In occasione di ArtVerona, la rinascimentale Sala Morone, all’interno del convento francescano di San Bernardino, apre le proprie porte all’arte contemporanea, accogliendo Rosa, mostra personale di Luca Trevisani, artista veronese che si confronta con la storia e la bellezza di uno degli ambienti più suggestivi del patrimonio artistico cittadino.

Dal 9 al 22 ottobre 2026, con ingresso libero, il pubblico avrà l’opportunità di visitare l’esposizione in uno spazio di straordinario valore storico e artistico. Sala Morone fu realizzata tra il 1494 e il 1503 e, oggi di proprietà del Comune di Verona, nacque come biblioteca del convento francescano. I preziosi affreschi di Domenico Morone, che si estendono su tutte e quattro le pareti, costituiscono una testimonianza della stagione rinascimentale veronese.

Non rappresentano soltanto lo sfondo delle opere esposte, ma diventano parte integrante di un confronto visivo e culturale tra epoche e linguaggi differenti. Le dieci grandi finestre inondano di luce l’ambiente, esaltando il ciclo pittorico che ricopre le pareti.

Questo gioiello rinascimentale, ideato dal dotto padre Ludovico della Torre e noto anche come la “Cappella Sistina dei veronesi“, fu concepito come una vera e propria università teologica. Come nelle biblioteche francescane dell’epoca, anche qui le pareti dovevano accogliere i volti e le figure dei frati che si erano distinti come maestri, diventando modelli da imitare.

Lo spazio era pensato per favorire lo studio e, al tempo stesso, promuovere uno stile di vita ispirato agli insegnamenti dei grandi dottori francescani. Mecenate di quest’opera fu Luca Sacramoso, che, pur di finanziarne la realizzazione, fu disposto a vendere le proprie proprietà sul lago di Garda. Al centro della parete principale, lo sguardo è catturato dalla Vergine Maria, avvolta in un manto azzurro e circondata da diciotto angeli.

Sullo sfondo si riconoscono il lago di Garda, la Lessinia e il castello di Malcesine. Ai piedi della Vergine sono raffigurati i committenti, appartenenti alla famiglia Sacramoso, mentre ai lati compaiono San Francesco e Santa Chiara. Sulle altre pareti si susseguono le immagini di frati dotti, proposti come esempi di rettitudine morale e spirituale.

Foto di Cristina Parrinello

Al centro di questo prezioso ambiente rinascimentale, in occasione della mostra, è stato collocato un grande bancone rosa sul quale spiccano le opere di Trevisani. È proprio Rosa il titolo dell’esposizione, che evoca un universo di suggestioni e possibilità interpretative, offrendo un’occasione d’incontro tra la sensibilità dell’artista contemporaneo e la ricchezza di un luogo segnato da secoli di storia.

Il dialogo tra le opere e gli affreschi apre una riflessione sul rapporto tra passato e presente, sulla persistenza delle immagini e sulla capacità dell’arte di rinnovare il significato degli spazi che la accolgono. L’intervento artistico di Trevisani si inserisce così in un contesto di grande valore storico e simbolico, invitando il pubblico a osservare la Sala Morone attraverso una prospettiva nuova.

L’iniziativa si colloca nel clima culturale di ArtVerona, appuntamento dedicato all’arte moderna e contemporanea che ogni anno richiama in città artisti, galleristi, collezionisti e appassionati. Accanto agli spazi espositivi della fiera, che ha chiuso i battenti domenica 11 ottobre, la mostra Rosa offre l’occasione di scoprire un luogo storico della città attraverso uno sguardo inedito, facendo della contaminazione tra epoche e linguaggi il fulcro dell’esperienza espositiva.

L’apertura di Sala Morone all’arte contemporanea rappresenta anche un’opportunità per valorizzare il patrimonio storico e spirituale del convento di San Bernardino, dimostrando come luoghi, nati in un contesto culturale lontano possano, continuare a vivere e a dialogare con la sensibilità del nostro tempo.

Dal 9 al 22 ottobre 2026, Rosa invita dunque veronesi e visitatori a entrare nella Sala Morone e a lasciarsi accompagnare in un percorso in cui l’arte contemporanea incontra la storia, dando vita a un confronto che attraversa i secoli e restituisce nuova vitalità a uno degli ambienti più affascinanti della città.

Foto di Cristina Parrinello

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