Andrea Faccioli e “Pet Sounds” dei Beach Boys
L'artista veronese, con coraggio e personalità, ha deciso di reinterpretare lo storico album dei Beach Boys, un lavoro riuscito meravigliosamente in pieno e in questo articolo ne parliamo con lui

L'artista veronese, con coraggio e personalità, ha deciso di reinterpretare lo storico album dei Beach Boys, un lavoro riuscito meravigliosamente in pieno e in questo articolo ne parliamo con lui

Andrea Faccioli, conosciuto artisticamente come Cabeki, è un polistrumentista, compositore e arrangiatore veronese che ha collaborato, tra gli altri, con i Baustelle e Vasco Brondi. Lo scorso 20 gennaio ha presentato il suo ultimo progetto: una versione dell’intero album Pet Sounds dei Beach Boys eseguita esclusivamente con una chitarra. Un album che quest’anno celebra il suo 60° anniversario dalla pubblicazione. Il lavoro di Faccioli è un’opera raffinata, frutto di un vero artigiano della musica, dove i suoni della chitarra emergono in modo cristallino e celestiale. Un capolavoro nella cura del suono, capace di suscitare sensazioni ed emozioni profonde che nutrono lo spirito e riconciliano con il mondo, in un’epoca in cui la ricerca della pace interiore è più che mai essenziale.
La versione delle canzoni di Pet Sounds interpretata da Andrea, in modo intimo e personale, sembra muoversi proprio in questa direzione, senza mai perdere di vista le versioni originali dei brani. Un lavoro davvero riuscito, che mette in luce il grande coraggio dell’artista veronese nel rielaborare un album storico e fondamentale per la musica mondiale, rivelando tutta la sua abilità artistica. Abbiamo deciso di fare una chiacchierata con Andrea Faccioli per farci raccontare questo suo ultimo progetto, le sue collaborazioni con artisti di rilievo nazionale e il suo percorso artistico.
Andrea, come nasce l’idea di riprodurre nella versione solo chitarra l’album Pet Sounds dei Beach Boys?

«Già da qualche anno proponevo nei bis dei miei concerti solisti, come Cabeki, la versione per chitarra di God Only Knows. Da lì, un anno fa, è maturata l’idea di tentare di trascrivere tutto l’album. Ero in un periodo, dal punto di vista personale, non facile, quindi questo l’ho preso come uno slancio salvifico. Più un lavoro è difficile e impegnativo, più è in grado di tirare fuori il meglio di noi stessi, almeno così è stato per me. Quanto meno, alla fine del lavoro, che è durato circa tre mesi, mi sono dato una gran pacca sulla spalla… anche questo aiuta!»
Perché hai scelto proprio Pet Sounds dei Beach Boys per questo tuo nuovo progetto?
«Perché è un disco pop ricco di musica, e con musica intendo intrecci e salti melodici e armonici molto interessanti e a volte per nulla scontati, ma sempre accessibili e facili da ascoltare. Ho pensato quindi che potesse rendere bene anche suonato con uno strumento solista. Inoltre, Pet Sounds nel 2026 compie 60 anni, quindi lo considero un mio piccolo omaggio al disco e al genio di Brian Wilson che lo ha scritto, prodotto e arrangiato.»
Quali sono le difficoltà maggiori che hai riscontrato nello sviluppare questo album in questa versione?
«La prima difficoltà è che non esistono partiture scritte dei brani, a quanto mi risulta, quindi ho dovuto trascrivere le canzoni a orecchio: melodia e armonia. Da lì le ho portate sulla chitarra, cercando soluzioni tecniche per rendere il più possibile il grande lavoro di contrappunto che ha reso famoso il disco, cioè gli intrecci vocali e strumentali, soprattutto quelli del basso, che reputo lo strumento portante e forse più interessante del disco. Tutto questo spesso mi ha costretto a cambiare tonalità per renderle eseguibili sulla chitarra, anche perché il mio obiettivo era comunque quello di rendere le canzoni di Pet Sounds credibili e apprezzabili anche come brani per chitarra.»
Il tuo nome d’arte è Cabeki ma questo lavoro è uscito con il tuo vero nome Andrea Faccioli. Perché questa scelta artistica e in base a cosa decidi se un tuo lavoro uscirà come Cabeki o Andrea Faccioli?
«Intanto perché non sono brani scritti da me, ma sono cover. Inoltre, è un lavoro per chitarra sola, quindi lo considero più intimo e personale.»
Alla fine degli anni ’90 hai fatto parte di una nota band, i Lecrevisse, nel 2004 fondi il gruppo Generale Inverno, poi nasce Cabeki. Raccontaci questa evoluzione da chitarrista di una band a chitarrista solita.
«Nella mia “vita chitarristica” sono sempre stato affascinato da mondi sonori e generi molto diversi, che soprattutto dovevano essere stimolanti per me anche emotivamente. Questo mi ha portato a suonare musica classica, folk, improvvisazione radicale, pop, post rock, ecc. Per così dire, più che un’evoluzione, è un flusso di coscienza.»

Dieci anni fa hai collaborato con i Baustelle, poi con Cisco Bellotti e infine con Vasco Brondi. Raccontaci di queste esperienze con artisti di rilievo nazionale e di come hanno influenzato il tuo percorso da solista.
«Il mio “salto” nella professione di chitarrista è stato con Cisco Bellotti, nel 2008, a cui devo molto. Nel 2014 sono arrivate Le luci della centrale elettrica di Vasco Brondi, con cui suono ancora. Tra il 2016 e il 2018 c’è stata una parentesi con i Baustelle, con i dischi “L’amore e la violenza” vol. 1 e 2. Come detto, ogni progetto mi ha sempre regalato e insegnato qualcosa, anche a livello umano.»
Con l’uscita di questo album quali sono i tuoi prossimi impegni?
«Sto facendo alcuni concerti in piccoli locali o in contesti raccolti e di ascolto, anche se non è semplice portare in giro un progetto strumentale per sola chitarra, soprattutto se non inserito nell’ambito della musica classica. Ma proprio questo aspetto mi affascina ancora di più: portare uno strumento classico in contesti non convenzionali, magari davanti a persone che non hanno mai assistito a un concerto per chitarra. Con le dovute proporzioni, è ciò che da anni realizza il collettivo 19’40” di Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro: l’avanguardia della musica classica nei locali “rock ‘n’ roll”.»
Prossimo appuntamento da Germi a Milano il 13 maggio per festeggiare i 60 anni di Pet Sounds, che uscì il 16 maggio del 1966. Il disco è stato prodotto da dalla Cassis Records di Matteo Cantaluppi ed è disponibile in vinile, oltre che su Spotify e altre piattaforme musicali.
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