In un momento in cui l’ennesima crisi energetica provocata dall’attacco Trump-Netanyahu  all’Iran ci sta impoverendo, il governo italiano, con l’appoggio di Confindustria, ha tentato di smantellare il sistema  ETS (Emissions Trading Scheme) pensando così di ridurre il prezzo dell’energia elettrica in Italia. 

Al vertice europeo dello scorso 19 marzo, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno respinto le modifiche “sostanziali”  all’ETS chieste da Meloni e confermato la validità del Green Deal.

Le conclusioni del vertice recitano: “I recenti picchi dei prezzi dei combustibili fossili dimostrano che la transizione energetica rimane la strategia più efficace per raggiungere l’autonomia strategica dell’Europa, ridurre strutturalmente i prezzi dell’energia e garantire l’energia pulita, abbondante e di produzione interna necessaria per alimentare l’economia del futuro”

Secondo Ursula von der Leyen «l’ETS funziona, ha ridotto drasticamente il consumo di gas, la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e la nostra vulnerabilità». ETS rimane uno dei pilastri della transizione energetica e della lotta ai cambiamenti climatici. Pesante sconfitta per il Governo Meloni.

Cos’è il “sistema ETS”

L’uso dei combustibili fossili produce CO2, un gas climalterante che, immesso in gran quantità nell’aria, provoca l’innalzamento della temperatura terrestre: un inquinamento pericoloso per tutta l’umanità. Il sistema ETS si basa su un principio di giustizia semplice: chi inquina paga!

Per l’unione europea questo principio deve essere applicato per ridurre le emissioni sino al raggiungimento dell’obiettivo “Zero Emissions”, possibilmente entro il 2050. Ridurre le emissioni vuol dire ridurre l’uso di combustibili fossili e acquistare indipendenza energetica.

Nel 2005, con l’entrata in vigore del sistema ETS, alle industrie energivore, alle centrali elettriche, alle compagnie aeree e di navigazione sono state assegnate delle quote massime annue di emissione di gas climalteranti. Pagavano per le emissioni che superavano le quote concesse gratuitamente.

Dal 2020, le assegnazioni non sono più gratuite ma devono essere acquistate partecipando ad aste pubbliche. Il loro prezzo, come per tutti i beni, è determinato dal rapporto domanda offerta. Si è formato così un mercato delle quote di emissioni di CO2 (Emissions Trading Scheme) che, con l’accordo di Parigi sul clima del 2015, si è internazionalizzato.

Per le industrie che inquinano l’acquisto dei diritti ad emettere CO2 diventa così un costo industriale da minimizzare, come per tutte le altre materie prime.

Coloro che alla fine di un anno hanno emesso CO2 più del previsto possono acquistare le quote mancanti da coloro che invece sono stati virtuosi e possono vendere le loro quote non utilizzate, chi non trova alternative sul mercato è obbligato ad acquistarle dallo Stato al prezzo di 100 €/ton di CO2. Minimizzare le proprie emissioni diventa quindi una nuova fonte di risparmio per le aziende.

Appare chiaro che, come sostiene Ursula von der Leyen, l’ETS è un sistema virtuoso. Oltre ad essere giusto spinge le industrie inquinanti ad essere più efficienti e investire in un sistema produttivo energeticamente indipendente e sostenibile.

Perché il Governo Meloni è contro l’ETS

Il mix di produzione di energia elettrica italiana, a differenza di altri paesi europei, ha una forte componente termoelettrica, molto costosa e inquinante. Per molte ore della giornata le centrali a gas determinano il prezzo della energia elettrica sul mercato italiano: prezzo, come si vede nella figura, fra i più alti in Europa. Qual è la soluzione Meloni? Non far pagare l’ETS ai produttori di energia elettrica nella speranza che il prezzo diminuisca.

Una risposta semplicistica a un problema complesso.

Prezzi medi €/Mwh dell’elettricità sul mercato spot 28.03.2026

La conseguenza sarebbe stata quella di aumentare la domanda di gas e così esporre ulteriormente il sistema italiano alla volatilità dei prezzi vanificando lo “sconto” dell’ETS. La proposta di Meloni stride con quanto afferma von der Leyen quando ricorda che competitività e indipendenza dell’Europa richiedono una riduzione dell’utilizzo di gas e petrolio e, quindi, il rispetto dei target di decarbonizzazione.

In altre parole la Commissione europea ribadisce che la riduzione del costo dell’energia elettrica si ottiene con un aumento della produzione rinnovabile come è avvenuto, ad esempio, in Spagna e Portogallo.

I proventi delle aste ETS

Come devono essere utilizzati i proventi delle aste ETS? I fondi raccolti con il Sistema ETS devono essere utilizzati per abbandonare rapidamente l’uso dei combustibili fossili e investire sulle energie rinnovabili. Dal 2013 alla fine del 2025, le aste ETS hanno raccolto oltre 258 miliardi di euro. Solo nel 2025, le entrate hanno superato i 43 miliardi di cui circa 24 a beneficio diretto degli Stati membri dell’UE.

Gli  Stati sono quindi i maggiori beneficiari dei ricavi dell’ETS e sono tenuti a utilizzarli per sostenere attività che favoriscono la transizione energetica quali: decarbonizzazione industriale e del settore trasporti, diffusione di fonti di energia rinnovabile, sviluppo di reti e miglioramento dell’efficienza energetica, sviluppo delle tecnologie pulite, adattamento al cambiamento climatico.

La Commissione Europea è delegata a monitorare attentamente il rispetto di questo obbligo per garantire che tutte le entrate dell’ETS siano effettivamente spese a tali scopi.

Come l’Italia ha utilizzato i fondi ETS?

Nel 2024, il fatturato totale europeo delle aste è ammontato a 38,8 miliardi di euro, di cui 24,4 miliardi destinati direttamente agli Stati membri. All’Italia sono stati destinati 2.4 miliardi. La mappa sottostante illustra la percentuale dei ricavi ETS spesi per la transizione energetica da ciascuno degli Stati Membri dell’Unione. Colore blu intenso corrisponde al 100% di utilizzo.

Percentuale utilizzo fondi ETS nei Paesi europei 2024

La maggior parte dei Paesi dell’Unione hanno speso il 100% delle somme loro destinate mentre per l’Italia governata da Meloni la percentuale di utilizzo è stata prossima alla zero. Il dettaglio delle spese italiane si può leggere nel  Rapporto sull’Azione Climatica 2025 redatto dalla Commissione Europea, pag 103.

Italia, il Paese che più di tutti dovrebbe accelerare sulla transizione energetica

Si comprende perché il vertice degli Stati europei abbia respinto le richieste italiane di modifica ETS, richieste provenienti dal Paese che più di altri avrebbe invece bisogno di accelerare sulla transizione energetica e che non riesce (o non vuole?) spendere i fondi ETS.

Utile ricordare inoltre che la Commissione Europea si prepara a estendere il sistema ETS anche ad altri settori consumatori di combustibili fossili, in particolare al trasporto privato e alle abitazioni. Anche le auto e i riscaldamenti emettono CO2.

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