In un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti e dal ritorno della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, nasce uno spazio di riflessione e confronto aperto alla comunità.

Mercoledì 8 aprile 2026, nella succursale del Liceo G. Fracastoro di Verona, si terrà il convegno “Mondo alla rovescia: perché la guerra e non la pace?”. L’iniziativa si inserisce nel progetto “Fracastoro Scuola di Pace” ed è realizzata in collaborazione con il Polo Europeo della Conoscenza, con il patrocinio di ANED Associazione Nazionale ex deportati nei campi nazisti e del Comune di Verona. Un’occasione che riunisce studiosi, docenti e studenti per interrogarsi sulle radici culturali, psicologiche e sociali dei conflitti contemporanei.

La responsabilità educativa al centro della riflessione

A introdurre il senso dell’iniziativa è la docente Patrizia Buffa, referente del progetto, che richiama con forza la responsabilità educativa in un tempo segnato da profonde contraddizioni: «In questa drammatica congiuntura storica, segnata dal ritorno al primato delle armi per risolvere le controversie internazionali, il convegno vuol essere un’occasione di riflessione, partendo da un’ineludibile domanda: davvero la distruzione dell’altro è l’unica condizione possibile per edificare la pace?

Davvero la guerra è l’unica ineluttabile e legittima grammatica nelle relazioni tra popoli? Se questo è il prezzo necessario per ottenere pace e stabilità, abbiamo già perso: annientando l’altro, annientiamo la nostra intelligenza e la nostra umanità, decidiamo cioè di accettare un mondo alla rovescia.»

Tuttavia, come recita la Costituzione dell’Unesco del 1945 «Le guerre iniziano nella mente degli uomini, ed è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace poiché l’incomprensione reciproca tra i popoli è sempre stata, nel corso della storia, all’origine del sospetto e della diffidenza. La dignità dell’uomo esige la diffusione della cultura e dell’educazione».

«Pertanto, costruire le difese della pace è un imperativo morale per chi si occupa di educazione, di formazione, di relazioni.» aggiunge Buffa. Uno sguardo interdisciplinare sui conflitti contemporanei

La giornata si aprirà con i saluti istituzionali del dirigente scolastico Massimiliano Raspa e dell’assessore comunale Jacopo Buffolo, insieme alla rappresentanza studentesca. A moderare sarà la stessa Patrizia Buffa.

Il programma prevede interventi da diverse prospettive disciplinari. Raffaele Crocco, direttore Unimondo e anche direttore e responsabile dell’Atlante delle guerre, offrirà una lettura geopolitica dei conflitti attuali, mentre Michele Scandola, docente e Ph.D. del dipartimento di Scienze umane dell’Università di Verona, porterà il contributo delle neuroscienze nell’analisi dei meccanismi che regolano appartenenza, stereotipi e conflitto.

Le neuroscienze e il superamento delle visioni deterministiche

Michele Scandola invita a superare visioni deterministiche della natura umana:

«Sono lieto di essere stato invitato a intervenire in questa importante occasione di riflessione. In un tempo come quello attuale, pensare alla pace nel mondo può apparire utopico, difficile, quasi impossibile. Sempre più spesso il mondo sembra governato dalla legge del più forte, dove le logiche di appartenenza e di gruppo si impongono con forza, insieme a forme di xenofobia e a derive estremiste. Ciò che inquieta maggiormente è la sensazione che tutto questo appartenga, in qualche misura, alla natura umana.

Le neuroscienze offrono però una chiave di lettura più articolata. Se è vero che esistono meccanismi impliciti, radicati nell’evoluzione, che ci portano a favorire l’ingroup — cioè chi percepiamo come parte del nostro gruppo — è altrettanto vero che tali tendenze non sono immutabili.

La cultura, l’esperienza dell’altro e l’esposizione a persone e contesti percepiti inizialmente come outgroup possono modulare profondamente questi processi, intervenendo anche a livello delle strutture più profonde e, proprio per questo, in modo spesso inatteso.»

Educare alla pace: il ruolo della psicologia e della pedagogia

Particolare attenzione sarà dedicata alla dimensione educativa con l’intervento della psicoterapeuta Cristina Vacchini, che approfondirà il ruolo della pedagogia della pace nei contesti formativi. Il suo contributo metterà in luce come la costruzione di relazioni consapevoli, l’educazione all’empatia e la gestione dei conflitti rappresentino strumenti fondamentali per promuovere una cultura della pace fin dalle giovani generazioni.

Accanto a questi contributi, il convegno vedrà anche la partecipazione di Stefano Corbelli, insegnante e sociologo del Polo europeo della conoscenza, e Francesco Tommasi, ricercatore in Psicologia del lavoro presso l’Università degli Studi di Milano, che arricchiranno il dibattito con ulteriori prospettive di analisi.

I loro interventi si inseriscono nel quadro di un confronto interdisciplinare volto a mettere in dialogo esperienze, linguaggi e ambiti di ricerca differenti, contribuendo a una lettura più ampia e articolata delle dinamiche che alimentano i conflitti e delle possibili strategie per promuovere una cultura della pace. Le conclusioni saranno affidate a Marco Menin di ANED, che offrirà un collegamento tra memoria storica e attualità.

Domande aperte per il futuro della convivenza

L’incontro si propone non solo come momento di approfondimento, ma come esperienza educativa attiva, in cui gli studenti sono chiamati a confrontarsi con domande cruciali sul presente e sul futuro: quale ruolo può avere la cultura nella prevenzione dei conflitti?

È possibile costruire una pace duratura senza mettere in discussione le logiche di contrapposizione? Domande aperte, che il convegno intende rilanciare al dibattito pubblico, nella convinzione che la pace non sia un dato acquisito, ma un processo da costruire quotidianamente.

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