Estate, scuole chiuse, famiglie in difficoltà
Come trasformare l’estate in un’opportunità per bambini e ragazzi.

Come trasformare l’estate in un’opportunità per bambini e ragazzi.

Con la chiusura delle scuole, per migliaia di famiglie veronesi si apre ogni anno una corsa contro il tempo per trovare soluzioni che permettano di conciliare lavoro e cura dei figli. I centri estivi rappresentano una risposta fondamentale, offrendo ai bambini occasioni di gioco, socializzazione e crescita educativa durante i mesi estivi. Tuttavia, il costo delle attività e la disponibilità dei posti continuano a rappresentare un problema per molte famiglie.
Per i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria, una possibile soluzione potrebbe essere quella di potenziare i servizi estivi comunali attraverso una collaborazione tra scuole, amministrazioni locali, associazioni sportive e realtà del volontariato. Gli edifici scolastici potrebbero rimanere aperti per alcune settimane dopo la conclusione delle lezioni, trasformandosi in spazi dedicati a laboratori creativi, attività sportive, musica, teatro, lettura, educazione ambientale e gioco all’aperto. In questo modo i bambini continuerebbero a vivere un ambiente sicuro e stimolante, mentre le famiglie potrebbero contare su un servizio accessibile e di qualità.
Il Comune di Verona organizza anche per il 2026 i Centri Estivi Ricreativi (CER), rivolti ai bambini dai 3 ai 12 anni, con estensione fino ai 14 anni per i minori con disabilità. Il servizio si svolge da metà giugno fino ad agosto e registra ogni anno una forte richiesta da parte delle famiglie. Il Comune ha inoltre previsto tariffe agevolate legate all’ISEE per favorire una maggiore accessibilità.
Accanto all’offerta pubblica operano numerose realtà private, associazioni sportive e cooperative sociali che organizzano campi estivi dedicati a diverse fasce d’età. Le proposte spaziano dalle attività sportive ai laboratori creativi, fino ai percorsi educativi immersi nella natura. Ma il nodo principale resta quello economico. Secondo diverse testimonianze raccolte sul territorio, i costi dei centri estivi privati possono variare mediamente tra i 120 e i 200 euro a settimana per bambino, spesso con spese aggiuntive per il pranzo o per le attività speciali.
Per una famiglia con due figli, la spesa complessiva può facilmente superare i mille euro nel corso dell’estate. Una situazione che mette in difficoltà soprattutto le famiglie con redditi medio-bassi, i nuclei monoparentali e coloro che non possono contare sull’aiuto dei nonni. Molti nuclei familiari si trovano così davanti a una scelta complessa: ridurre le ore di lavoro, affidarsi ai nonni quando possibile, alternarsi tra ferie e permessi oppure rinunciare del tutto ai centri estivi.

Il rischio è che si crei una disparità tra i bambini che possono partecipare ad attività formative e ricreative e quelli che, per motivi economici, restano esclusi. Per questo motivo molte associazioni, enti locali e organizzazioni del terzo settore chiedono un maggiore sostegno pubblico attraverso contributi economici, voucher, agevolazioni tariffarie e un ampliamento dell’offerta di centri estivi comunali a costi accessibili. Anche il coinvolgimento delle biblioteche, dei musei, delle aziende agricole e delle associazioni culturali consentirebbe di offrire esperienze educative diverse da quelle tradizionali, rendendo l’estate un’occasione di crescita e scoperta.
Diverso è invece il discorso per gli studenti delle scuole superiori. Per loro, il lungo periodo estivo rischia spesso di trasformarsi in mesi di inattività, con poche occasioni per sviluppare competenze utili al futuro. Sarebbe quindi opportuno proporre percorsi estivi facoltativi che abbiano un forte valore formativo. Le scuole, in collaborazione con università, imprese, enti pubblici e associazioni, potrebbero organizzare corsi di orientamento universitario e professionale, laboratori di informatica, programmazione, robotica, intelligenza artificiale, educazione finanziaria, lingue straniere e imprenditorialità.
A queste attività si potrebbero affiancare esperienze di volontariato, progetti di cittadinanza attiva, stage presso aziende del territorio e percorsi di educazione civica e ambientale. Un’altra proposta potrebbe essere quella di riconoscere crediti formativi agli studenti che partecipano a tali iniziative, valorizzando il loro impegno e favorendo una maggiore partecipazione. In questo modo il periodo estivo non sarebbe percepito come una semplice pausa, ma come un’opportunità per acquisire competenze, conoscere nuove realtà e prepararsi alle future scelte di studio e di lavoro.
Naturalmente il tempo libero resta fondamentale: bambini e ragazzi hanno bisogno di riposo, gioco e socializzazione. Tuttavia, accanto al meritato relax, è possibile costruire un’offerta educativa. Garantire opportunità educative durante l’estate non dovrebbe essere un privilegio riservato a chi può permetterselo, ma un diritto accessibile a tutti. Investire nei centri estivi significa sostenere contemporaneamente i bambini, le famiglie e la conciliazione tra vita lavorativa e vita privata, contribuendo a ridurre le disuguaglianze sociali che spesso emergono proprio nei mesi di chiusura delle scuole.
Investire in servizi estivi di qualità significa sostenere le famiglie, contrastare le disuguaglianze educative e offrire ai giovani occasioni concrete per sviluppare talenti e competenze. La chiusura delle scuole non dovrebbe segnare la fine dell’educazione, ma l’inizio di un modo diverso di imparare.

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