C’è un modo di fare giornalismo che non alza la voce ma lascia il segno. È quello che apparteneva a Beppe Muraro, scomparso a 68 anni, volto storico della RAI del Veneto, architetto di formazione, autore, uomo di montagna e, soprattutto, costruttore instancabile di memoria. Per chi ha incrociato il suo lavoro, nelle redazioni, nei sentieri, nei libri, negli incontri pubblici, resta una firma precisa: la responsabilità delle parole.

Non è un caso che, al Festival del Giornalismo di Verona 2023, Muraro avesse scelto di supportare con ANPI provinciale Verona proprio questo tema, richiamando giornalisti e pubblico a un uso consapevole del linguaggio nella cronaca.

Nel 2024 aveva supportato la realizzazione un confronto serrato su politica e attualità. In un tempo in cui l’informazione tende alla semplificazione, Muraro praticava il contrario: apriva spazi, non li chiudeva.

L’accessibilità della storia e della memoria

Il suo percorso professionale è stato ampio e coerente. Per anni presenza autorevole della Rai regionale, ha raccontato il territorio con attenzione ai dettagli e alle persone. Ma la sua traiettoria non si esauriva nel giornalismo televisivo.

Architetto, autore di numerosi libri, membro del direttivo dell’Istituto veronese per la Storia della Resistenza, ha intrecciato saperi diversi con un obiettivo costante: rendere la storia accessibile, viva, condivisa.

In questo senso, il suo lavoro su Sentieri partigiani è emblematico. Non solo un libro, ma un modo di camminare nella storia, letteralmente.

La passione per la montagna – che lo aveva portato anche alla presidenza del CAI Cesare Battisti – diventava strumento educativo: i sentieri come luoghi di memoria, i passi come esercizio civile. Anche il suo contributo al documentario Echi di libertà si muoveva in questa direzione: far risuonare il passato nel presente, senza museificarlo.

Divulgazione e saperi

Beppe Muraro

Le parole del presidente provinciale dell’ANPI di Verona, Andrea Castagna, restituiscono bene la misura della perdita: «Se ne va una persona preziosa che ha dato grande supporto alla gestione provinciale, con una grande capacità di valorizzare la storia attraverso la memoria e un forte senso collaborativo con le istituzioni. E la capacità di espandere le azioni attraverso il suo lavoro giornalistico per divulgare soprattutto ai giovani la memoria».

La sua scomparsa non riguarda solo una comunità professionale o associativa. Riguarda un modo di stare nello spazio pubblico: competente ma non autoreferenziale, rigoroso ma non distante, impegnato ma mai dogmatico. In un’epoca di narrazioni urlate e memorie fragili, Beppe Muraro ha rappresentato un argine silenzioso e tenace.

Resta il suo lavoro, restano i sentieri – fisici e culturali – che ha tracciato. Sta a chi resta continuare a percorrerli.

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