, oggi, ha il significato di presa di posizione contro il razzismo.

La questione della presidente di Fratelli d’Italia, tolta la contingenza politica, è interessante: legare l’economia alla politica in questo caso intesa come etica. Ne avevamo parlato dalle colonne di questo giornale: costringere gli Stati che non condividono i valori occidentali (per la prima volta affermati nella dichiarazione diritti del 1789) a rivedere le loro posizioni se intendono mantenere proficui scambi commerciali con l’Occidente. FdI, per bocca della sua presidente, allora, chiede quindi di prendere posizione contro il Qatar e per questo ha presentato una mozione al Parlamento UE per impedire accordi con gli Stati che prevedono il reato di omosessualità. Scelta dura e coraggiosa, che dal punto di vista economico inciderebbe prevalentemente sull’export di macchinari (235,85 mln), prodotti della metallurgia (109,84 mln), apparecchiature (103,53 mln), elettronica (53,93 mln), articoli in pelle (40,64 mln). Ma tanto sappiamo che nulla accadrà.

Fonte: infomercatiesteri
Fonte: infomercatiesteri

Dal punto di vista del principio espresso, l’onorevole e il suo partito però si mostrano davvero poco coerenti, nonostante questa parola sia oramai entrata nel mantra della propaganda politica di FdI.

Prendiamo il caso Regeni, per esempio. Quando un nostro connazionale venne ucciso dai servizi segreti egiziani, la scelta di FdI fu quella di prendere le difese del dittatore egiziano per questioni di “realpolitik”, come evidenziato a Torino dalla scelta di uscire dall’aula e non votare l’ordine del giorno proposto dal sindaco Fassino, che chiedeva verità per Giulio Regeni. Come infatti ha spiegato Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia “l’Egitto di Al Sisi è l’unico baluardo laico contro l’avanzata del Califfato in tutto il nord Africa, non è uno stato canaglia, né è paragonabile al Cile di Pinochet. C’è il rischio di avere un intero continente islamizzato”. Meloni, questo caso, si smarca con un tweet:

Meglio avrebbe fatto a condividere a suo tempo il suo pensiero con Morrone.

Sul caso di Patrick Zaki, in arresto in Egitto dal 7 febbraio 2020, FdI ad aprile si è astenuta sia sulla proposta di un ordine del giorno per dare la cittadinanza al giovane universitario sia poi sul voto all’unanimità del 7 luglio sulla mozione. Il motivo dell’astensione? “Siamo molto solidali con Zaki, ma non sono convinta che un’ingerenza tale del Parlamento italiano lo aiuti”, ha sostenuto la leader di Fdi, Giorgia Meloni. Che la questione dei diritti civili del ragazzo non sia in cima alle preoccupazioni della presidente di FdI si nota poi sia dalla pagina del partito sia dal suo personale profilo su Facebook, dove le priorità sono il DDL Zan e gli Europei di calcio. Ma torniamo sul punto del Qatar. Meloni si esprimeva così nove mesi fa:

Post di Giorgia Meloni sulla sua pagina @giorgiameloni.paginaufficiale  · Personaggio politico

Ha ragione da vendere. Sennonché, quando l’UE – applicando alla lettera quanto richiesto da Meloni per il Qatar – minaccia oggi di sospendere i Recovery Plan all’Ungheria, per costringere il presidente Viktor Orban a ritirare la legge che vieta la diffusione ai minori di contenuti o rappresentazioni in cui si parli di omosessualità, così si esprime la presidente di FdI: «L’ennesimo inaccettabile ricatto politico contro il legittimo governo di una nazione sovrana, reo di voler difendere le proprie prerogative previste peraltro dai trattati vigenti. Si riempiono la bocca di “stato di diritto” ma poi violano trattati e regolamenti pur di colpire Viktor Orban. E lo chiamano “europeismo”».

Riassumendo: se il Qatar con le proprie leggi discrimina donne e omosessuali, va colpito duramente nel portafoglio, ma se lo fa l’Ungheria è un ricatto. Se l’UE usa il Recovery Plan per condizionare gli Stati membri è un male, ma se l’uso di quei soldi viene stabilito da FdI allora vanno bene. Se la sinistra tace (colpevolmente, per chi scrive) sul caso Saman, FdI si comporta allo stesso modo sul caso Regeni e sul caso Zaki. Due pesi e due misure, verrebbe da dire. Però…

Post di Giorgia Meloni sulla sua pagina @giorgiameloni.paginaufficiale  · Personaggio politico

Possiamo, cercando con decisione, aggrapparci a un filo sottile in quello che può sembrare uno slalom temerario tra i valori dell’etica e della realpolitik. Ovvero: il vero nemico politico di FdI non pare essere l’Islam illiberale in sé ma l’Islam sul suolo italiano, tanto che la Meloni proprio sul caso Saman ha dichiarato: “Voglio chiedere alle mie colleghe della Sinistra e alle femministe ‘che senso abbia avuto lottare per decenni per la parità e poi fare finita che un problema estirpato nella nostra civiltà non stia rientrando attraverso l’immigrazione e gli islamici che vengono in Italia’”. A meno che, più prosaicamente, l’obiettivo sia minacciare chi non ha nulla da temere (il Qatar) per mettere in difficoltà chi di paura fa bene ad averne (il DDL Zan).

Giorgia Meloni

Più complessa la questione diritti umani: da una parte afferma i diritti della donna, come dimostra il suo intervento al convegno dal titolo “La partecipazione della donna alla crescita democratica delle nostre società” in Russia nel 2015, dall’altra non nasconde un apprezzamento per il rispetto dei valori russi nella Russia di Putin, si schiera con Orban e accetta l’azione del governo polacco – che sui diritti civili ha idee parecchio confuse – perché questi ultimi due “difendono identità cristiana e confini da immigrazione”. Anche qui, la chiave di lettura potrebbe essere la sostanziale organicità della chiesa cattolica polacca, ungherese e della chiesa ortodossa russa ai rispettivi governi. Ecco forse perché, se Regeni e Zaki non hanno acceso il suo interesse quanto i marò, l’onorevole Meloni si scaglia invece duramente (e giustamente) contro la persecuzione dei cristiani nel mondo.

Ma a questo punto il filo di Arianna si perde e la ragione vacilla perché, come il concetto occidentale di diritti umani universali e laici si possa conciliare con la rivendicata libertà assoluta degli Stati di autodeterminarsi, come il continuo richiamo alla democrazia sospesa dall’emergenza sanitaria possa conciliarsi con amicizie e legami con governi autoritari, come lo stretto abbraccio tra Stato e Chiesa possa garantire i diritti civili e la libertà delle donne e di come tutto questo si possa chiamare coerenza, beh, solo l’onorevole Meloni lo sa.

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