Quando si parla di narcisismo, il pensiero corre immediatamente a Narciso: il giovane bellissimo che si innamora della propria immagine riflessa nell’acqua, incapace di amare altro da sé, condannato a una contemplazione sterile e, in ultima analisi, mortifera. È questa la metafora che ha fondato il concetto clinico, da Freud in poi.

Ma nel mito c’è un altro personaggio, spesso trascurato e relegato in secondo piano: Eco. Una ninfa che ama Narciso con un’intensità assoluta e che lo insegue e lo cerca, ma viene ignorata, respinta, non vista. Eco si consuma per qualcuno che non si concede, che non può amare in cambio. Ed è proprio così che, alla fine, si riduce a pura voce, a puro riflesso sonoro delle parole dell’altro.

Eppure, anche in Eco c’è qualcosa che vale la pena leggere clinicamente. Qualcosa che non è soltanto vittimismo, dipendenza passiva, o semplice masochismo. C’è, nella sua posizione, una dinamica narcisistica propria, meno evidente di quella di Narciso, ma non meno potente.

Che cosa vuole davvero Eco?

La domanda clinica fondamentale non è: “Perché Eco continua ad andare dietro a qualcuno che la respinge?“. Questa è la domanda del senso comune e rischia di rimanere intrappolata in una logica di semplicistica colpevolizzazione. La domanda è più sottile: che cosa “ottiene” Eco da questa relazione impossibile? Che tipo di godimento — nel senso lacaniano del termine — si annida in questa posizione apparentemente masochistica?

Il narcisismo di Eco non è, evidentemente, il narcisismo di Narciso. Non è la chiusura autoerotica o il ripiegamento sulla propria immagine. È qualcosa di più paradossale: è un narcisismo che si alimenta della relazione impossibile, che trova il proprio senso nel desiderare ciò che non si può avere, nell’essere l’unica che desidera l’indesiderabile.

Possiamo identificare almeno due movimenti narcisistici distinti nel pattern di Eco, che nella clinica contemporanea si ritrovano spesso intrecciati.

Primo movimento: il narcisismo speculare

Il primo movimento è quello che potremmo chiamare narcisismo di rispecchiamento, o narcisismo speculare. Chi si identifica con Eco, in questo schema, non desidera davvero l’altro come soggetto separato, con la sua alterità, i suoi bisogni, le sue mancanze. Desidera una relazione immaginata come unica, eccezionale, irripetibile.

“Sono la sola che lo capisce davvero”, “tra noi c’è qualcosa che nessun altro potrebbe comprendere”, “se solo si aprisse, vedrebbe quanto siamo fatti l’uno per l’altra”: questi pensieri, comuni in chi vive una relazione di questo tipo, non descrivono primariamente un amore per l’altro, ma una narrativa narcisistica su se stessi.

Il soggetto non ama l’altro: ama l’idea di sé nell’atto di amare quell’altro irraggiungibile.

In termini kohutiani, possiamo riconoscere qui il bisogno di un Sé grandioso che si affermi attraverso la missione di redimere o conquistare il non-conquistabile. La relazione con Narciso — freddo, distante, inaccessibile — diventa uno specchio deformante ma potente: riflette un’immagine di sé come straordinariamente capace di amare, come depositario di una profondità emotiva che gli altri non hanno.

Kohut descriverebbe questa dinamica come un bisogno di rispecchiamento deluso, che si è strutturato in modo patologico: il soggetto non ha trovato figure precoci in grado di restituirgli uno specchio adeguato, e ora ricerca ossessivamente una conferma della propria specialità attraverso la relazione impossibile.

Secondo movimento: il narcisismo della vittoria sul rifiuto

Il secondo movimento è più aggressivo e più intriso di competizione inconscia. È il narcisismo che si nutre del rifiuto come sfida. Chi ama Narciso non vuole soltanto essere vista, ma vuole vincere. Vuole essere quella che ce la fa, che riesce lì dove tutti falliscono, che scioglie la corazza dell’uomo che non si concede a nessuno.

Questo pattern ha una struttura profondamente narcisistica, pur nascondendosi sotto le vesti dell’amore e della dedizione. L’oggetto del desiderio è scelto precisamente perché è difficile, perché resiste, perché il suo conquistarsi avrebbe un valore assoluto. Se Narciso cedesse — se diventasse disponibile, amorevole, presente — probabilmente perderebbe rapidamente il suo fascino.

Un lutto romantico impossibile

Un elemento cruciale del narcisismo di Eco è la difficoltà del lutto. Il lutto romantico — elaborare la perdita di un amore non corrisposto, o di una relazione che finisce — è già di per sé un processo doloroso e complesso. Nel caso del narcisismo di Eco, è reso ancora più difficile da un paradosso strutturale: non si piange la perdita di ciò che si è avuto, ma la perdita di ciò che non si è mai avuto.

Questo tipo di lutto è spesso più disorientante, più difficile da legittimare socialmente e culturalmente: “Ma siete mai stati insieme davvero?”, questa è una domanda apparentemente innocua che può portare alla squalifica del proprio dolore. Eppure, il dolore è reale, ma ciò che si perde non è la persona reale, ma la persona immaginata, la relazione sognata, la versione di sé che si sarebbe diventati in quella relazione. In questo caso il lutto più difficile non è per chi abbiamo perso, ma per chi avremmo potuto essere se avessimo potuto tenerlo.

Il Narciso di Caravaggio

Elaborare il narcisismo di Eco significa, quindi, anche elaborare il lutto per una versione di sé — straordinaria, unica, capace di tutto — che aveva trovato la propria ragion d’essere nell’inseguimento impossibile. È un lavoro di ridimensionamento non umiliante, ma umanizzante.

Risuonare con se stessi

Il mito di Eco termina con la ninfa che si dissolve. Rimane solo la voce; un’eco, appunto. È una fine tragica e una metafora della dissoluzione di sé quando ci si è completamente alienati nell’altro.

Il percorso terapeutico con chi vive dinamiche di questo tipo non è, semplicisticamente, “smettila di inseguire chi non ti vuole”. È più profondo: è aiutare il soggetto a ritrovare una propria voce, non come eco dell’altro, ma come voce propria. A desiderare qualcuno reale, con la sua imperfezione, la sua disponibilità, la sua alterità.

In fondo, la domanda che il narcisismo di Eco ci pone è questa: sei disposto/a a rinunciare all’eccezionalità dell’amore impossibile per abitare la realtà imperfetta di un amore possibile?

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